Archivi del mese: febbraio 2010

Lista di controllo: carrelli di movimentazione con timone

Segnalata da Ugo che ringrazio

Questa notizia è stata tratta da: http://www.sicurweb.it/

Dal mittiko Suva Sfizzero!!!

Gli infortuni con carrelli elevatori con timone, transpallet con timone e apparecchi del genere accadono di frequente e causano lunghi periodi d’assenza dal lavoro. Vale quindi la pena intraprendere il necessario per salvaguardare la sicurezza.

Gli operatori sono principalmente esposti al pericolo:
di schiacciarsi i piedi sotto il carrello;
di essere spinti dal carrello contro un muro o un oggetto;
di causare infortuni per un uso non appropriato del carrello (come monopattino).

Il Suva ha realizzato una lista di controllo per meglio individuare queste fonti di pericolo.

>> Lista di controllo: carrelli di movimentazione con timone

Tossicodipendenza e alcolismo: le indicazioni per gli accertamenti

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

Indicazioni operative sulle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di alcoldipendenza, di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope nei lavoratori.

Abbiamo già affrontato il tema dell’aumento del numero di infortuni sul lavoro in relazione ad alcolismo, tossicodipendenza e all’assunzione in generale di sostanze psicotrope nei luoghi di lavoro.
In questi anni il legislatore ha promulgato normative su questo tema e molti enti locali hanno emanato istruzioni operative per identificare il ruolo e le responsabilità dei diversi attori in gioco nella prevenzione degli infortuni.

Ad esempio sul sito dell’Associazione Nazionale Medici del Lavoro Pubblici (ANMeLP), un’associazione scientifica fondata nel 1997, sono disponibili le bozze di due documenti della Regione Veneto su questi temi redatti da un gruppo di lavoro regionale.

Il primo documento è intitolato “Indicazioni operative sulle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di alcoldipendenza in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza (D.Lgs 81/2008 – L. 125/2001)”.

Il suo obiettivo è quello di fornire indicazioni procedurali per dare un “orientamento alle imprese, ai medici competenti e alle Aziende USL, per la valutazione dei rischi correlati al consumo di sostanze alcoliche, le misure di prevenzione e l’effettuazione della sorveglianza sanitaria”.

Riguardo agli adempimenti a carico delle ASL, il documento ricorda che queste aziende sanitarie “adottano modalità organizzative e procedurali tali da garantire che i SERT” (servizi Tossicodipendenze) “possano rispondere alle richieste dei medici competenti delle aziende del territorio per la valutazione dei casi sospetti di alcol dipendenza”.
Inoltre attivano i servizi SPISAL (Servizio Prevenzione Igiene Sicurezza Ambienti di Lavoro) “in modo che possano intervenire, su richiesta motivata dei datori di Lavoro, per l’effettuazione dei controlli alcolimetrici nei lavoratori impiegati in mansioni a rischio alcol correlato, elencate nell’Allegato 1 del Provvedimento attuativo del 16 marzo 2006 dell’art 15 della Legge n. 125/2001”.

Il datore di lavoro deve invece – in base allo stesso Allegato della Legge 125/2001 – “valutare, richiedendo in particolare la collaborazione del medico competente, il rischio legato all’assunzione di alcolici nella propria azienda”.
Il documento indica che nelle mansioni non comprese nell’Allegato, “in cui si evidenzia comunque un pericolo alcol correlato di infortunio o per la sicurezza di terzi, la valutazione del rischio potrà mettere in evidenza il rischio da assunzione di alcolici e indicare specifici interventi di prevenzione”.

La bozza di documento della Regione Veneto continua fornendo indicazioni operative in merito a:
– informazione/formazione e promozione della salute;
– azioni di verifica del rispetto delle norme;
– sorveglianza sanitaria per alcoldipendenza;
– adempimenti specifici a carico del Medico Competente e dei servizi SPISAL;
– giudizio di idoneità alla mansione;
– certificazioni del SERT;
– obblighi di segnalazione;
– contratti d’appalto e lavoratori autonomi.

Il secondo documento – ricordiamo, sempre in forma di bozza – è invece intitolato “Indicazioni operative sulle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi ai sensi dell’Intesa Stato/Regioni (Provvedimento n. 99/CU del 30/10/2007) e dell’Accordo Stato/Regioni (rep. atti n. 178 del 18 settembre 2008)”.

Indicazioni operative che “costituiscono note di carattere interpretativo ed integrativo rispetto alle procedure delineate in sede di Accordo Stato-Regioni ed hanno la finalità di consentire alle imprese, ai medici competenti e alle Aziende ULSS del Veneto, l’applicazione puntuale ed uniforme delle Procedure diagnostiche e medico legali per l’accertamento di assenza di tossicodipendenza – come definite nell’Allegato A all’Accordo Stato-Regioni del 18 settembre 2008 (rep. atti n. 178) – sui lavoratori da adibire o adibiti alle mansioni a rischio di cui all’Allegato I dell’Intesa Stato-Regioni del 30 ottobre 2007 (Provvedimento n. 99/CU)”.

In particolare queste disposizioni vogliono poter “assicurare il mantenimento del posto di lavoro”, garantendo tuttavia idonei livelli di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e dei terzi. Per questo motivo vengono attivati negli ambienti di lavoro “interventi di prevenzione, cura e riabilitazione delle patologie da dipendenza, in conformità alle indicazioni condivise in sede nazionale”.

Anche in questo caso il documento parte dagli adempimenti procedurali a carico delle ASL.
Ad esempio queste strutture identificano i servizi Tossicodipendenze (SERT) del proprio ambito territoriale abilitati quali “strutture sanitarie competenti”, ai sensi dell’art. 2, comma 1, del Provvedimento n. 99 del 30 ottobre 2007 della Conferenza Unificata.

Inoltre si ricorda che il datore di lavoro “non può adibire i lavoratori alle mansioni specifiche, elencate nell’allegato 1 del Provvedimento della Conferenza unificata Stato-Regioni del 30 ott.
2007, senza il prescritto giudizio di idoneità espresso dal medico competente”: l’idoneità alla mansione è “necessaria a prescindere dai tempi di impiego del lavoratore nell’attività a rischio”.
In particolare il datore di lavoro deve individuare i lavoratori che “svolgono le mansioni per le quali deve essere effettuato l’accertamento di assenza di tossicodipendenza e di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope ed, almeno annualmente, deve produrre ed aggiornare l’elenco”; elenco che deve essere comunicato “per iscritto al medico competente ai fini dell’applicazione del protocollo di sorveglianza sanitaria”.

Il documento della Regione Veneto – in merito agli accertamenti sanitari relativi all’assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope – offre indicazioni operative in merito a:
– adempimenti a carico del Medico Competente;
– accertamenti di primo livello (visita medica, raccolta del campione biologico di urina e Test di screening, …);
– analisi di conferma dei positivi allo screening;
– controanalisi su richiesta del lavoratore;
– giudizio di idoneità alla mansione;
– accertamenti di secondo livello (procedure accertative da parte del SERT, certificazioni del SERT, obbligo di segnalazione);
– contratti d’appalto e lavoratori autonomi;
– Tariffe e costi (relativi agli accertamenti previsti, alle controanalisi, …).

Regione Veneto – Bozza di documento – “Indicazioni operative sulle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di alcoldipendenza in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza (D.Lgs 81/2008 – L. 125/2001)”.

Regione Veneto – Bozza di documento – “Indicazioni operative sulle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi ai sensi dell’Intesa Stato/Regioni (Provvedimento n. 99/CU del 30/10/2007) e dell’Accordo Stato/Regioni (rep. atti n. 178 del 18 settembre 2008)”.

L’attualità delle tariffe professionali per le prestazioni d’ingegneria

Fonte: www.ingegneri.info

Il 28 aprile 2009 il Governo Federale della Germania ha aggiornato, dopo 14 anni, le tariffe obbligatorie per le prestazioni di ingegneri e architetti (Honorarordnung für Architekten und Ingenieure – HOAI). La proposta del Governo è stata approvata dal Consiglio Federale nella seduta del 12 giugno; la nuova tariffa è stata pubblicata sulla Bundesgesetzblatt n. 53 del 17 agosto 2009, entrando in vigore il giorno successivo.

Il nuovo tariffario tedesco, di cui si propone la traduzione nella pubblicazione allegata, prevede un incremento medio dei compensi di ingegneri e architetti del 10%. Il Governo tedesco stima che le nuove tariffe di ingegneri e architetti comporteranno, per le sole amministrazioni pubbliche, maggiori oneri per 290 milioni di euro l’anno. Tale maggiore esborso viene ritenuto necessario per garantire la qualità della progettazione e quindi la qualità complessiva delle opere pubbliche.

La scelta del Governo Federale di Germania dimostra che il ripristino dell’obbligatorietà delle tariffe professionali per la remunerazione delle prestazioni degli ingegneri e degli architetti possa e, auspicabilmente, debba essere adottato anche in Italia.

Download testo

Errori di traduzione

Fonte: www.studiofonzar.com e Marzio, un carissimo amico.

Segnalata da Marzio che ringrazio e saluto

Hanno tradotto il termine blast off, battuto da un’agenzia statunitense (e che significa decollo), con esplosione (cd. Blast senza off).

http://www.youtube.com/watch?v=-AusUedcIdE&feature=player_embedded

Qui il dettaglio: http://www.thedailybit.net/index.php?method=section&action=zoom&id=2363

A mio parere è un esempio clamoroso di come la conoscenza non approfondita di una lingua, possa partorire mostri.

E’ forse per questo che i manuali di uso e manutenzione devono essere elaborati nella lingua dell’utilizzatore?
E non sarebbe forse una buona cosa se gli enti di normazione provvedessero con più frequenza alla traduzione delle norme tecniche?

Risposta: certo che si!!

Testo del D.Lgs 17/2010 che recepisce la direttiva macchine 2006/42/CE

Trovate il testo del D.Lgs. 17/2010 che recepisce la direttiva macchine 2006/42/Ce da qui.

Un grazie ad Ugo.

Recepita la nuova direttiva macchine 2006/42/CE con d.lgs. n.17 del 27/01/2010

Finalmente è stato pubblicato il d.lgs. che recepisce la direttiva macchine 2006/42/CE.

DECRETO LEGISLATIVO  27 gennaio 2010, n. 17
Attuazione della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori
.
(10G0031) (GU n. 41 del 19-2-2010  – Suppl. Ordinario n.36)
note: Entrata in vigore del provvedimento: 06/03/2010

Un manuale operativo per prevenire le cadute dall’alto

Fonte: www.puntosicuro.it

Sappiamo che il settore delle costruzioni è un comparto ad alto rischio di infortuni sul lavoro e che i lavori svolti in altezza sono sicuramente uno dei punti critici del comparto. Nelle attività in quota gli incidenti sono infatti spesso gravi, se non mortali.

È per questo motivo che è necessario che ogni lavoro in quota sia prima attentamente pianificato e poi monitorato in corso d’opera.

Un documento che può essere utile per pianificare idoneamente attività in quota, responsabilizzando tutti i soggetti che intervengono nelle dinamiche di prevenzione, è il “Manuale operativo per chi lavora in altezza”, pubblicato sul sito trentinosalute.net e realizzato dall’Unità operativa Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento.

Il manuale affronta i punti salienti da considerare quando si intende realizzare opere in altezza e mette in risalto i criteri e gli elementi critici che devono guidare nella scelta tra diverse soluzioni. Senza mai dimenticare che “a una adeguata progettazione dell’intervento va associata un’idonea formazione del personale, in particolare sull’uso dei dispositivi di protezione personale, che rappresentano non di rado un importante elemento critico nel contesto in esame”.

Approfondiamo brevemente alcuni dei temi trattati nel manuale.

Il rischio di caduta dai tetti

Sono indicate come particolarmente pericolose “tutte le attività svolte su coperture in funzione dell’altezza, della tipologia costruttiva e dell’inclinazione” e vengono riportate diverse indicazioni sulle “misure di tutela da attuare per lavori da eseguire su tetti non praticabili e postazioni di lavoro sopraelevate di fabbricati”.

Posto che la “maggior parte delle coperture, sia esistenti che in costruzione, non è praticabile in quanto l’accesso e il transito su di esse presenta sempre, in qualche modo, il rischio di caduta”, per lavorare su di esse è necessario predisporre misure di sicurezza specifiche, quali:

– “adeguati sistemi di accesso (per esempio: scale, ponti su ruote, ponteggi);

– opere provvisionali (per esempio: ponteggi, camminamenti, reti sicurezza);

– dispositivi di protezione individuale (DPI)”.

Alcune indicazioni riportate nel manuale:

– “prima dell’accesso a una copertura non praticabile è indispensabile accertarsi che il solaio sia portante e che non presenti rischio di sfondamento a causa del peso delle persone e di eventuali materiali depositati;

– il transito su coperture (per esempio: eternit, onduline, lucernari) espone a elevato rischio di caduta per sfondamento”;

– “per le coperture sostenute da strutture in legno deve essere accertato, di volta in volta, lo stato di conservazione del materiale, al fine di predisporre le misure antinfortunistiche più adatte”.

Il documento sottolinea che l’accorgimento di “prestare attenzione”, ad esempio camminando sulle travature o sulle strutture reticolari di sostegno di una copertura in eternit, non può certo rappresentare una misura di sicurezza.

Il documento si sofferma in particolare sulle coperture portanti (con particolare riferimento relazione all’allestimento di ponteggi e di parapetti) e sulle coperture non portanti (sottopalchi, reti di sicurezza, …).

Ad esempio nella realizzazione di parapetti sono da prevedere le seguenti fasi:

– “accesso alla quota di lavoro per la fase di montaggio;

– installazione dei montanti di altezza adeguata e verifica della loro stabilità;

– installazione dei correnti e della tavola fermapiede”.

Ricordando che in riferimento alla norma UNI EN 13374, i parapetti provvisori sono classificati – in base  a resistenza e condizioni di utilizzo – in tre classi (A, B, C), vediamo altre indicazioni riportate dal manuale relative all’allestimento di parapetti:

– “una copertura orizzontale o con pendenza inferiore a 10° (circa 18%) richiede: parapetto normale (minimo classe A), saldamente ancorato alla struttura del fabbricato, con altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare alla superficie di lavoro;

– una copertura con pendenza fino a 30° (circa 58%) richiede: parapetto normale (minimo classe B), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione del rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come indicazione generale: circa 1,20 m, misurato sul piano di gronda)”;

– “una copertura con pendenza oltre i 30° (circa 58%) richiede: parapetto normale (classe C), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione del rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come indicazione generale: almeno 1,20 m, misurato sul piano di gronda”).  In questo caso, “considerata la forte inclinazione della copertura si ritiene buona prassi operativa allestire parapetti pieni”.

Il manuale – che vi invitiamo a visionare – è ricco di immagini esplicative che supportano tutti i suggerimenti e le prescrizioni indicate.

Dispositivi di protezione individuale

Il manuale ribadisce che se per evitare le cadute dall’alto “non siano utilizzabili misure di protezione collettiva, quali parapetti, impalcati, reti o sottoponti, è necessario impiegare DPI (dispositivi di protezione individuale) contro le cadute, costituiti da:

– imbracatura destinata a essere indossata dal lavoratore;

– sistema di trattenuta e di arresto della caduta;

– dispositivo di ancoraggio a parti stabili”.

I DPI utilizzabili nei lavori in quota per le cadute dall’alto possono poi essere suddivisi in tre categorie:

– “DPI per il posizionamento sul lavoro: sono destinati a sostenere e trattenere gli addetti nella posizione di lavoro consentendo di operare con le mani libere. Non sono destinati all’arresto delle cadute;

– DPI contro le cadute dall’alto: sono destinati ad arrestare le cadute, costituiti da una imbracatura del corpo, un assorbitore di energia e collegamento a un ancoraggio;

– DPI per le discese di emergenza: sono utilizzabili per il salvataggio e l’evacuazione di emergenza con possibilità di discesa a velocità controllata”.

Il documento continua dando indicazioni sulla scelta del tipo di ancoraggio in funzione delle necessità operative.

Ricordiamo che in generale, “rispetto alla disposizione dei punti di ancoraggio devono essere presi in considerazione i seguenti principi:

–  la fase di installazione degli ancoraggi deve avvenire, ovviamente, in condizioni di sicurezza;

– i punti di ancoraggio, quando possibile, vanno posizionati sempre più in alto del punto di aggancio sull’imbracatura, per limitare lo spazio di una eventuale caduta”.

Il manuale si conclude dando diverse informazioni per la scelta del tipo di imbracatura con specifico riferimento alle cinture di posizionamento sul lavoro, alle cinture con cosciali per posizionamento e sospensione in quota e alle imbracature anticaduta.

Per chiarezza vengono forniti, tramite immagini e didascalie, diversi esempi applicativi riguardo alla corretta prevenzione delle cadute dall’alto nei luoghi di lavoro.

Unità operativa Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento, “Manuale operativo per chi lavora in altezza” (formato PDF, 8.09 MB).

Come organizzare la sicurezza aziendale

Fonte: www.puntosicuro.it

Disponibile sul sito di Suva un documento che affronta l’organizzazione della sicurezza secondo compiti, ruoli e responsabilità. Il diagramma delle funzioni, la sicurezza nella comunicazione aziendale e il ruolo dei “superiori”.

In Svizzera, come abbiamo ricordato più volte, il modo di affrontare la problematica della sicurezza sul lavoro è leggermente differente dal nostro, anche se, in alcuni casi, le differenze possono apparire più nominali che sostanziali.
Per comprendere meglio le loro politiche sulla sicurezza abbiamo iniziato nei mesi scorsi a parlare di collaborazione con aziende terze, di portfolio dei pericoli e continuiamo ora presentando un documento di Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni, dal titolo “L’organizzazione della sicurezza – un compito di primaria importanza per ogni azienda”.

Nel documento si indica che uno dei compiti principali del datore di lavoro è quello di organizzare l’azienda in modo da garantire la sicurezza e la tutela della salute.
E l’organizzazione della sicurezza è il secondo punto della lista dei 10 elementi della sicurezza aziendale elvetica, elementi che sono alla base di ogni loro politica di prevenzione:
– principi guida, obiettivi di sicurezza;
– organizzazione della sicurezza;
– formazione, istruzione, informazione;
– regole di sicurezza;
– individuazione dei pericoli, valutazione dei rischi;
– pianificazione e realizzazione delle misure;
– organizzazione in caso di emergenza;
– partecipazione;
– controllo, audit.

Nel documento dopo aver ribadito che la “creazione di un sistema di sicurezza è un compito direttivo”, si ricorda come anche nella loro legislazione il superiore può “delegare alcuni compiti ed essere coadiuvato da altre persone”.

Ma cosa fa l’addetto alla sicurezza?
L’addetto alla sicurezza “coadiuva e consiglia la direzione e i superiori di linea in merito alle questioni riguardanti la sicurezza e la tutela della salute” ed è “responsabile della correttezza, dal punto di vista tecnico, delle sue raccomandazioni”.
Tuttavia la “responsabilità della sicurezza sul lavoro compete alla direzione e ai superiori di linea”.
Una eventuale specifica dei compiti di tale addetto – così da confrontarla, ad esempio, con i compito dei nostri RSPP – è contenuta in una tabella che vi invitiamo a visionare nel documento originale.

Il datore di lavoro deve decidere insieme all’addetto alla sicurezza da dove cominciare ad organizzare la sicurezza o, in parole più povere, cosa deve essere organizzato. Ci si deve occupare dell’acquisto di attrezzature di lavoro conformi alle regole di sicurezza? Della formazione dei dipendenti? Della manutenzione deidispositivi di protezione individuale? Dell’organizzazione in caso di emergenza? Dellavalutazione dei pericoli che si nascondono in azienda?

Una delle prime cose da fare è quella di “stabilire competenze e responsabilità” all’interno dell’azienda, evitando che “alcuni compiti vengano svolti due volte, che sorgano malintesi o si siano delle omissioni”.
Deve essere elaborato un diagramma delle funzioni che rappresenti i compiti e le competenze in modo completo e funzionale e risponda alla domanda “chi fa cosa?”.
Questo è un compito comune della direzione, dei superiori e dei collaboratori.

Il diagramma delle funzioni – di cui è presente un esempio indicativo nel documento – descrive dunque  i posti di lavoro dei singoli dipendenti. In questa sorta di “mansionario” sono indicati:
– “gli obiettivi del posto di lavoro;
– la subordinazione e la supplenza;
– i compiti, le competenze e le responsabilità;
il flusso delle informazioni”.

Il documento informativo si conclude ricordando che lo sviluppo della cultura aziendale della sicurezza è un “processo che necessita di tempo ed energia”. In questo senso è necessario integrare il tema della sicurezza nella comunicazione interna dell’azienda sfruttando, a tal fine, tutti i mezzi di informazione e di comunicazione.
Alcuni esempi pratici d’integrazione:

– “principi guida: discutete con tutti i collaboratori dei principi guida concernenti la sicurezza e la tutela della salute. Non dimenticate di informare i nuovi collaboratori”;
– “obiettivi di sicurezza: discutete insieme ai vostri collaboratori degli obiettivi di sicurezza stabiliti e spiegate loro mediante quali misure saranno raggiunti. Alla fine dell’anno informate i dipendenti sullo stato di raggiungimento degli obiettivi;
– budget: Informate i collaboratori sugli investimenti previsti per la sicurezza sul lavoro e la tutela della salute;
– contratti di lavoro: stabilite già nel contratto di lavoro i diritti e i doveri in materia di sicurezza sul lavoro e tutela della salute;
– descrizione del posto di lavoro: precisate, nella descrizione dei singoli posti di lavoro, i compiti e le competenze relativi alla sicurezza sul lavoro e alla tutela della salute;
– colloqui con i collaboratori: organizzate dei colloqui periodici con i vostri collaboratori per parlare del comportamento sicuro;
– bacheca: utilizzate le bacheche che ci sono in azienda per informare i vostri collaboratori. Provvedete ad un aggiornamento periodico. Togliete il materiale vecchio;
– riunioni di lavoro, di gruppo, dei quadri: mettete all’ordine del giorno di tutte leriunioni i temi della sicurezza sul lavoro e della tutela della salute;
– istruzioni di lavoro: prendete l’abitudine di integrare i diversi aspetti della sicurezza sul lavoro nelle istruzioni di lavoro per i vostri collaboratori”.

N.B.: I riferimenti legislativi e le indicazioni contenuti nel documento originale riguardano la realtà svizzera, i suggerimenti e le metodologie riportate possono essere comunque di utilità per tutte le aziende.

Suva, “L’organizzazione della sicurezza – un compito di primaria importanza per ogni azienda”, (formato PDF, 257 kB).

Patentino per operatori di macchine complesse: posticipato l’obbligo

Fonte: www.puntosicuro.it

Come sottolineato in passato il rinnovo del Contratto Nazionale Edilizia Industriafra Fillea CGIL – Filca CISL – Feneal UIL e ANCE, avvenuto il 18 giugno 2008, ha portato con sé diverse novità importanti su cui PuntoSicuro si è più volte soffermato.
Ad esempio l’obbligo per le imprese edili di formare i nuovi assunti, senza pregresse esperienze lavorative nel settore delle costruzioni, prima dell’inserimento in cantiere con 16 ore di formazione relative alle basi professionali del lavoro in edilizia e la sicurezza.

Un’altra rilevante novità del contratto, i cui obblighi, come vedremo, sono stati posticipati, è relativa al patentino per operatori di macchine complesse come indicato nell’allegato 18 dell’accordo di rinnovo che integra l’articolo 77: i lavoratori che operano utilizzando macchine complesse nel settore delle fondazioni e dei consolidamenti e nel settore delle indagini e perforazioni nel sottosuolodevono essere in possesso di un patentino rilasciato dalle Scuole Edili conforme alle normative vigenti negli Stati della UE.

Con un comunicato stampa pubblicato dall’Associazione Costruttori Edili di Roma e Provincia (ACER) è stato reso noto che l’obbligo del patentino, che doveva partire dal 1° luglio 2009, è stato posticipato al 1° marzo 2010, a seguito di un accordo sottoscritto tra l’ANCE e le Organizzazioni Sindacali nazionali Feneal/UIL, Filca/CISL, Fillea/CGIL.

Riguardo al patentino sono stati siglati diversi protocolli d’intesa con l’ente nazionale per la formazione professionale in edilizia (Formedil).

Ad esempio è stato firmato il 29 ottobre 2009 un accordo tra Formedil e l’Associazione Nazionale di Idrologia e Pozzi (ANIPA) relativo all’abilitazione al patentino per operatori di macchine complesse nella perforazione dei pozzi.

Questo accordo, come si legge nel protocollo, vuole “rispondere ad una domanda reale delle aziende specializzate nella perforazione dei pozzi, in materia di qualificazione e aggiornamento professionale delle risorse umane, che operano nella perforazione dei pozzi”.
Con l’idea che “la formazione e l’informazione possano veicolare la conoscenza dell’innovazione tecnologica, avvicinare il mondo della ricerca alla cultura dell’impresa e del lavoro” si vuole dare nuovo impulso e vitalità al settore, generalmente costituito da aziende di piccola e piccolissima dimensione,      abilitando il patentino e avviando circuiti di abilitazione di personale già occupato e circuiti di formazione continua.
Nel protocollo vengono dati alcune indicazioni sul patentino:
– contiene i dati del lavoratore, una fotografia e la data di scadenza;
– deve essere “revisionato nel passaggio da un’area di competenza ad un’altra. Comunque rinnovato ogni 5 anni”.

Ricordiamo che altro protocollo d’intesa con Formedil e relativo al patentino è stato stilato dall’Associazione delle Imprese per le Fondazioni (AIF).
Il protocollo d’intesa dell’AIF, precedente a quello appena presentata, è relativo alla “realizzazione di azioni formative volte alla qualificazione, aggiornamento ed abilitazione dei lavoratori per la conduzione delle macchine complesse”.

L’operatività di tale protocollo “ha avuto come primo risultato la realizzazione di un kit formativo per il rilascio del Patentino per operatori di macchine complesse per quei lavoratori con una esperienza di almeno tre anni nel settore”.
Questo kit formativo, strumento metodologico di supporto alle Scuole Edili per la realizzazione delle attività formative per l’abilitazione al patentino, si compone in particolare di due dossier:
– micro perforazione;
– macro perforazione.

Anche in questo caso questa intesa risponde alla necessità di dare “nuovo impulso e vitalità all’impegno di:
– qualificazione dei giovani;
– avviare circuiti di abilitazione di personale già occupato (formazione continua);
– rispondere in modo più efficace al problema della sicurezza nei cantieri”.

Comunicato stampa dell’Associazione Costruttori Edili di Roma e Provincia (formato PDF, 9 kB).

Fillea Cgil “Contratto Nazionale Edilizia Industria” (formato PDF, 1.26 MB).

Abilitazione al patentino per operatori di macchine complesse nella perforazione dei pozzi”, protocollo d’intesa tra Formedil e ANIPA (formato PDF, 5.74 MB).

Patentino operatori macchine complesse”, protocollo d’intesa tra Formedil e AIF (formato PDF, 90 kB).

Sentenza sulla sicurezza delle macchine e sul comportamento imprudente del lavoratore

Segnalato da Ugo che ringrazio.

Questa notizia è stata tratta da: http://www.porreca.it/

LE MISURE DI SICUREZZA DELLE MACCHINE DEVONO ESSERE PREVISTE ANCHE PER EVITARE CONSEGUENZE CONNESSE A COMPORTAMENTI IMPRUDENTI DEI LAVORATORI E PER EVITARE CHE UNA ECCESSIVA LORO CONFIDENZA POSSA PRODURRE EFFETTI LESIVI DELLA LORO INCOLUMITA’.
Cassazione Sezione IV – Sentenza n. 42500 (u. p. 25.9.2009) del 5 novembre 2009 – Pres. Mocali – Est. Brusco – P.M. Iannelli – Ric. T. G. L.

Commento.

In occasione di questa sentenza la Corte di Cassazione ha ribadito, per quanto riguarda la protezione antinfortunistica delle macchine messe a disposizione dei lavoratori ed utilizzate nei luoghi di lavoro, quanto già espresso in passato in altre sentenze e quanto già ormai costituisce un indirizzo consolidato della giurisprudenza in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Le misure di sicurezza delle macchine per evitare gli infortuni sul lavoro devono essere previste anche per evitare conseguenze dannose connesse a comportamenti imprudenti e negligenti dei lavoratori e per evitare, altresì, che una eccessiva confidenza dei lavoratori con le macchine stesse possa portare a produrre degli effetti gravemente lesivi per la loro incolumità.
Il caso. Il caso riguarda l’infortunio sul lavoro occorso ad una lavoratrice che all’interno di uno stabilimento era addetta ad una macchina “curvatubi” era rimasta incastrata tra le parti meccaniche della macchina stessa ancora in movimento subendo la parziale amputazione del terzo dito della mano destra. Responsabile dell’accaduto è stato ritenuto il direttore di produzione e tecnico dell’azienda in qualità di “responsabile antinfortunistico” perché non aveva provveduto a segregare in modo idoneo gli organi motori della macchina. Lo stesso con una sentenza del Tribunale poi confermata dalla Corte di Appello è stato condannato alla pena ritenuta di giustizia per il delitto di cui all’articolo 590 cod. pen. in danno del lavoratore che aveva subite le lesioni gravi a seguito dell’infortunio.
Il ricorso. L’imputato ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione ed a fondamento dello stesso adduceva la esclusiva responsabilità della lavoratrice per la sua condotta e per il suo comportamento da ritenere “anomalo e non prevedibile………estraneo al processo di produzione, e quindi non ascrivibile al datore di lavoro” ed inoltre il fatto che non partecipava alle riunioni periodiche di prevenzione e protezione rischi perchè a lui non veniva comunicata la relativa convocazione ed anche che non era a lui attribuita alcuna capacità di spesa.
Motivi delle decisioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Manifestamente infondato è stato infatti ritenuto dalla Suprema Corte innanzitutto il motivo in base al quale il ricorrente aveva sostenuto che la condotta imprudente della lavoratrice avesse costituito l’unica causa dell’infortunio. “Ignora il ricorrente” ha precisato in merito la suprema Corte “che le misure di prevenzione antinfortunistica sono previste proprio per evitare le conseguenze di condotte negligenti o imprudenti del lavoratore e la segregazione degli organi motori (che il ricorrente non contesta essere mancata) è prevista proprio per evitare che l’eccessiva confidenza con la macchina produca effetti gravemente lesivi dell’incolumità di chi vi è addetto” e “se fosse anche vera la ricostruzione del ricorrente non per questo verrebbe meno la natura colposa della sua condotta non essendo affatto imprevedibile che un lavoratore si avvicini eccessivamente agli organi motori della macchina”.
Circa poi la mancata partecipazione alle riunioni di sicurezza, addotta dall’imputato come altra motivazione, la Sez. IV ha fatto osservare che era suo onere chiedere di parteciparvi e di chiedere altresì l’adozione delle misure di prevenzione ritenute necessarie. In merito infine al potere di spesa è stato fatto osservare dalla Corte di Cassazione che già la Corte di merito, sulla base dell’esame delle delibere del consiglio di amministrazione, ne aveva accertata l’esistenza ed inoltre che comunque la spesa che avrebbe consentito alla macchina in questione una sicura protezione era di entità irrisoria.