Archivi del mese: marzo 2010

Ingegneria – ESDEP Course

Paolo mi segnala questo link interessante.

Gli argomenti

WG 1A : STEEL CONSTRUCTION: ECONOMIC & COMMERCIAL FACTORS

WG 1B : STEEL CONSTRUCTION: INTRODUCTION TO DESIGN

WG 2 : APPLIED METALLURGY

WG 3 : FABRICATION AND ERECTION

WG 4A : PROTECTION: CORROSION

WG 4B : PROTECTION: FIRE

WG 5 : COMPUTER AIDED DESIGN AND MANUFACTURE

WG 6 : APPLIED STABILITY

WG 7 : ELEMENTS

WG 8 : PLATES AND SHELLS

WG 9 : THIN-WALLED CONSTRUCTION

WG 10 : COMPOSITE CONSTRUCTION

WG 11 : CONNECTION DESIGN: STATIC LOADING

WG 12 : FATIGUE

WG 13 : TUBULAR STRUCTURES

WG 14 : STRUCTURAL SYSTEMS: BUILDINGS

WG 15A : STRUCTURAL SYSTEMS: OFFSHORE

WG 15B : STRUCTURAL SYSTEMS: BRIDGES

WG 15C : STRUCTURAL SYSTEMS: MISCELLANEOUS

WG 16 : STRUCTURAL SYSTEMS: REFURBISHMENT

WG 17 : SEISMIC DESIGN

WG 18 : STAINLESS STEEL

Apparecchi di sollevamento: una guida utile

Ho trovato in rete questo documento interessante.

REGIONE CAMPANIA
Il D.Lgs. 81/08 e la vigilanza negli ambienti di lavoro
APPARECCHI DI SOLLEVAMENTO E MEZZI DI TRASPORTO
Napoli Febbraio 2010
Ing. Elvio Vitale

Il link:
http://resources.regione.campania.it/slide/files/Assessori/sanita/rotriquez/corso/file_10175_GNR.pdf

Legittima la sanzione dell’ordine se il professionista non si aggiorna

Segnalato da Ugo che ringrazio

Da: http://www.altalex.com/

Legittima la sanzione dell’ordine se il professionista non si aggiorna
Cassazione civile , sez. III, sentenza 01.02.2010 n° 2235

Sottrarsi agli adempimenti previsti per la formazione continua dagli Ordini professionali costituisce illecito disciplinare.

Il mancato aggiornamento comporta, infatti, un danneggiamento al decoro e al prestigio della professione, soggetto, quindi, alle stesse sanzioni previste in caso di compimento di errori gravi tecnici.

Eventuali sanzioni applicate saranno, pertanto, pienamente legittime.

Continua qui: http://www.altalex.com/index.php?idu=75958&cmd5=7aea6ef094deffa49bd6bfa2d2bc7b48&idnot=49598

In una informazione tecnica sulla nuova direttiva macchine …

Fonte: www.studiofonzar.com

… trovo scritto (grazie Federico)

Premessa.
La nuova Direttiva Macchine (2006/42/CE) entrerà in vigore nei paesi aderenti all’Unione Europea e all’EFTA il 29 dicembre 2009. Tutti i certificati sin qui rilasciati dagli Organismi Notificati ai sensi dell’attuale direttiva macchine, così come le dichiarazioni CE di conformità rilasciate dai fabbricanti perdono ogni validità e vanno riemesse in conformità alla nuova direttiva.

stiamo parlando di macchine di Allegato IV, e il “profano” legge che in pratica perde il CE e deve rifarlo… non è così, state tranquilli. La frase (fatta male) è rivolta ai fabbricanti che hanno delle novità per l’iter CE con gli Organismi Notificati, in particolare all’allegato IX che riporto:

9. Validità dell’attestato di esame CE del tipo
9.1. L’organismo notificato ha la responsabilità permanente di assicurare che l’attestato di esame CE
del tipo rimanga valido. Esso informa il fabbricante di ogni eventuale cambiamento di rilievo che
avesse un’implicazione sulla validità dell’attestato. L’organismo notificato revoca gli attestati non più
validi.
9.2. Il fabbricante della macchina in questione ha la responsabilità permanente di assicurare che
detta macchina sia conforme al corrispondente stato dell’arte.
9.3. Il fabbricante chiede all’organismo notificato di riesaminare la validità dell’attestato di esame
CE del tipo ogni cinque anni.
Se considera che l’attestato rimane valido tenuto conto dello stato dell’arte, l’organismo notificato ne
proroga la validità per altri cinque anni.
Il fabbricante e l’organismo notificato conservano una copia di tale attestato, del fascicolo tecnico e
di tutti i documenti pertinenti per un periodo di 15 anni a decorrere dalla data di rilascio dell’attestato in
questione.
9.4. Qualora la validità dell’attestato di esame CE del tipo non sia prorogata, il fabbricante cessa di
immettere sul mercato la macchina in questione.

Dipendenze da alcol e droghe: le mansioni a rischio

Fonte: www.puntosicuro.it

Pubblichiamo la seconda parte dell’approfondimento “Dipendenze da alcol e droghe: obblighi di sicurezza e igiene del lavoro” a cura dell’avvocato Rolando Dubini (vai alla prima parte).

2. Assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti accertamento di assenza di tossicodipendenza
Il comma 1 dell’art. 125 del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) ha stabilito che “gli appartenenti alle categorie di lavoratori destinati a mansioni che comportano rischi per la sicurezza, la incolumità e la salute dei terzi, individuate con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro della sanità, sono sottoposti, a cura di strutture pubbliche nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e a spese del datore di lavoro, ad accertamento di assenza di tossicodipendenza prima dell’assunzione in servizio e, successivamente, ad accertamenti periodici”.
Il comma 2 del predetto articolo ha, poi, soggiunto che “il decreto di cui al comma 1 determina anche la periodicità degli accertamenti e le relative modalità”; mentre il comma 3 ha posto a carico del datore di lavoro “in caso di accertamento dello stato di tossicodipendenza nel corso del rapporto di lavoro” l’obbligo di “far cessare il lavoratore dall’espletamento della mansione che comporta rischi per la sicurezza, la incolumità e la salute dei terzi”.

L’attuazione delle indicate disposizioni – intervenuta a considerevole distanza di tempo dall’entrata in vigore del D.P.R. 309/1990 e a seguito di modifica costituzionale che ha introdotto nuove e inderogabili competenze regionali – è necessariamente transitata attraverso il perfezionamento (con successivo provvedimento del 18 settembre 2008) dell’accordo precedentemente raggiunto in sede di Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano (ai sensi dell’articolo 8, comma 2 dell’Intesa in materia di accertamento di assenza di tossicodipendenza, perfezionata nella seduta della Conferenza Unificata del 30 ottobre 2007), sul documento recante “Procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi”.
L’art. 8, comma 2, dell’Intesa del 30 ottobre 2007 ha stabilito che “le procedure diagnostiche e medico legali, comprese le modalità di prelievo, conservazione e catena di custodia dei campioni, sono individuate con accordo tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, da adottarsi entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente intesa. L’accordo individua altresì le tecniche analitiche più specifiche con le quali effettuare la ripetizione delle analisi, garantendo affidabilità e uniformità secondo metodiche di qualità condivise”.
Mentre il comma 4 ha demandato alla struttura sanitaria l’immediata comunicazione dell’esito degli accertamenti al medico competente, “che lo comunica nel rispetto della riservatezza al datore di lavoro e al lavoratore interessato”, il comma 5 facoltizza il lavoratore di cui sia accertata la tossicodipendenza a chiedere, entro dieci giorni dalla comunicazione anzidetta, la ripetizione dell’accertamento presso il Servizio per le tossicodipendenze dell’Azienda sanitaria locale.

A seguito dell’Intesa del 30 ottobre 2007, la stessa Conferenza Stato-Regione ha dunque  provveduto, con l’atto del 18 settembre 2008 all’approvazione di un documento, elaborato al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali (avvalendosi del contributo di un apposito Gruppo tecnico) con il quale sono state individuate le procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza e di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope nei lavoratori che svolgono mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza,  l’incolumità e la salute di terzi. Occorre sottolineare con forza la portata della tutela che riguarda anche i terzi estranei danneggiati dai comportamenti di lavoratori che svolgono mansioni rischiose in condizioni psicofisiche menomate dall’assunzione di sostanze stupefacenti od alcol. Questa finalità prevenzionistica a favore della collettività viene spesso bellamente ignorata da critici troppo disinvolti della normativa vigente,magari in nome di diritti individuali cui dovrebbe essere consentito di calpestare i diritti di tutti a vivere senza essere investiti da chi utilizza mezzi di trasporto o sollevamento, per fare esempio, senza averne i necessari requisiti psicofisici.
Nell’Allegato 1 all’atto di cui sopra trovano analitica disciplina le procedure per gli accertamenti in questione.

Quanto alla normazione regionale esemplare risulta essere – come non di rado accade – per le modalità efficacemente definite degli adempimenti necessari , la deliberazione della Giunta Regionale della Toscana 27 ottobre 2008 n. 868 con la quale sono state dettate le “Linee di indirizzo regionali per le procedure relative agli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi”.
In attuazione delle indicazioni contenute nel citato Allegato 1 all’Atto del 18 settembre 2008, nell’Allegato 1, punto 2. della deliberazione regionale di che trattasi (“Procedure accertative di primo livello da parte del medico competente”), vengono precisati gli “Adempimenti a carico dei datori di lavoro” (punto 2.1), fra i quali sono annoverati la comunicazione al medico competente dell’elenco dei nominativi dei lavoratori da sottoporre agli accertamenti in base alla lista delle mansioni descritte in Allegato 1 al Provvedimento n. 99/CU del 30 ottobre 2007 (da effettuarsi, comunque, con frequenza minima annuale); e vengono, altresì, individuate (in stretta analogia con quanto fissato in sede di Conferenza Stato-Regioni) le seguenti tipologie di accertamenti:
– periodici (sottoposizione del lavoratore ad accertamento, di norma con frequenza annuale; con la specificazione che, “in situazione di elevata numerosità dei soggetti da sottoporre all’accertamento,va tenuto conto, … che nel rispetto delle procedure di accertamento si dovranno garantire le caratteristiche di non prevedibilità da parte dei lavoratori della data di effettuazione dell’accertamento e, contemporaneamente, si dovrà escludere la possibilità di scelta volontaria dei candidati agli accertamenti da parte del datore di lavoro”: con riveniente possibilità, per il datore di lavoro, di selezionare “i lavoratori da inviare e sottoporre di volta in volta agli accertamenti previsti, mediante l’utilizzo di un processo casuale di individuazione che escluda la possibilità di scelta volontaria da parte del datore di lavoro stesso”);
– per ragionevole dubbio (“in adeguamento alle direttive comunitarie in materia, il lavoratore viene sottoposto ad accertamento di idoneità alla mansione a rischio anche – oltre al controllo sanitario periodico – quando sussistano indizi o prove sufficienti di una sua possibile assunzione di sostanze illecite”);
– dopo un incidente (“il lavoratore, in caso di ragionevole dubbio, deve essere sottoposto, dal medico competente nei casi in cui è previsto, ad accertamento di idoneità alla mansione successivamente ad un incidente avvenuto alla guida di veicoli o mezzi a motore durante il lavoro, per escludere l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope”);
– di follow up o monitoraggio cautelativo (“il lavoratore, prima del suo rientro nella mansione a rischio, dovrà comunque essere controllato, dal medico competente, ad intervalli regolari dopo la sospensione per esito positivo per assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope al fin e di verificare nel tempo il permanere dello stato di non assuntore”. Tali accertamenti “andranno eseguiti con periodicità almeno mensile con date non programmabile dal lavoratore e da stabilire di volta in volta coerentemente con quanto previsto dal D.Lgs.n .81 del 9 aprile 2008 nel caso di   fattispecie. La durata minima prevista sarà di almeno 6 mesi”);
– in occasione del rientro al lavoro, nella mansione a rischio, dopo un periodo di sospensione dovuto a precedente esito positivo (sottoposizione del lavoratore ad “accertamento di idoneità alla mansione per garantire il suo stato di non assuntore, prima di riprendere a svolgere la mansione a rischio”).

Quanto al previsto iter degli accertamenti (punto 2.2), sono analiticamente disciplinati sia gli adempimenti del medico competente e dei datori di lavoro, sia le indicazioni per la visita medica.

L’accertamento va attuato secondo le disposizioni dell’Intesa in materia di accertamento di assenza di tossicodipendenza, perfezionata nella seduta della Conferenza Unificata del 30 ottobre 2007 e nel rigoroso rispetto  delle procedure diagnostiche e medico legali per l’accertamento di assenza di tossicodipendenza e di assunzione di sostanze stupefacenti dettate dal Provvedimento 18 settembre 2008 recante  “Accordo, ai sensi dell’articolo 8, comma 2 dell’Intesa in materia di accertamento di assenza di tossicodipendenza, perfezionata nella seduta della Conferenza Unificata del 30 ottobre 2007 (Rep. Atti n. 99/CU), sul documento recante «Procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi». (Rep. Atti n. 178/CSR)” (Gazzetta Ufficiale n. 236 del 8-10-2008).
Il datore di lavoro deve preventivamente comunicare al medico competente l’esistenza delle mansioni a rischio e i nominativi dei lavoratori che svolgono dette mansioni ai sensi del provvedimento 30 ottobre 2007  pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 260 del 15 novembre 2007 di  intesa della Conferenza Stato – Regioni, ai sensi  dell’art. 8, comma 6, della legge n. 131/2003, con il quale sono stati individuati nell’allegato I una serie di mansioni lavorative  da parte dei lavoratori impegnati in attività di trasporto passeggeri e merci pericolose e in altre mansioni individuate nell’allegato I per i quali diviene obbligatoria la visita preventiva finalizzata all’accertamento di un eventuale uso di sostanze stupefacenti.
Il primo atto obbligatorio è previsto dall’art. 4 (Accertamenti sanitari preventivi di screening) dell’intesa è al riguardo chiarissimo:
1. Il datore di lavoro, prima di adibire un lavoratore all’espletamento di mansioni comprese nell’elenco di cui all’Allegato I, qualunque sia il tipo di rapporto di lavoro instaurato, provvede a richiedere al medico competente gli accertamenti sanitari del caso, comunicandogli il nominativo del lavoratore interessato.
2. Il medico competente, all’atto dell’assunzione del personale adibito alle mansioni di cui all’allegato 1 e successivamente, con periodicità da rapportare alle condizioni personali del lavoratore in relazione alle mansioni svolte, provvede a verificare l’assenza di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti sottoponendolo aspecifici tests di screening in grado di evidenziarne l’assunzione, secondo le modalità definite nell’ articolo 8.

L’articolo 8 dell’Intesa citata prevede poi che le procedure diagnostiche e medico-legali definite infine il 18 settembre 2008 dal succitato Accordo lo Stato, le Regioni e le province autonome.
In realtà era stata regolata anche la fase antecedente con il successivo art. 13(Norme transitorie), inequivocabile: “1. Fino all’approvazione dell’Accordo tra lo Stato, le regioni e le province autonome di cui all’articolo 8, comma 2, si applicano le procedure e le modalità disciplinate nel decreto del Ministro della sanità 12 luglio 1990, n. 186, per accertare l’uso abituale di sostanze stupefacenti o psicotrope”.
L’allegato che segue assume rilevanza non solo ai fini della sorveglianza sanitaria, ma prima ancora, da un punto di vista logico-giuridico, per quel che riguarda l’esatto e completo adempimento di valutare tutti i rischi lavorativi di cui agli artt. 17 comma 1 lett. a) e 28 del D.Lgs. n. 81/2008.

ALLEGATO I del provvedimento 30 ottobre 2007 di  intesa della Conferenza Stato – Regioni
MANSIONI CHE COMPORTANO PARTICOLARI RISCHI PER LA SICUREZZA, L’INCOLUMITA’ E LA SALUTE DEI TERZI
1) Attività per le quali è richiesto un certificato di abilitazione per l’espletamento dei seguenti lavori pericolosi:
a) impiego di gas tossici (articolo 8 del regio decreto 1927, e successive modificazioni);
b) fabbricazione e uso di fuochi di artificio (di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635) e posizionamento e brillamento mine (di cui al DPR 19 marzo 1956 n. 302);
c) Direzione tecnica e conduzione di impianti nucleari (di cui al DPR 30 dicembre 1970 n 1450 e s.m.)

2) Mansioni inerenti le attività di trasporto
a) conducenti di veicoli stradali per i quali è richiesto il possesso della patente di guida categoria C, D, E, e quelli per i quali è richiesto il certificato di abilitazione professionale per la guida di taxi o di veicoli in servizio di noleggio con conducente, ovvero il certificato di formazione professionale per guida di veicoli che trasportano merci pericolose su strada;
b) personale addetto direttamente alla circolazione dei treni e alla sicurezza dell’esercizio ferroviario che esplichi attività di condotta, verifica materiale rotabile, manovra apparati di sicurezza, formazione treni, accompagnamento treni, gestione della circolazione, manutenzione infrastruttura e coordinamento e vigilanza di una o più attività di sicurezza;
c) personale ferroviario navigante sulle navi del gestore dell’infrastruttura ferroviaria con esclusione del personale di camera e di mensa;
d) personale navigante delle acque interne con qualifica di conduttore per le imbarcazioni da diporto adibite a noleggio;
e) personale addetto alla circolazione e a sicurezza delle ferrovie in concessione e in gestione governativa, metropolitane, tranvie e impianti assimilati, filovie, autolinee e impianti funicolari, aerei e terrestri;
f) conducenti, conduttori, manovratori e addetti agli scambi di altri veicoli con binario, rotaie o di apparecchi di sollevamento, esclusi i manovratori di carri ponte con pulsantiera a terra e di monorotaie;
g) personale marittimo di I categoria delle sezioni di coperta e macchina, limitatamente allo Stato maggiore e sottufficiali componenti l’equipaggio di navi mercantili e passeggeri , nonché il personale marittimo e tecnico delle piattaforme in mare, dei pontoni galleggianti, adibito ad attività off-shore e delle navi posatubi;
h) controllori di volo ed esperti di assistenza al volo;
i) personale certificalo dal Registro aeronautico italiano;
l) collaudatori di mezzi di navigazione marittima, terrestre ed aerea;
m) addetti ai pannelli di controllo del movimento nel settore dei trasporti;
n) addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci;
3) Funzioni operative proprie degli addetti e dei responsabili della produzione, del confezionamento, della detenzione, del trasporto e della vendita di esplosivi.


Rolando Dubini, avvocato in Milano

Un gruppo di esperti interpreta il D.Lgs. 81/08

Fonte: www.puntosicuro.it

Sono disponibili una serie verbali degli incontri della Procura di Torino con gli operatori ASL per discutere i problemi interpretativi ed operativi emergenti dall’applicazione del D.Lgs 81/08.

Il gruppo di lavoro è formato da:
Dott. Raffaele Guariniello (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Annalisa Lantermo (Direttore Spresal ASL TO1)
Dott. Oscar Argentero (Direttore Spresal ASL TO5)
Dott. Lauro Reviglione (Responsabile S.C. Coord. Spresal ASL TO4)
Dott. Andrea Dotti (Responsabile Spresal Settimo T.se ASL TO4)
Dott. Giorgio Taccon (Responsabile S.S. Spresal Ciriè ASL TO4)
Dott. Michele Montrano (Tecnico della Prevenzione Spresal Rivoli ASL TO3)
Dott. Giacomo Porcellana (Tecnico della Prevenzione Spresal Rivoli ASL TO3)
Pubblichiamo il verbale della riunione tenutasi il 19 ottobre 2009.

“Violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea

Il primo argomento affrontato riguarda l’applicazione delle norme contenute negli articoli 68, 87, 159, 165, e 178, laddove le modifiche introdotte dal DLgs 106/09 prevedono che “La violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui…., è considerata una unica violazione…”.

Secondo le indicazioni fornite dal Dott. Guariniello la “categoria omogenea” deve essere ricondotta al contenuto dei precetti riportati nei singoli punti indicati dalla norma o, ove specificati, nei singoli sottopunti. Ad esempio, laddove l’art. 87, comma 5, fa riferimento all’allegato V, parte II, punti 1, 2, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 4.1, 4.2, 4.3, 4.4, 4.5, 5.1, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.15 e 5.16, la violazione di più precetti è da considerarsi omogenea se riguarda più elementi del punto 2 della parte II dell’allegato V. In questo caso, ad esempio, la violazione del punto 2.1 (Le attrezzature di lavoro con lavoratore/i a bordo devono essere strutturate in modo tale da ridurre i rischi per il lavoratore/i durante lo spostamento) e del punto 2.2 (Qualora il bloccaggio intempestivo degli elementi di trasmissione d’energia accoppiabili tra un’attrezzatura di lavoro mobile e i suoi accessori e/o traini possa provocare rischi specifici, questa attrezzatura di lavoro deve essere realizzata in modo tale da impedire il bloccaggio degli elementi di trasmissione d’energia) è da considerarsi omogenea. Diversamente la violazione di un precetto contenuto nel punto 3.2 (Gru, argani, paranchi e simili) non è da considerasi omogenea rispetto alla violazione di un precetto contenuta nel punto 3.4 (Elevatori e trasportatori a piani mobili, a tazze, a coclea, a nastro e simili).

Il Dott. Guariniello fa osservare che esiste comunque un problema interpretativo di non semplice soluzione in relazione alle violazioni relative a gruppi omogenei per le quali la norma prevede sanzioni penali e amministrative. Ad esempio nell’ipotesi di contemporanea violazione del punto 3.2.1 (sanzionato penalmente dall’art. 87, c.2. lett. b) e del punto 3.2.2 (sanzionato con la sanzione amministrativa pecuniaria dall’art. 87, c.4, lett. a) ci si troverebbe di fronte a due violazioni dello stesso gruppo omogeneo, ma sanzionati il primo in via contravvenzionale e il secondo in via amministrativa. Applicando la sola sanzione amministrativa si arriverebbe al paradosso che sarebbe più conveniente per il trasgressore violare due norme invece che una sola, mentre applicando entrambe le sanzioni verrebbe meno l’applicazione di “un’unica violazione” stabilita dal comma 5 dell’art. 87. La questione dovrà essere risolta in una prossima riunione.

Quando più violazioni a punti degli allegati sono da considerarsi omogenee, si applica un’unica sanzione anche se le stesse sono riferite a macchine, locali di lavoro, ecc. diversi tra di loro. Ad es. la violazione su diversi apparecchi di sollevamento del punto 3.1.8 della parte II dell’allegato V (antiscarrucolamento) porterà all’applicazione di un’unica sanzione.

Sanzionabilità dei precetti contenuti nel titolo III, allegato V, parte prima

La violazione dell’art. 71, comma 1 (“Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all’articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive comunitarie”) è applicabile in tutti i casi, a meno che con lo stesso comportamento il contravventore non violi una norma specifica, nel qual caso dovrà essere contestata la norma speciale. I precetti contenuti nell’allegato V parte prima, che non risultano diversamente sanzionati, possono, quindi, essere sanzionati attraverso l’art. 71, comma 1.

Applicabilità del DLgs 81/08 a coloro che svolgono attività di volontariato.

Il Dott. Guariniello chiarisce che il testo emergente dalle modifiche introdotte dal DLgs 106/09 dividono i volontari in due categorie:

• alla prima categoria appartengono i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile che sono equiparati a lavoratori;

• alla seconda categoria appartengono i volontari di cui alla legge 1° agosto 1991, n. 266, e i volontari che effettuano servizio civile che sono equiparati a lavoratori autonomi.

Con riferimento all’art. 3, comma 3-bis (Nei riguardi delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, e delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, ivi compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico, e i volontari dei vigili del fuoco, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività, individuate entro il 31 dicembre 2010 con decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Dipartimento della protezione civile e il Ministero dell’interno, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro), ritiene il Dott. Guariniello che le norme del DLgs 81/08 siano applicabili sin da ora anche se in assenza dei decreti attuativi. Qualora, ancora in vigenza D.626/94, fossero stati già emanati decreti attuativi (come nel caso dell’Università), questi rimarranno validi fino all’emanazione di eventuali nuovi decreti attuativi ai sensi dell’D.81/08.

Interpretazione dell’art. 3, comma 12 del DLgs 81/08

Il comma 12 dell’art. 3 stabilisce che: Nei confronti dei componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, dei coltivatori diretti del fondo, degli artigiani e dei piccoli commercianti e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21.

Il Dott. Guariniello ha chiarito che in generale l’art. 3 definisce quali soggetti siano beneficiati dalla tutela della norma e quindi la disposizione in questione indica quale tutela debba essere riservata ai soggetti indicati. Nel quesito formulato dal Dott. Dotti si voleva chiarire se il ruolo di “artigiano” che può comprendere aziende con diversi dipendenti (sino a 15) escludesse gli obblighi di datore di lavoro a favore del più limitato obbligo di applicazione del solo art. 21. Il Dott. Guariniello ha spiegato che nel suo ruolo di datore di lavoro, “l’artigiano” deve garantire tutte le misure di tutela previste dal DLgs 81/08 nei confronti dei propri lavoratori, mentre nel suo ruolo di artigiano che opera all’interno della propria attività, e quindi nei confronti di se stesso, deve applicare le disposizioni di cui all’art. 21.

Procedura di estinzione degli illeciti amministrativi introdotta dall’art. 301 bis.

La procedura di estinzione degli illeciti amministrativi introdotta dall’art. 301 bis si inserisce in un quadro normativo previgente nel quale i principali riferimenti sono la Legge 689/81, l’art. 9 del DPR 520/55 (diffida), il DLgs 758/94.

Il principio confermato dal Dott. Guariniello porta a ritenere che l’art. 301 bis è norma speciale rispetto alla Legge 689/81, ma non disciplina interamente la procedura e quindi occorre integrare la nuova disposizione con le parti non modificate della normativa previgente.

La complessità del problema non ha permesso di definire una procedura operativa, ma sono stati evidenziati alcuni aspetti, e abbozzate alcune ipotesi:

Il “verbale di primo accesso ispettivo” può non essere redatto contestualmente al primo accesso quando l’identificazione dell’illecito o del trasgressore non sono immediate, ma, comunque, può essere integrato anche successivamente.

Una volta rilevato l’illecito ed identificato il trasgressore è necessario procedere alla contestazione da notificarsi secondo le procedure previste dalla Legge 689/81, entro 90 giorni.

Contestualmente alla contestazione è necessario provvedere attraverso un atto di diffida ad indicare al trasgressore un termine per la regolarizzazione per permettere l’estinzione dell’illecito “al minimo” prevista dall’art. 301 bis.

Si ritiene che il termine per la regolarizzazione sospenda i termini previsti dalla Legge 689/81.

La diffida è soggetta a ricorso gerarchico (Regione Piemonte) e amministrativo (TAR).

Il verbale di illecito amministrativo è soggetto a ricorso (art. 18 Legge 689/81) all’Ufficio legale dell’ASL.

I termini per la regolarizzazione possono essere prorogati, con atto motivato, in analogia con il D.758/94.

Scaduti i termini occorre che l’organo di vigilanza verifichi la regolarizzazione, entro 60 gg. in analogia al DLgs 758/94.

Se vi è stata regolarizzazione il trasgressore, entro 60 gg., può estinguere l’illecito pagando la sanzione minima prevista (in caso di mancato pagamento si inviano gli atti all’ufficio contenzioso dell’ASL).

Se non vi è stata regolarizzazione si realizzano le seguenti azioni:

1) Il trasgressore (art. 16 Legge 689/81) è ammesso al pagamento, entro 60 gg, della sanzione più favorevole al contravventore tra il doppio del minimo e il terzo del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa (in caso di mancato pagamento si inviano gli atti all’ufficio contenzioso dell’ASL).

2) Si provvede ad una nuova contestazione dell’illecito amministrativo che risulta permanente secondo le modalità di cui sopra.

3) Si segnala all’Autorità Giudiziaria il mancato rispetto della diffida ai fini della valutazione di profili di responsabilità (art. 437 e/o 650 C.P.).

Il principio affermato dalla Corte Costituzionale (Sentenza 18 febbraio 1998, n. 19) in relazione alla possibilità di impartire prescrizioni “ora per allora” in caso di spontanea regolarizzazione da parte del contravventore prima dell’intervento dell’organo di vigilanza, può ritenersi applicabile, per analogia, anche nell’ambito della procedura introdotta dall’art. 301 bis.

Rateizzazione delle sanzioni

Il D.758/94 è perentorio: regolarizzazione entro i termini. Di conseguenza non sarebbe ammissibile la rateizzazione. Il dott. Guariniello, prendendo atto che sulla questione gli indirizzi assunti dai diversi Sostituti Procuratori non sempre sono stati omogenei, si riserva comunque di esprimere un orientamento univoco da parte della Procura.”

Fonte: snop

Corso di Ergonomia – EPM IAL studioFonzar

Segnalo questo corso.

La notizia è stata tratta da www.studiofonzar.com.

E’ con molto piacere (e anche emozione) che annuncio a tutti il corso in oggetto.

Lo studioFonzar in collaborazione con:

EPM
Unità di Ricerca “ Ergonomia della Postura e del Movimento”
Fondazione IRCCS Policlinico-Mangiagalli-R.Elena
Fondazione IRCCS Don Carlo Gnocchi-ONLUS
Università degli Studi di Milano

e con:

IAL – Agenzia Formativa Friuli Venezia Giulia

organizza ad Aquileia (UD)

“Percorso formativo completo sulle tematiche Ergonomiche
per la prevenzione del rischio da sovraccarico biomeccanico
degli arti superiori e del rachide”

I quattro moduli che compongono il percorso formativo si svolgeranno presso la sala dell’Hotel Patriarchi di Aquileia Via Giulia Augusta 12 (http://www.hotelpatriarchi.it).

Il percorso è dedicato ai Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendali, ai Tecnici della Prevenzione, ai Tecnici della Sicurezza, ai Medici del lavoro, agli Analisti, ai Metodisti, ai Dirigenti, ai Preposti, agli Addetti del Servizio di Prevenzione, ai Datori di Lavoro, alle Rappresentanze Sindacali Aziendali, ai Consulenti e ai progettisti di macchinari.

La brocure con date del corso qui:

http://www.studiofonzar.com/download/public/xblog/EPM_IAL-FONZAR-CorsoDiErgonomia.pdf

Ogni modulo è da 16 ore – quello di verifica da 8 ore.

PRIMO MODULO
20 e 21 aprile
“La valutazione del rischio da movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori: la checklist OCRA e la mappatura del rischio”

SECONDO MODULO
05 e 06 maggio 2010
“La valutazione del rischio da movimenti e sforzi ripetuti degli arti superiori: l’indice OCRA e l’analisi organizzativa.”

TERZO MODULO
08 e 09 giugno 2010
“La movimentazione manuale di carichi: la valutazione del rischio con la formula del NIOSH per compiti semplici e multipli, il trasporto, il traino e la spinta nella più attuale normativa (NORME ISO e CEN)”

QUARTO MODULO
14 e 15 luglio
“La progettazione e riprogettazione ergonomica del lavoro nella nuova normativa internazionale: direttive e standard ergonomici.”

GIORNATA DI VERIFICA
Da definire a settembre
VERIFICA del CORSO sulla checklist OCRA
VERIFICA del CORSO sulla movimentazione manuale dei carichi (indice Niosh, tavole di Snook e Ciriello)

Ora Vi spiego (come la vedo io): perché fare il corso?
1 – perché è una occasione importante per poter imparare dai luminari del settore (c’è il Prof. Occhipinti in persona al primo modulo!)
2 – perché in zona da noi e non c’è da spostarsi tanto
3 – perché è un aggiornamento per gli RSPP grazie allo IAL
4 – perché il rischio ergonomico è in fase di crescita e sarà sempre più importante nelle aziende (*)
5 – perché l’ergonomia dei macchinari è sempre più importante (**)

(*)

(**) La nuova direttiva macchine 2006/42/CE – D.Lgs. 17/2010 ha introdotto un nuovo Requisito Essenziale di Sicurezza – punto 1.1.6 alla base della progettazione delle macchine stesse e i fabbricanti ne devon tener conto)

1.1.6. Ergonomia
Nelle condizioni d’uso previste devono essere ridotti al minimo possibile il disagio, la fatica e le
tensioni psichiche e fisiche (stress) dell’operatore, tenuto conto dei principi seguenti dell’ergonomia:
– tener conto della variabilità delle dimensioni fisiche, della forza e della resistenza dell’operatore,
– offrire lo spazio necessario per i movimenti delle parti del corpo dell’operatore,
– evitare un ritmo di lavoro condizionato dalla macchina,
– evitare un controllo che richiede una concentrazione prolungata,
– adattare l’interfaccia uomo/macchina alle caratteristiche prevedibili dell’operatore.

Immagini dell’insicurezza: ponteggi

Segnalato da Ugo (www.studiofonzar.com)

Ciao Ugo, seguendo la tua mailing list rimango sempre piacevolmente sorpreso dalle foto che ti inviano sulle più disparate situazioni.
Contagiato da tutto ciò, l’altra settimana stavo guardando dei pittori all’opera su un ponteggio con tanto di caschetti da lavoro in quota, e compiacendomi per l’attrezzatura “moderna” gli ho scattato una foto.

Poi mi è sorto un dubbio, la vista è quella che è ma lo zoom della macchinetta funziona benissimo. E allora ho scattato la foto nr 2 dalla quale “mi sembrava strano fosse tutto a posto !!!!”
Mandi e a presto

Grazie Giancarlo!

Dipendenze da alcol e droghe: obblighi di sicurezza e igiene del lavoro

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

Gli aspetti fondamentali della normativa, gli obblighi per il datore di lavoro e per il medico competente. Un approfondimento a cura di Rolando Dubini, avvocato in Milano. Prima parte.

Premessa
Test anti-droga per i piloti, indagine su Alitalia Repubblica – 04 febbraio 2010.
TORINO – Da alcune settimane, la Procura di Torino indaga sui test che l’Alitalia svolge per verificare se i suoi piloti abbiano assunto droghe o alcol prima di salire a bordo. L’ indagine nasce dalla denuncia di una passeggera. Il procuratore Raffaele Guariniello – che avrebbe iscritto nel registro degli indagati un alto manager di Alitalia – sospetta che la compagnia verifichi solo l’ assunzione di droga. Sarebbe invece trascurata l’ assunzione di alcol. La Procura vuole anche capire quanti dei 1600 piloti siano sottoposti a controlli e secondo quali modalità. Un portavoce di Alitalia spiega che l’ azienda svolge controlli capillari, sia pure a campione, e che potrà dimostrare agli inquirenti di Torino la correttezza del suo operato. La questione è regolata dal Testo unico delle leggi in materia di sicurezza sul lavoro, cui si aggiungono tre provvedimenti della Conferenza Stato-Regioni

1. Aspetti fondamentali
L’obbligo assolutamente inderogabile per il datore di lavoro di valutare tutti i rischi, e, anche per il medico competente, di effettuare la sorveglianza sanitaria sulle mansioni ad alto rischio, anche per terzi estranei, causato da dipendenze da alcol e da stupefacenti
L’obbligo generale indelegabile del datore di lavoro di valutare tutti i rischi lavorativi di cui agli artt. 17 c. 1 lett. a) e 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 (“Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007 n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”) include anche le eventuali interazioni dei rischi presenti in ambiente di lavoro con quelli derivanti da errate abitudini personali dei lavoratori, come l’assunzione di alcol e sostanze stupefacenti. Gli effetti delle sostanze psicotrope (alcol-stupefacenti) amplificano infatti i rischi insiti nell’attività lavorativa.
L’articolo 5 (Disposizioni generali) della DIRETTIVA DEL CONSIGLIO (89/391/CEE) DEL 12 GIUGNO 1989 prevede che “il datore di lavoro è obbligato a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi con il lavoro”, e, nello stesso senso, l’articolo 28 comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008 (Oggetto della valutazione dei rischi) definisce chiaramente lo stesso obbligo incondizionato: “la valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori”.
La Regione Veneto nelle “Indicazioni operative sulle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di alcol-dipendenza in lavoratori addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza (D.Lgs 81/2008 – L. 125/2001 – bozza di documento del 26 giugno 2009)”, afferma che “il Datore di Lavoro deve valutare, richiedendo in particolare la collaborazione del medico competente, il rischio legato all’assunzione di alcolici nella propria azienda in base all’elenco delle attività con divieto di assunzione di alcolici contenuto nell’Allegato 1 del Provvedimento attuativo 16 marzo 2006 dell’art 15 della Legge n. 125/2001. Lo stesso vale ovviamente per quel che riguarda l’assunzione di stupefacenti.
Nello svolgimento di tale compito l’articolo 29 (Modalità di effettuazione della valutazione dei rischi) del D.lgs. n. 81/2008 prevede inoltre che: “il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente, nei casi di cui all’articolo 41” (ovvero nei casi in cui è obbligatoria la sorveglianza sanitaria, tra i quali anche il caso di cui al comma 4 dell’articolo 41 , relativi ad alcol dipendenza e assunzione di stupefacenti, ma anche tossicodipendenza e assunzione di alcolici (nelle mansioni a rischio). Per la violazione di detto obbligo il datore di lavoro è punito con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400.
E d’altro canto l’articolo 25 comma 1 (Obblighi del medico competente) prevede che: “il medico competente: a) collabora con il datore di lavoro e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi (arresto fino a tre mesi o ammenda da 400 a 1.600 euro), anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza…”.
Il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, c.d. “testo unico” di sicurezza del lavoro, è poi inequivocabile nel sancire che il medico competente è obbligato ad eseguire la sorveglianza sanitaria i tutti i casi previsti dalla normativa vigente: articolo 41 (Sorveglianza sanitaria) del D.lgs. n. 81/2008: ”la sorveglianza sanitaria è effettuata dal medico competente: a) nei casi previsti dalla normativa vigente”.

In tale contesto assume particolare pregnanza per il medico competente desideroso di rispettare la legge vigente l’art. 25 (Obblighi del medico competente) del D.lgs. n. 81/2008, ai sensi del quale “il medico competente: b) programma ed effettua la sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41 attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici e tenendo in considerazione gli indirizzi scientifici più avanzati”.
Quindi anche in assenza di linee guida ufficiali, il medico competente procede obbligatoriamente alla sorveglianza sanitaria osservando gli indirizzi scientifici più avanzati, che deve conoscere. La risibile giustificazione per la colpevole inerzia e la sostanziale violazione di obblighi penalmente sanzionati in materia di sorveglianza sanitaria da parte di taluni che adducono come giustificazione la mancanza di linee guida ufficiali è totalmente destituita di ogni fondamento, posta che la norma vigente richiamata in alcun modo fa riferimento a linee guida più o meno ufficiali, ma al contrario richiama il medico competente all’obbligo di conoscere gli indirizzi scientifici più avanzati, poiché i protocolli sanitari li deve elaborare lui, e nessun altro,e se non ci sono sarà lui a risponderne di fronte alla legge e anche dal punto di vista deontologico posto che l’articolo 39 comma 1 del D.Lgs. n. 81/2008 prevede esplicitamente che “l’ ’attività di medico competente è svolta secondo i principi della medicina del lavoro e del codice etico della Commissione internazionale di salute occupazionale (ICOH), che lo obbligano non solo a tutelare la salute del lavoratore, prima del pur importantissimo posto di lavoro, ma anche a considerare sempre i rischi per i terzi estranei.
D’altra parte quando esiste il buon senso anche civico e la buona volontà di rispettare la norma vigente, come nel caso della movimentazione manuale dei carichi, i protocolli e le modalità di valutazione li si è andati a pescare perfino negli Stati Uniti, mentre per non far nulla in materia di rischi lavorativo da alcol e stupefacenti ogni scusa, anche se campata totalmente in aria, è giustificata.
Ogni violazione di questo obbligo inderogabile di effettuare la sorveglianza sanitaria in base agli indirizzi scientifici più avanzati, da parte del medico competente, è punito con l’arresto fino a due mesi o ammenda da 300 a 1.200 euro ai sensi dell’art. 58 del d.lgs. n. 81/2008.

Dunque, a proposito dell’attività di collaborazione obbligatoria del medico competente con il datore di lavoro anche al di fuori dell’obbligo della sorveglianza sanitaria, si deve ribadire che la funzione che il D. Lgs. n. 81/2008 ha voluto assegnare al medico competente è duplice, una quella appunto di collaborare con il datore di lavoro e con il SPP che lo deve portare a partecipare alla valutazione dei rischi finalizzata anche ad individuare la necessità di programmare una eventuale sorveglianza sanitaria (art 25 del D. Lgs. n. 81/2008) [si rammenti a tal proposito che secondo le indicazioni fornite dall’art. 28 comma 2 lettera e) del Testo Unico il datore di lavoro dovrà indicare nel DVR avente data certa, con un obbligo anche penalmente sanzionato dal successivo art. 29 comma 2, il nominativo del medico competente che ha partecipato alla valutazione dei rischi] e l’altra funzione di effettuare, dietro nomina, la sorveglianza sanitaria se obbligatoria.
Per concludere l’attività di controllo del buono stato di salute dei lavoratori che il legislatore ha voluto imporre al datore di lavoro prima di assegnare al lavoratore i compiti in azienda, prevista dall’art. 18 comma 1 lettera c) del D. Lgs. n. 81/2008, può benissimo farsi rientrare fra i compiti di collaborazione che il medico competente deve fornire al datore di lavoro e ad essa dovrà seguire, se ne emerge la necessità al termine dalla valutazione dei rischi alla quale ha partecipato e dietro sua esplicita indicazione, la sorveglianza sanitaria se obbligatoria per legge, oppure il consiglio che se vi sono giustificati motivi per certe mansioni pericolose ma non incluse nelle intese stato regioni del 2006 e 2007 su alcol e stupefacenti, la decisione di inviare il dipendente a visita collegiale presso la struttura pubblica della asl.

—- L’articolo continua dopo la pubblicità —-

Gli articoli 41 e 42 del D.Lgs. n. 81/2008 disciplinano, rispettivamente, la “sorveglianza sanitaria” ed i “provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica”.
Il comma 2 dell’art. 41, in particolare, stabilisce che la sorveglianza sanitaria comprende, per quanto qui interessa:
a) la visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica;
b) la visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori ed esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, qualora non prevista dalla relativa normativa, viene stabilita, di norma, in una volta l’anno. Tale periodicità può assumere cadenza diversa, stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio. L’organo di vigilanza, con provvedimento motivato, può disporre contenuti e periodicità della sorveglianza sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal medico competente;(…)
d) la visita medica in occasione del cambio della mansione onde verificare l’idoneità alla mansione specifica; (…)
Il successivo comma 4 dell’articolo 41, nello stabilire che le visite mediche di cui al comma 2, a cura e spese del datore di lavoro, comprendono gli esami clinici e biologici e le indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente, soggiunge chiaramente, e imporre, la sorveglianza sanitaria anche in relazione ad alcol e stupefacenti:
“art. 41. Sorveglianza sanitaria
4. … Nei casi ed alle condizioni previste dall’ordinamento, le visite di cui al comma 2, lettere a), b) e d) sono altresì finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza e di assunzione di sostanze psicotrope e stupefacenti.
Dunque “gli accertamenti mirati alla verifica dell’eventuale assunzione, da parte dei lavoratori, di sostanze stupefacenti o psicotrope sono compresi nel novero delle verifiche sulla salute dei lavoratori stessi disciplinate dal citato art. 41 del D.Lgs. 81/2008” (T.A.R. LAZIO, Sez. 1, 8 aprile 2009). E lo stesso vale per l’assunzione di alcolici, ai sensi dello stesso art. 4 comma 4 e degli artt. 1 e 15 della legge n. 125/2001.
Con il comma 5 dell’art. 41 del d.lgs. n. 81/2008 si è previsto che:
“Gli esiti della visita medica devono essere allegati alla cartella sanitaria e di rischio di cui all’articolo 25, comma 1, lettera c), secondo i requisiti minimi contenuti nell’Allegato 3A e predisposta su formato cartaceo o informatizzato, secondo quanto previsto dall’articolo 53”, nonché con il comma 6 dello stesso articolo ai sensi del quale:
“Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche di cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:
a) idoneità;
b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;
c) inidoneità temporanea;
d) inidoneità permanente”
con l’obbligo ancora fissato dal comma 7 che:
“Nel caso di espressione del giudizio di inidoneità temporanea vanno precisati i limiti temporali di validità”
e con il comma 8 che:
“Dei giudizi di cui al comma 6, il medico competente informa per iscritto il datore di lavoro e il lavoratore”
prevedendo, infine, con il comma 9 che:
“Avverso i giudizi del medico competente è ammesso ricorso, entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all’organo di vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso”.

Va pure ricordato che con l’importante sentenza 8 aprile 2009, il Tar del Lazio sezione I ha nettamente e giustamente respinto la richiesta di annullamento dell’atto della Conferenza permanente stato-regioni del 18 settembre 2008 concernente le procedure per gli accertamenti (test) di assenza di sostanze stupefacenti, da parte dei lavoratori, presentato dalle organizzazioni sindacali dei trasporti, ai quali si erano associate Fim, Fiom, Uilm.
La richiesta di annullamento era fondata sulla convinzione che i test violassero l’articolo 117 della Costituzione e ledessero i diritti individuali dei lavoratori, trascurando però il prioritario diritto alla salute di cui all’art. 32, che è anche interesse della collettività, e dei terzi estranei messi in pericolo dai comportamenti lavorativi di chi svolge mansioni a rischio e assume stupefacenti: il Tar del Lazio mette in evidenza proprio questo profondissimo limite concettuale laddove osserva che “parte ricorrente … non sembra – nel quadro della prospettazione esplicitata nell’atto di ricorso all’esame – aver adeguatamente valutato che la disciplina oggetto di censura riguarda fattori di rischio le cui ricadute potenzialmente offensive non concernono, esclusivamente, la persona e/o la salute dei lavoratori; ma sono – invece – suscettibili di riverberarsi anche sui terzi (tenuto presente il particolare settore lavorativo – trasporti – contemplato dalla disciplina in esame)”.
La sentenza del Tar del Lazio respinge la richiesta di annullamento affermando che l’atto amministrativo emanato dalla Conferenza stato-regioni non fa altro che definire meglio e in modo del tutto legittimo quanto disciplinato dagli articoli 41 e 42 del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico), in materia di sorveglianza sanitaria e di provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica.
Il provvedimento chiarisce che quando da parte del datore di lavoro si formi il ragionevole dubbio che il lavoratore assuma sostanze stupefacenti o quando, dopo il verificarsi di un infortunio, si voglia escludere che l’assunzione ci sia stata, sia lecito chiedere che si attivino le opportune azioni di accertamento sanitario.

Rolando Dubini, avvocato in Milano

EN ISO 12100-1 e -2 + A1:2009

Segnalato da Ugo (www.studiofonzar.com)

Questa notizia è stata tratta dalla: newsletter di BS – bsibritishstandards@emarketing.etelligent.co.uk

BS EN ISO 12100-1:2003+Amendment 1:2009 &
BS EN ISO 12100-2:2003+Amendment 1:2009

Safety of machinery. Basic concepts, general principles for design.

When you’re designing for safety, it’s important to be up to date with best practice. Make sure you are up to date with these two key machinery safety standards.

BS EN ISO 12100 parts 1 and 2 provide designers with an overall framework and guidance for producing safe machines. This means the ability of a machine to perform its intended function(s) during its lifecycle where risk has been adequately reduced.

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BS EN ISO 12100-2:2003 + Amendment 1:2009 Safety of machinery. Basic concepts, general principles for design. Technical principles