Archivi del mese: agosto 2010

Nuovo Regolamento macchinari e ascensori Direttiva 2006/42

Segnalato da www.studiofonzar.com

Il Consiglio dei Ministri n. 103 del 30/07/2010 ha approvato un regolamento, sul quale sono stati acquisiti i pareri prescritti, per l’attuazione della direttiva europea 2006/42 sui requisiti di fabbricazione, immissione sul mercato e messa in servizio di macchinari di vario genere; in tale operazione di riordino si modifica anche la disciplina vigente in materia di ascensori.

Ciò su proposta del Ministro per le politiche europee, Andrea Ronchi, e del Ministro dello sviluppo economico.

Traduzione del contenuto della lettera della CE relativa alle PLE costruite prima del dicembre 2009

Fonte: http://www.studiofonzar.com

Segnalato da Graziano (che ringrazio e saluto) e tratto dal seguente documento: http://www.ipaf.org/fileadmin/user_upload/documents/it/IF2010.pdf

Traduzione del contenuto della lettera della CE relativa alle PLE costruite prima del dicembre 2009

Head of Unit
EUROPEAN COMMISSION ENTERPRISE AND INDUSTRY DIRECTORATE-GENERAL New Approach Industries, Tourism and CSR Mechanical, Electrical and Telecom Equipment
Brussels, ENTR/I4/IF/ck D(2009) 34596
Direttiva 2006/42/EC Machinery Working Group Doc.WG-2009.56 Oggetto: Consegna rinviata di macchine a causa della crisi economica

Egr. Sig. Harris,
su nostra richiesta, la sua lettera relativa alle consegne rinviate di macchine prodotte nel 2009 è stata attentamente esaminata dai rappresentanti delle Autorità di sorveglianza del mercato degli Stati Membro nella loro riunione di Tampere, Finlandia il 21 ottobre 2009.
Gli Stati Membro erano dell’opinione che la maggioranza di questi casi potrà essere risolta con una delle due seguenti soluzioni:
– Se tale macchinario è conforme a tutti i requisiti della Direttiva 2006/42/EC può essere emessa una Dichiarazione di Conformità corrispondente a tale direttiva per macchine immesse sul mercato nel 2010. (La data di fabbricazione marcata sulla macchina non è necessariamente la stessa data della Dichiarazione di Conformità).
– Se il macchinario prodotto nel 2009 è stato trasferito alla catena di distribuzione nel 2009 (che comprende il caso in cui il macchinario è stato reso disponibile alla rete di distribuzione dello stesso produttore) il macchinario viene considerato come se fosse stato immesso sul mercato nel 2009. E’ pertanto applicabile la Direttiva 98/37/EC.
Gli Stati Membro hanno anche precisato che la loro priorità sarà di assicurare che il macchinario prodotto e immesso sul mercato nel 2010 sia conforme alla Direttiva 2006/42/CE
Distinti saluti
Alexandra Jour-Schröder

Decreto 81: sulla modifica degli allegati 3A e 3B

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

Osservazioni della SIMLII sulla proposta di modifica ai contenuti degli allegati 3A e 3B del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81.

Il D.Lgs 106/09, all’art. 25, comma 1, prevede una ridefinizione “secondo criteri di semplicità e certezza” dei contenuti degli Allegati 3A e 3B dell’Art. 40 del D.Lgs 81/08 e delle modalità di trasmissione delle relative informazioni.

La SIMILI (Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale) ha presentato le sue osservazioni in merito:

– la lettera inviata dalla SIMLII al Ministero della Salute e al Ministero del Lavoro in data 27.07.2010 in merito all’allegato 3A (formato .doc, 40 kB) e all’allegato 3B (formato PDF, 10 kB) ex art 40, comma 2 bis, DLgs 81/08 con le relative proposte di modifica (vedi note);

– e il documento di pari oggetto inviato dalla SIMLII in data 23.06.2010 ai due Ministeri anzidetti, al Coordinamento delle Regioni, e alle parti Sociali.

Pubblichiamo le note della SIMILI in merito agli allegati 3A e 3B ex art 40 comma 2 bis d.lgs. 81/08.

“NOTE IN MERITO ALL’ALLEGATO 3A
Va rammentato che, trattandosi di contenuti minimi, vanno limitati al massimo e indicati i dati certi, non suscettibili di modifica nel tempo e indispensabili per raggiungere lo scopo che si prefigge il documento sanitario. Il nuovo allegato 3A dovrà comprendere tutti i modelli di cartella (cioè sia quello previsto dall’81/08, quello per i cancerogeni e anche il vecchio modello del TU 1124/65 per asbestosi e silicosi), con la sola esclusione del DOSP per le radiazioni ionizzanti, esplicitamente previsto da altra normativa (D.Lgs. 230/95).
A questo proposito, nel modello originario alcuni dati sono ridondanti o scarsamente utili:
• età del lavoratore = dato inutile, dal momento che deve essere indicata la data di nascita e che ovviamente si tratta di un parametro che varia nel tempo;
• dati relativi all’azienda = si tratta di dati già noti alla PA; nella cartella sanitaria e di rischio il Medico Competente dovrà limitarsi a indicare esclusivamente la ragione sociale e la sede dell’unità operativa cui afferisce il singolo lavoratore. Nella griglia dell’allegato 3B dovrà, invece, indicare anche la partita Iva o il Codice Fiscale, codice numerico/alfanumerico che individua univocamente l’azienda, nonché la sede dell’unità operativa seguita [tutte le altre informazioni che possono essere utili ai ministeri interessati o ai singoli Spresal possono essere
facilmente reperite attraverso altre banche dati, complete e disponibili per la consultazione];
• fattori di rischio = indicare i fattori di rischio con riferimento alla normativa vigente e analizzati nella fase di valutazione dei rischi, specificando nei casi previsti dalla legge i livelli di
esposizione individuale;
• anamnesi patologica = sarebbe opportuno indicare separatamente la “ tipologia di invalidità – lavorativa o civile – e le malattie professionali riconosciute” riferite dal lavoratore; programma di sorveglianza sanitaria (“protocollo sanitario e periodicità degli accertamenti”) = questo paragrafo, dal punto di vista logico e consequenziale, va posto prima, cioè subito dopo la indicazione della mansione;
• firma del lavoratore = va meglio specificato, come segue: “la firma del lavoratore attesta l’avvenuta informazione circa il significato e i risultati della sorveglianza sanitaria, la corretta espressione dei dati anamnestici, l’informazione circa la possibilità di ricorrere contro il giudizio di idoneità. Nel caso di cartella informatizzata potrà essere acquisita, per tali finalità, con dichiarazione in calce al giudizio di idoneità nella copia cartacea trattenuta dal Medico Competente.”
• Contenuti minimi della comunicazione scritta del giudizio di idoneità alla mansione a lavoratore e datore di lavoro: va indicata la MANSIONE SPECIFICA oltre al reparto e ai rischi; per quanto riguarda l’apposizione della firma da parte del lavoratore si rimanda alla nota precedente (appare inutile, d’altronde, far firmare al soggetto un certificato personale, allo stesso indirizzato e rimesso alla sua diretta custodia).

NOTE IN MERITO ALL’ALLEGATO 3 B
Si ribadisce che non si tratta di uno strumento da utilizzare per la vigilanza, ma esclusivamente a fini statistico–epidemiologici. Si sottolinea l’obbligo, per il datore di lavoro, di comunicare tempestivamente tutti i dati non di pertinenza del Medico Competente.
Nel modello originario alcuni dati sono ridondanti o scarsamente utili:
• dati identificativi dell’azienda = per identificare la ditta, da parte del Medico Competente, è sufficiente indicare solo ragione sociale e partita Iva (o Codice fiscale). I dati relativi alla sede della società (indirizzo, comune etc.) sono utili solo nel caso di unità operative o unità produttive distaccate. Tutte le altre informazioni sono già note alla PA e reperibili attraverso la consultazione di altre banche-dati (ad esempio INPS, INAIL, Camere di Commercio etc.);
• numero di lavoratori occupati = anche questo è un dato scarsamente utile da richiedere al Medico Competente, perché variabile nel tempo e, comunque, già noto alla PA (vedi nota precedente);
• dati identificativi del Medico Competente = è sufficiente indicare nominativo e codice fiscale, che identificano in modo univoco i professionisti; per le comunicazioni può essere sufficiente indicare un indirizzo di posta elettronica, meglio ancora se PEC (posta elettronica certificata);
• malattie professionali segnalate dal Medico Competente = dato di dubbia utilità, in quanto già in possesso sia della PA (= banca dati INAIL) che degli stessi SPreSAL territoriali, cui viene
inviata copia del primo certificato medico di MP o della denuncia ai sensi dell’art. 139 TU 1124/65;
• dati relativi alla sorveglianza sanitaria = specificare che trattasi di giudizi di idoneità alla mansione specifica;
• esposizione a rischi lavorativi dei lavoratori = si tratta di una tabella estremamente complessa, piuttosto difficile da compilare anche con l’ausilio di adeguato software nel caso di cartella informatizzata. Si ribadisce che il giudizio di idoneità alla mansione specifica non consente di valutare lo stato di salute né del singolo lavoratore né, tantomeno, della popolazione lavorativa di un’azienda o di uno specifico comparto. La stessa enumerazione dei rischi lavorativi appare discutibile, soprattutto in relazione all’attuale realtà produttiva del nostro paese, e alcune voci si prestano a differenti e variabili interpretazioni (ad es.: “esposizione” ad amianto, benzene, amine aromatiche, CVM …..). Per evitare equivoci sarebbe stato meglio indicare esclusivamente i rischi previsti nella normativa vigente (D.Lgs. 81/08, lavoro notturno, verifica di assenza di assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope e al.), eliminando le colonne relative al “numero dei lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria”. Per quanto detto si propone, quindi, l’abolizione della tabella in esame.”

La lettera inviata dalla SIMLII il 27.07.2010 (formato PDF, 38 kB)
L’allegato 3A (formato .doc, 40 kB)
L’allegato 3B (formato PDF, 10 kB)
Le note (formato PDF, 53 kB)
Il documento di pari oggetto inviato dalla SIMLII in data 23.06.2010 (formato PDF, 66 kB)

links: http://www.puntosicuro.it/italian/index.php?VM=articolo&IA=10122

Proroga Vdr Rischi Stress al 31/12/2010: è legge. Camera approva la fiducia al DL 78/2010

Fonte: www.studiofonzar.com

La Camera ha votato ha votato il 29/7/2010 la conversione in legge del Decreto legge 78/2010 sulla “Manovra economica” nell’identico testo modificato dal Senato. Tra le modifiche del Governo: proroga al 31/12/2010 della Vdr su Rischi STRESS lavoro-correlati e di 12 mesi per i decreti sulla P.A.. Introdotta anche la “SCIA”.

La Camera ha votato il 29/7/2010 la conversione in legge del Decreto legge 78/2010 sulla “Manovra economica” nell’identico testo modificato dal Senato.

L’entrata in vigore effettiva della proroga dell’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi “STRESS Lavoro-correlati” per tutte le aziende
– dal 1 agosto 2010
– al 31 dicembre2010
dovrebbe avvenire entro il 1 agosto 1010, dopo la firma del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla G.U. del Decreto legge n. 78/2010 nella versione approvata dal Parlamento, dopo che la Camera ha approvato il voto di fiducia posto dal Governo all’ nella sediuta di mercoledì 28 luglio 2010.

Vedi il link (pag. 12).

La proroga della dei rischi “STRESS Lavoro-correlati” alle aziende private al 31/12/2010 è prevista dalle modifiche apportate dal Senato all’art. 8, comma 12 dell’originario testo del Decreto-legge 78/2010, che la prevedeva solo per le aziende della P.A.

Il provvedimento è stato approvato il 28 luglio 2010 – in via definitiva dalla Camera, che – con 329 voti a favore e 275 contro – ha votato la fiducia posta dal Governo sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, del disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica (C. 3638).

……………

Le modifiche al Decreto-legge 78/2010 prevedono anche – allo stesso comma 12 dell’art. 7 – la proroga di 12 mesi anche del termine per l’emanazione dei decreti attuativi che riguardano larga parte della P.A. (articolo 3, comma 2 del D.Lgs. 81/2008, già più volte rinviati).
……………

Il Decreto-legge 78/2010 – con le modifiche del maxi-emendamento del Governo – peggiora la Tutela dell’Ambiente e della Salute e Sicurezza e inficia l’art. 41 della Costituzione, introducendo la “SCIA” ( Segnalazione certificata inizio attività), una forma di silenzio assenso all’inizio di attività imprenditoriali, atigianali e commerciali, pur con alcuni limiti (assolutamente insufficienti), con esclusione dei casi in cui sussistono vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa …

links per info da qui: http://www.amblav.it/news_dettaglio.aspx?IDNews=7184

Indicazioni operative per la sicurezza di macchine e attrezzature

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

Da Ispesl e Regione Lombardia, indicazioni operative/procedurali, aggiornate al D.Lgs. 106/09, relative alla sicurezza impiantistica di macchine e attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro: impianti elettrici, apparecchi di sollevamento e a pressione.

Un’analisi degli eventi incidentali in Italia mostra che nella maggior parte dei casi alla base di tali eventi è presente una carenza impiantistica e/o operativa.
Per questo motivo assume particolare rilevanza il primo protocollo d’intesa firmato dall‘ISPESL e dalla Regione Lombardia dal titolo “Indicazioni operative e procedurali sull’applicazione del D. Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i. relativamente agli aspetti inerenti la sicurezza impiantistica delle macchine e delle attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro”.

Il documento, un aggiornamento delle indicazioni operative e procedurali alla luce delle integrazioni e modifiche introdotte dal D. Lgs. 106/2009, è stato redatto da un gruppo di lavoro misto costituito sia da funzionari delle ASL che dei Dipartimenti ISPESL della Lombardia e riguarda tre tipologie di attrezzature e impianti che sono oggetto di controllo e/o verifica da parte dei due enti:
– impianti elettrici;
– apparecchi di sollevamento;
– apparecchi a pressione (PED).

Il documento indica alcuni importanti aspetti generali relativi alla sicurezza impiantistica:

– non sono previste nel Testo Unico “indicazioni sulle modalità e/o criteri per l’effettuazione delle verifiche periodiche, che sono demandate a successivi decreti ministeriali, come previsto dall’art. 71, comma 13, per le attrezzature di lavoro (sollevamento e pressione) e dal successivo art. 86, comma 2, per gli impianti elettrici”. Si “ritiene pertanto ragionevole per tutte le tipologie di attrezzature e/o impianti già sottoposti al regime delle verifiche periodiche prima dell’entrata in vigore del decreto procedere secondo le modalità tecnico – operative – amministrative già in uso; per le nuove attrezzature introdotte con il decreto correttivo nell’Allegato VII (ascensori e montacarichi da cantiere, carrelli semoventi, piattaforme di lavoro auto sollevanti, ecc.) si ritiene necessario rinviare l’attivazione del regime delle verifiche periodiche a dopo l’emanazione del decreto attuativo”;
– “in assenza del medesimo decreto attuativo, si ritiene di non poter dare attuazione a quanto previsto dall’art. 71, comma 12. Pertanto, sino a quando non sarà possibile avvalersi dei soggetti previsti da quest’ultimo, le ASL e l’ISPESL dovranno adottare i necessari provvedimenti atti a garantire la più ampia copertura del servizio, tenuto conto delle risorse disponibili e di priorità basate sulla analisi di rischio”;
– “per quanto riguarda l’applicazione dell’art. 21 del decreto ai lavoratori autonomi “si ritiene che tali obblighi riguardino tutti i lavoratori autonomi con la sola eccezione dei lavoratori autonomi che svolgono attività di natura intellettuale (per es. medici)”.

Per quanto attiene agli obblighi derivanti dal DPR 462/01, relativamente alle verifiche periodiche “si ritiene, salvo diverso pronunciamento ministeriale, che:
– “gli impianti elettrici non vadano annoverati fra le ‘attrezzature di lavoro’ (secondo la definizione di cui all’art. 69 del decreto) discendendone pertanto che i lavoratori autonomi e le altre categorie di lavoratori citati all’art. 21 non rientrano nel campo di applicazione del Capo III (Impianti ed apparecchiature elettriche) del Titolo III del decreto; per essi conseguentemente non si applicano le disposizioni dell’art. 86;
– in materia di verifiche periodiche, ai lavoratori autonomi di cui all’art. 21 non risultano altresì applicabili le disposizioni del DPR 462/01;
– per questi lavoratori restano comunque pienamente applicabili le disposizioni di cui al DM 22/01/2008 n. 37 in materia di installazione e esercizio degli impianti elettrici”.

Infine si ricorda che nel Testo Unico all’art. 80 dopo il comma 3 è previsto il comma 3-bis e “l’impianto sanzionatorio di tale articolo è previsto all’art. 87 del decreto che, al comma 3, lettera d) prevede una sanzione per la violazione dell’art. 80 commi 3 e 4”. Il documento ritiene che “tale precetto sanzionatorio debba essere interpretato come riferito in realtà al comma 3-bis”.

Riportiamo ora alcuni degli aspetti specifici inerenti gli apparecchi di sollevamento, rimandando al documento per una lettura più esauriente e per gli aspetti relativi agli impianti elettrici e agli apparecchi a pressione.

Intanto si ritiene che “la classificazione dell’apparecchio di sollevamento, riferita alla modalità di utilizzo, sia compito del datore di lavoro, eventualmente di concerto con l’RSPP e l’RLS, e con l’eventuale supporto da parte del tecnico verificatore”. Ricordando che il “settore di impiego, ai fini dell’individuazione della periodicità di verifica degli apparecchi di sollevamento di cui all’allegato VII, non coincide necessariamente con quello individuato dal codice ATECO dell’impresa, bensì dall’effettivo luogo di utilizzo della suddetta attrezzatura, indipendentemente dal tempo di presenza nello stesso”.

Il datore di lavoro deve poi “effettuare per ogni singolo apparecchio una valutazione del rischio in funzione delle condizioni di impiego (regolare leggero, regolare intermittente, irregolare intenso, intensivo, ecc.), del regime di carico (leggero, moderato, pesante, molto pesante, ecc.), della determinazione della classe dell’apparecchio nel suo insieme (A1, A2, A3, A4, A5, A6,…), della classificazione dei meccanismi, delle condizioni ambientali in cui opera (all’aperto, al chiuso, in presenza di polveri, temperatura, atmosfere aggressive, ecc…)”.
La valutazione, opportunamente documentata, “potrà determinare una diversa periodicità a cui far sottoporre l’apparecchio a verifica periodica, fatta salva l’accettazione da parte dell’organo di controllo”.
L’eventuale mancata classificazione dell’attrezzatura da parte del datore di lavoro “equivarrà, per il principio di cautela e salvaguardia della sicurezza, a considerare l’attrezzatura assoggettata alla periodicità più restrittiva” tra quelle indicate nel Testo Unico.

Ricordiamo che per le macchine “messe in servizio dopo il 15.05.2008, si applica la procedura dell’art. 71, comma 11, D. Lgs. 81/2008 come modificato dal D. Lgs. 106/2009”.
In particolare:
– “la richiesta di intervento presentata all’ISPESL dovrà essere formalmente completa di tutta la documentazione (comprensiva di allegati) necessaria all’effettuazione della verifica. In caso contrario l’ISPESL richiederà al datore di lavoro l’integrazione della documentazione presentata”;
– “nel caso in cui venga richiesta una integrazione relativa alla documentazione presentata l’ISPESL provvederà ad effettuare la prima verifica entro 60 gg dalla data di presentazione della documentazione integrativa;
– “l’ASL può intervenire su richiesta del datore di lavoro, trascorsi 60 giorni dalla richiesta all’ISPESL, solo previa verifica che l’ISPESL non abbia effettivamente avviato le procedure per l’effettuazione della prima verifica periodica” (ad esempio tramite acquisizione della copia della lettera di richiesta di verifica periodica e della ricevuta di ritorno).
Si ricorda che al momento dell’effettuazione della prima verifica periodica da parte dell’ASL “verrà attribuito alla attrezzatura un numero o codice identificativo”.

Posto l’obbligo di richiedere la verifica periodica in capo al datore di lavoro, “si ritiene che in determinate circostanze e per determinati apparecchi ( macchine a noleggio con contratti di brevissima durata o giornalieri) si possa ritenere comunque valida la richiesta di verifica prodotta dalla società di noleggio purché sottoscritta da entrambi i soggetti”.

Concludiamo ricordando che in appendice al documento sono presenti:
– alcune definizioni in merito agli apparecchi di sollevamento;
– un elenco dei controlli supplementari a cui assoggettare determinate tipologie di apparecchi di sollevamento sottoposte a regime di utilizzo di tipo gravoso.

ISPESL, Regione Lombardia – Maggio 2010 – Indicazioni operative e procedurali sull’applicazione del D. Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i. relativamente agli aspetti inerenti la sicurezza impiantistica delle macchine e delle attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro.

Computer portatili: come lavorare in sicurezza

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

Informazioni e buone pratiche per lavorare in sicurezza con i computer di ultima generazione: computer portatili e netbook. La normativa, le misure di prevenzione e i rischi degli schermi lucidi.

Nei giorni scorsi PuntoSicuro ha presentato l’aggiornamento di un documento Inail dedicato alla prevenzione e alle buone pratiche nell’uso professionale dei videoterminali (VDT).
Abbiamo tuttavia pensato di dedicare uno spazio di approfondimento ad una particolare attrezzatura di lavoro che si viene via via più diffondendo anche nei luoghi di lavoro a discapito del classico videoterminale: il computer portatile o notebook.

Questo computer portatile, chiamato anche laptop, è dotato insieme di display, tastiera, alimentazione a batteria, ha chiaramente il vantaggio di avere dimensioni e peso ridotti e dunque una facile trasportabilità.
Questa attrezzatura è dotato di una grande gamma di accessori incorporati – ad esempio la webcam e l’antenna Wi-fi – e viene venduta con una periferica di puntamento, un touchpad, ed uno schermo a cristalli liquidi. Riguardo allo schermo si possono trovare modelli retroilluminati e transriflettivi. Se nel primo caso un pannello luminoso dietro lo schermo genera energia luminosa che viene modulata poi dai cristalli liquidi, nel secondo caso la luce ambientale viene riflessa da uno specchio posto dietro allo schermo.
Questi notebook hanno permesso in questi anni un processo di “scollegamento” sempre più evidente tra lavoratore e luogo di lavoro, adattandosi perfettamente alle figure professionali caratterizzate da attività in continuo movimento (ad esempio agenti e rappresentanti).
Tuttavia a queste attrezzature si è affiancata recentemente una nuova tipologia di prodotto: il netbook.
I netbook sono ancora più piccoli, economici, leggeri. Hanno modelli di buona potenza di calcolo e rischiano di confinare per il futuro i notebook alla funzione che un tempo era dei computer da tavolo.

Quali sono i rischi dei computer portatili? Sono gli stessi dei classici computer fissi?

Cerchiamo di capirlo attraverso il documento Inail “Il lavoro al videoterminale”, prodotto da un gruppo di lavoro Inail nel 2002 – rielaborando una pubblicazione di Suva, Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro – e aggiornato nel mese di giugno 2010.

Il documento ricorda che “in generale, l’uso dei computer portatili o notebook comporta maggiori difficoltà nel mantenere una posizione ergonomica”. Pertanto – continua – “non dovrebbero essere utilizzati nel luogo di lavoro se non per brevi periodi”.
Inoltre l’Inail indica espressamente che “con il Decreto legislativo 81/2008 anche le attività connesse all’uso del computer portatile rientrano in quelle tutelate dal titolo VII relativo ai videoterminali”.

In relazione al Decreto legislativo 81/2008 riportiamo alcune delle indicazioni per la sicurezza contenute nell’allegato XXXIV:
1. Attrezzature
(…)
f) Computer portatili
L’impiego prolungato dei computer portatili necessita della fornitura di una tastiera e di un mouse o altro dispositivo di puntamento esterni nonché di un idoneo supporto che consenta il corretto posizionamento dello schermo.

Dopo una breve digressione relativa alla normativa, veniamo ad alcune buone pratiche nell’uso di computer portatili:
– “regolare l’inclinazione, la luminosità e il contrasto sullo schermo in modo ottimale;
– quando si prevede di dover effettuare un lavoro prolungato è bene munirsi e fare uso di una tastiera esterna, di una base per il notebook (in modo da sollevare lo schermo) e di un mouse separati rispetto al computer portatile. È bene invece usare uno schermo esterno se i caratteri sullo schermo del computer portatile sono troppo piccoli”. Ricordiamo che l’adozione di un mouse ottico (al posto del touchpad) e di una tastiera ergonomica favoriscono l’appoggio di entrambi gli avambracci. In questo modo è possibile attenuare il sovraccarico degli arti superiori, ridurre l’angolazione dei polsi e l’affaticamento dei tendini della mano;
– “cambiare spesso posizione facendo pause molto frequenti;
– evitare di piegare la schiena in avanti;
– mantenere gli avambracci, i polsi e le mani allineati durante l’uso di mouse e tastiera, evitando di piegare o angolare i polsi”.

È evidente che le misure di prevenzione possibili e consigliabili dipendono sia dal tipo di uso del portatile, che dall’ambiente in cui si lavora.
Se del portatile si fa un uso saltuario i rischi sono minori, ma comunque non vanno sottovalutati. In ogni caso come per un computer fisso anche per un portatile è importante sistemare la postazione di lavoro regolando la sedia, posizionando e regolando lo schermo, con particolare attenzione alla posizione di finestre o fonti di luce che potrebbero abbagliare o creare fastidiosi riflessi sullo schermo.

Se poi si utilizza il portatile durante il viaggio, il documento propone innanzitutto di “non posizionare il computer portatile direttamente sulle gambe, ma tenerlo un po’ più alto anche usando un piano di appoggio di fortuna”.
In aggiunta alle indicazioni della guida INAIL, è necessario sottolineare come non si debba mai utilizzare come sopralzo una superfice morbida o un indumento: potrebbero ostruire fessure e aperture di aerazione causando un surriscaldamento del PC portatile. Per tenerlo sollevato in sicurezza si può invece usare un piano rigido come una valigetta o un libro.

Il documento propone inoltre altri suggerimenti:
– “se il sedile è troppo basso rispetto al piano di lavoro, sopraelevarlo con un cuscino/una coperta/un asciugamano;
– se necessario, creare un poggiapiedi con un oggetto di dimensioni opportune;
– se lo schienale del sedile è scomodo, coprirlo con una coperta e mettere un asciugamano arrotolato nella zona lombare;
– creare adeguati sostegni per le braccia quando si lavora sul divano, usando ad es. i cuscini”.

Come accennato in apertura molti computer portatili moderni hanno uno “schermo con una superficie molto riflettente (schermi lucidi o glossy) per garantire una resa ottimale dei colori”: questi computer presentano “maggiori rischi di affaticamento della vista”.
Dunque è consigliabile utilizzare portatili con schermo a cristalli liquidi rivestito dalla tradizionale pellicola ‘opaca’. In ogni caso è necessario, “prima di iniziare a lavorare, verificare che la posizione rispetto alle fonti di luce naturale e artificiale sia tale da non creare problemi di riflessi sullo schermo o di abbagliamento per l’utilizzatore”.
Riguardo ai piccoli netbook e ad attrezzature similari, l’Inail ci ricorda che per evitare problemi di affaticamento per la vista è “opportuno evitare attività prolungate di lettura e scrittura su tutte le apparecchiature informatiche attuali con schermi di dimensioni ridotte quali netbook (schermi di solito da 7-10”), smartphone, palmari, ecc., soprattutto se non presentano la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri”.

Occorre infine ricordare che è importante, durante la lettura sul portatile, “distogliere spesso lo sguardo dallo schermo per fissare oggetti lontani” e che la normativa prevede per ogni operatore (che utilizzi portatili per almeno 20 ore settimanali) una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa al computer.

Inail, “Il lavoro al videoterminale”, aggiornamento a cura di Barbara Manfredi (formato PDF, 1.98 MB).