Archivi del mese: settembre 2010

Le misure per la sicurezza devono essere a prova di errore umano

Segnalato da Ugo (studioFonzar) che ringrazio

Questa notizia è stata tratta da: http://www.complianceaziendale.com/

La Corte di Cassazione, Sezione IV Penale, con sentenza n. 21511 del 7 giugno 2010 ricorda che le disposizioni di sicurezza devono essere a prova di “negligenza, imprudenza e imperizia dell’infortunato” e devono valutare tutti i comportamenti prevedibili dei lavoratori.

Di seguito un estratto della sentenza:
«V.C., operaio alle dipendenze della ditta R.E.S., …, nel mentre, all’interno di un capannone della ditta F.S., …, ove si stavano eseguendo lavori di installazione di un impianto di climatizzazione, stava spostando, per poter collocare all’esterno del capannone la tubazione del climatizzatore, un trabattello che urtava una linea elettrica di 20.000 Volt, posta nelle immediate vicinanze, rimaneva folgorato con conseguente decesso.
[…]
… fu proprio il V., caposquadra che dava direttive sul posto di lavoro, come riferito in dibattimento …, a decidere di trasportare il trabattello all’interno del capannone senza prima smontarlo, non ascoltando il consiglio del compagno che era di senso opposto in quanto si era soliti prima smontare il trabattello e poi riporlo nel capannone. Se il trabattello fosse stato smontato all’esterno del capannone l’incidente non si sarebbe verificato. Dunque, il V., nella sua qualità di responsabile sul posto, decise di operare in modo inusuale in ordine alla sistemazione del trabattello a fine lavoro, ponendo in essere la prima condizione per la causazione del tragico evento.
[…]
Con tranquillante uniformità questa Corte ha affermato che l’obbligo di prevenzione si estende agli incidenti che derivino da negligenza, imprudenza e imperizia dell’infortunato, essendo esclusa, la responsabilità del datore di lavoro e, in generale, del destinatario dell’obbligo, solo in presenza di comportamenti che presentino i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità, dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo, alle direttive organizzative ricevute e alla comune prudenza.
[…]
Quanto al comportamento della vittima puntualmente la Corte del merito, uniformemente al principio esposto, ha sottolineato che, nel caso di specie, stante la vicinanza fra la sede dell’impresa appaltatrice ed il luogo di svolgimento dell’attività lavorativa, l’iniziativa del lavoratore di riportare il trabattello presso la sede della propria ditta, senza provvedere al suo smontaggio, costituiva comportamento del tutto prevedibile da parte degli imputati, che erano ben consapevoli dell’utilizzazione di detto ponteggio mobile all’esterno del capannone e della presenza della fonte di pericolo. Era del tutto prevedibile il rischio che, nel trasportare il trabattello, il lavoratore potesse per errore incrociare la linea elettrica e restare folgorato. L’applicazione delle misure di prevenzione degli infortuni sul lavoro sottendono proprio allo scopo di evitare che l’errore umano, possibile e, quindi, prevedibile, influente su di una condotta lavorativa diversa da quella corretta, ma pur sempre posta in essere nel contesto lavorativo, possa determinare il verificarsi di un infortunio. Se tutti i dipendenti fossero sempre diligenti, esperti e periti non sarebbe necessario dotare i luoghi di lavoro e le macchine di sistemi di protezione.»

Factsheet 94 – Salute sul lavoro: cosa possono fare i lavoratori?

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

La promozione della salute nei luoghi di lavoro deve essere un impegno consapevole da parte dei datori di lavoro e dei lavoratori. L’importanza dell’attività fisica e di uno stile di vita sana. I suggerimenti per i lavoratori.

Abbiamo affrontato nei mesi scorsi e a più riprese il tema della promozione della salute nei luoghi di lavoro, un importante elemento di ogni politica aziendale che può essere sintetizzato con l’acronimo italiano “PSL” o con quello di lingua inglese “WHL”.
Abbiamo mostrato la convenienza delle attività di PSL e successivamente mostrato le misure da attuare e le fasi di promozione della salute che – con le dovute modifiche secondo l’effettiva realtà aziendale – potrebbero essere supportate dalle aziende.
La convinzione che sta alla base di queste attività è che un’organizzazione di successo si basi su lavoratori sani che lavorano in un ambiente sano.

Dopo esservi rivolti, nei giorni scorsi, ai datori di lavori, è venuto il momento di parlare direttamente ai lavoratori e lo facciamo presentando un factsheet dell’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) dal titolo “Factsheet 94 – Promozione della salute nei luoghi di lavoro — Per i lavoratori”.

L’obiettivo di questo factsheet è di motivare il lavoratore alla partecipazione ai programmi di promozione della salute e di fornire consigli pratici per migliorare il proprio stile di vita.
Innanzitutto viene ricordato quanto sia importante la salute.
“La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente”, disse Schopenhauer, un filosofo tedesco, e di questa opinione sono circa quattro abitanti su cinque dell’Unione europea che ritengono la salute essenziale per la loro qualità di vita.
Con uno stile di vita salutare è “possibile prevenire in una certa misura molte patologie croniche, ad esempio cardiopatie, diabete di tipo 2 e cancro” e comunque – come indicato dal DoRS piemontese in un suo documento – una buona attività fisica aiuta a tenere sotto controllo più di 20 fattori di rischio e di malattia.

Il documento europeo insiste sul significato e i contenuti generali della promozione della salute sul lavoro, contenuti che abbiamo già elencato nei precedenti articoli.
Sono riportati anche alcuni esempi pratici di attività di PSL:
– miglioramento dell’equilibrio vita-lavoro con “offerta di supporto a livello sociale, quali strutture di asilo”;
– “miglioramento e mantenimento della salute mentale, per esempio mediante attuazione di una gestione partecipativa, che tenga conto delle prospettive e delle opinioni dei lavoratori e un offerta di sedute per la riduzione dello stress, corsi di rilassamento nonché consulenza psicologica riservata”;
– una più attenta cura della salute. Ad esempio attraverso “l’offerta di regolari controlli sanitari per monitorare la pressione sanguigna, il livello di colesterolo e di glicemia nel sangue”;
– potenziamento dell’attività fisica (ad esempio attraverso un “contributo economico per lo svolgimento di attività fisica al di fuori del lavoro”, l’organizzazione di “manifestazioni sportive all’interno della struttura, l’incoraggiamento dei lavoratori a preferire le scale all’ascensore”);
– la promozione di uno stile di vita sano. Ad esempio attraverso “l’offerta di supporto riservato e informazione su alcolici e droghe”, la “promozione di una campagna d’informazione su un’alimentazione sana e predisposizione di buone pratiche per metterla in atto” (promozione che potrebbe già concretizzarsi con “cibo sano alla mensa e tempo sufficiente per consumarlo”).

Ogni lavoratore può “incoraggiare il proprio datore di lavoro a migliorare (o avviare) attività di promozione della salute condividendo idee con la direzione e i rappresentanti dei lavoratori”.
In ogni caso “le iniziative non devono necessariamente partire dal datore di lavoro; ciascuno può migliorare la propria salute e il proprio benessere”.
Il documento riporta alcuni esempi.

Alimentazione sul lavoro
Un’alimentazione sana può essere molto semplice:
– “mangiare diverse varietà di cibi e consumare molta frutta e verdura;
– servirsi porzioni modeste e ricordare che e meglio ridurre il quantitativo di cibi poco sani nella dieta che eliminarli del tutto;
– mangiare regolarmente;
– iniziare subito e introdurre cambiamenti graduali”.

Stress sul lavoro
Innanzitutto è bene prendere coscienza delle “cose che si trovano stressanti”. Poi è necessario affrontarle con questi accorgimenti:
– “evitare situazioni stressanti, quali il traffico mattutino: perche non preferire la metropolitana?;
– imparare a dire ‘no’ se si ha la percezione che un compito sia troppo impegnativo;
– introdurre pause di relax nel programma giornaliero;
– parlare ai superiori della propria situazione;
– prendere atto dei sintomi di stress, quali problemi di insonnia o di concentrazione e ascoltare i segnali del proprio corpo;
– parlare con il medico di fiducia se i sintomi persistono”.

Attività fisica
Gli adulti “necessitano di almeno 30 minuti di attività fisica moderata quasi tutti i giorni della settimana. Questo favorisce il benessere fisico e mentale e contribuisce a prevenire un aumento di peso”. Alcuni suggerimenti per aumentare la quantità di esercizio fisico giornaliero: – “fare le scale ogniqualvolta sia possibile; cercare di fare a piedi almeno un piano prima di prendere l’ascensore;
– percorrere a piedi brevi tragitti senza prendere l’autobus o l’auto; valutare se saltare una fermata e andare a piedi alla successiva;
– decidere se possibile di andare al lavoro in bicicletta;
– collocare la stampante a una certa distanza dalla scrivania, per chi lavora in un ufficio; questo allungherà il tratto percorso nell’arco della giornata;
– partecipare a sport o altre attività fisiche offerte presso il luogo di lavoro”.

Il fumo
Bisogna ricordarsi che il tabacco è la “prima causa di morte evitabile nel mondo”: “uccide fino a uno su due fumatori di lunga data di mezza età”.
Alcune ragioni per smettere di fumare:
– “vi sentirete meglio perché la vostra respirazione sarà più regolare e naturale;
– recupererete la tranquillità e il gusto della vita non appena l’ansia, lo stress e l’irritabilità dovuti alla mancanza del fumo si attenueranno;
– risparmierete denaro;
– la vostra pelle, i capelli, i denti e le dita avranno un aspetto migliore; avrete un’aria più sana e l’alito più gradevole;
– poiché il numero di zone ‘non fumatori’ continua ad aumentare, riconquisterete la vostra posizione in società; a livello più pratico, ciò significa che sarà sempre più facile resistere alla tentazione di riprendere a fumare”.

Il documento europeo ricorda inoltre ai lavoratori che:
– “lo stile di vita è privato. Possono incoraggiarvi, ma non possono assolutamente obbligarvi a cambiare comportamento, a meno che determinate azioni si rivelino dannose per altri;
– la partecipazione ad attività per promuovere la salute sul lavoro è sì una scelta volontaria. Ma si deve tener conto che “una vita sana è sempre anzitutto nell’interesse di ognuno”;
– “l’attività di PSL richiedono un impegno consapevole da parte sia dei datori di lavoro, nell’offrire condizioni organizzative e ambientali sane, sia dei lavoratori”, nel partecipare attivamente al programma di promozione della salute”.

EU-OSHA, “Factsheet 94 – Promozione della salute nei luoghi di lavoro — Per i lavoratori” (formato PDF, 81 kB).

http://osha.europa.eu/it/publications/factsheets/94

il 19 novembre 2010 …. tenetevi liberi!

Segnalo una iniziativa di studioFonzar

segnatevelo sull’agenda, ok?

primi indizi:
1 – iniziativa non a scopo di lucro con incasso devoluto interamente in beneficienza (immaginate a chi?)
2 – interventi tecnici originali su temi pratici e concreti (che non si vede in pratica in giro…) – questa volta moooolto tecnici però…
3 – ad Aquileia… con pranzo al ristorante e coffee break d’eccellenza…

Io ci sarò … ovviamente!

Le risposte del ministero: richieste di chiarimenti

Segnalato da Ugo che ringrazio

http://www.studiofonzar.com/blog/?p=18370

Colgo l’occasione per farVi partecipi che a luglio scrissi al Ministero per chieder come usare e che valore hanno le loro risposte (mi riferisco al post delle FAQ appena fatto).

Ecco la mia mail

Spett. Ministero
leggo sempre con molto interesse le Vs risposte al link di cui sotto

http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/SicurezzaLavoro/MD/Faq/

in quanto sono utili per problemi applicativi
ma dal punto di vista procedurale ho da sottoporre a Voi una serie di quesiti:

1 – si posson formulare le domande direttamente al Vs Ministero? Quale è la prassi?

2 – come vengon predisposte le risposte (ovvero, ci sono dei gruppi di lavoro, commissioni, …)?

3 – che valore hanno le risposte? (ovviamente intendo dal punto di vista formale, dato che non sono Lettere Circolari o similari – non vorrei mancar di rispetto, ma se ho un contenzioso, le posso utilizzare per avvalorare delle tesi?)

4 – queste risposte come potrebbero esser utilizzate dagli interessati (enti di controllo e aziende)?

Vi ringrazio della Vs attenzione
e soprattutto per il lavoro che state facendo in materia
divulgando la cultura della sicurezza dando risposte dirette e autorevoli

Ecco la loro risposta (molto cortese e competente direi).

Indicazioni per la sicurezza di impianti e apparecchiature elettriche

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

PuntoSicuro ha presentato nel mese di luglio il primo protocollo d’intesa firmato dall‘ISPESL e dalla Regione Lombardia dal titolo “Indicazioni operative e procedurali sull’applicazione del D. Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i. relativamente agli aspetti inerenti la sicurezza impiantistica delle macchine e delle attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro”.
Il documento, raccolto nella Banca dati di PuntoSicuro, è un aggiornamento delle indicazioni operative e procedurali – alla luce delle integrazioni e modifiche introdotte dal D. Lgs. 106/2009 – con riferimento a tre tipologie di attrezzature e impianti che sono oggetto di controllo e/o verifica da parte di ASL e ISPESL: impianti elettrici, apparecchi di sollevamento e apparecchi a pressione (PED).

Nell’articolo di presentazione del protocollo ci siamo soffermati su alcuni aspetti inerenti gli apparecchi di sollevamento, vediamo ora alcune delle indicazioni fornite in relazione agli impianti elettrici.

In particolare il protocollo fornisce indicazioni per l’applicazione degli articoli dall’80 all’87 del Capo III “Impianti e apparecchiature elettriche” del Titolo III “Uso delle attrezzature di lavoro e dei dispositivi di protezione individuale” del Decreto legislativo 81/2008:

– per le violazioni ai precetti contenuti negli articoli dall’80 all’84 (impianti elettrici e protezione contro i fulmini) si applicano le sanzioni previste all’art. 87. Mentre “per la violazione dell’art. 84 “Protezione dai fulmini” non è prevista una specifica sanzione nel caso in cui il datore di lavoro non provveda a proteggere gli edifici, gli impianti, le strutture e le attrezzature dagli effetti dei fulmini. La sanzione per la violazione di tale precetto coincide però con quella dell’art. 80, comma 3, nel quale è fatto obbligo al datore di lavoro e al dirigente di adottare le misure tecniche necessarie per eliminare i rischi di natura elettrica, tra i quali figurano quelli derivanti da fulminazione diretta ed indiretta”;
– l’articolo 85 riguarda le misure di protezione per gli edifici, gli impianti, le strutture e le attrezzature, “affinché l’impianto elettrico non sia causa di innesco di atmosfere potenzialmente esplosive per la presenza di gas, vapori, nebbie o polveri infiammabili, o in caso di fabbricazione, manipolazione o deposito di materiali esplosivi”. Il documento ricorda che questi aspetti sono esplicitati nel Titolo XI “Protezione da atmosfere esplosive” (artt. dal 287 al 297) e negli allegati in esso richiamati e che le sanzioni per le violazioni degli articoli del Titolo XI sono previste nell’art. 297;
– l’art. 86 “impone al datore di lavoro l’obbligo di far sottoporre gli impianti elettrici e gli impianti di protezione dai fulmini, oltre che alle verifiche periodiche previste dal D.P.R. 462/01, a controlli periodici”. A questo proposito il protocollo indica che “in attesa di diverse interpretazioni o indicazioni da parte delle istituzioni sovraordinate, si ritiene che le sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’art. 87, comma 4, lettera d), debbano essere applicate anche “per non aver eseguito le verifiche periodiche degli impianti ai sensi del D.P.R. 462/01” e per “non aver presentato allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP), o in alternativa all’ISPESL e all’ASL territorialmente competenti, le dichiarazioni di conformità ai sensi degli artt. 2 e 5 del D.P.R. 462/01”.

Il documento sottolinea poi che, nel Testo Unico, non è il solo articolo 83 a occuparsi di “Lavori in prossimità di parti attive” di impianti elettrici.
Con riferimento ai “Cantieri temporanei e mobili”, di cui al Titolo VI, di questi lavori “si occupa anche l’art. 117 che, a differenza del corrispondente art. 11 del D.P.R. 164/56, abrogato, che fissava in 5 m la distanza di sicurezza dalle linee elettriche aeree, non indica una distanza prestabilita, ma solo le precauzioni da adottare per prevenire il pericolo, stabilendo altresì che la distanza di sicurezza deve essere tale che non possano avvenire contatti diretti o scariche pericolose per le persone tenendo conto del tipo di lavoro, delle attrezzature usate e delle tensioni presenti”.
Dunque è possibile “verosimilmente ritenere che tali distanze possano essere valutate di volta in volta, in relazione alle tensioni e alle condizioni al contorno, adottando come distanze minime di riferimento quelle indicate nella Tabella 1 dell’Allegato IX”. E il “mancato rispetto delle distanze di sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, di cui all’art. 117, è punito dall’art. 159, comma 2, lettera a)”.

Riguardo poi alla realizzazione di impianti di illuminazione elettrica, ordinaria e di sicurezza, dei posti di lavoro e delle vie di esodo (cui si fa riferimento nell’art. 1.10 dell’Allegato IV del Testo Unico) non sono fornite precise indicazioni e “pertanto occorre riferirsi alle norme di buona tecnica (per esempio alla norma EN 12464-1:2002, alla norma UNI EN 1838 e alla norma EN 50172).
La mancata presenza o l’inidoneità degli impianti di illuminazione artificiale, ordinaria o di sicurezza, “può essere configurata come violazione dell’art. 64, comma 1, lettera a, per il quale il datore di lavoro è punito, ai sensi dell’art. 68, comma 1, lettera b)”.

Infine il documento indica che le gravi violazioni in materia di prevenzione del rischio elettrico, che “se reiterate possono comportare sospensione di un’attività imprenditoriale (art. 14), sono:
– i lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;
– la presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi;
– la mancanza di protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianto di terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale);
– la mancata elaborazione del documento di valutazione dei rischi (di natura elettrica);
– la mancata formazione ed addestramento (per i lavori elettrici)”.

ISPESL, Regione Lombardia – Maggio 2010 – Indicazioni operative e procedurali sull’applicazione del D. Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 e s.m.i. relativamente agli aspetti inerenti la sicurezza impiantistica delle macchine e delle attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro.

LA VERIFICA DELLA SICUREZZA DELLE MACCHINE UTILIZZATE NEI LUOGHI DI LAVORO ED IL CONTROLLO DELLA LORO CONFORMITA’ AI REQUISITI ESSENZIALI DI SICUREZZA (RES) DOPO L’ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA DIRETTIVA MACCHINE DI CUI AL D. LGS. N. 17/2010.

Fonte: http://www.studiofonzar.com/blog/?p=18272

Quali sono gli organi di vigilanza ai quali è stata affidata la verifica della sicurezza delle macchine utilizzate nei luoghi di lavoro ed il controllo della loro conformità ai requisiti essenziali di sicurezza (RES) dopo l’entrata in vigore della nuova direttiva macchine? E’ questo un quesito ricorrente dopo la pubblicazione del D. Lgs. 27/1/2010 n. 17, contenente l’Attuazione della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori, meglio conosciuto come decreto di recepimento della nuova direttiva comunitaria sulla sicurezza delle macchine, pubblicato sul supplemento ordinario n. 376/L alla Gazzetta Ufficiale n. 41 del 19/2/2010 ed entrato in vigore il 6/3/2010. E’ un quesito interessante in quanto pone in evidenza quella che si ritiene essere una carenza di precisazione e di definizione riscontrabile nel nuovo decreto legislativo.
A seguito della lettura coordinata del D. Lgs. n. 17/2010 e del Titolo III del Testo Unico in materia di salute e di sicurezza sul lavoro di cui al D. Lgs. n. 81/2008, contenente le disposizioni sull’uso delle attrezzature di lavoro, si osserva che per le attrezzature di lavoro stesse le quali, benché siano state immesse sul mercato o messe in servizio conformemente alla legislazione nazionale di recepimento delle direttive comunitarie ad esse applicabili e benché siano utilizzate conformemente alle indicazioni fornite dal fabbricante, presentino delle situazioni di rischio riconducibili al mancato rispetto di uno o più requisiti essenziali di sicurezza (R.E.S.) previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, sono previste due vigilanze di natura diversa, una di tipo amministrativo a cui fa riferimento l’art. 6 del D. Lgs. n. 17/2010 e finalizzata alla sorveglianza di mercato ed una di natura penale regolamentata, trattandosi di attrezzature di lavoro, dall’art. 70 comma 4 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, così come modificato con il correttivo D. Lgs. 3/8/2009 n. 106 ed affidata agli organi di vigilanza che esplicano funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Secondo i commi 1., 2. e 3. dell’art. 6 del citato D. Lgs. n. 17/2010, infatti:

“1. Riguardo alle macchine e alle quasi-macchine, già immesse sul mercato, le funzioni di autorità di sorveglianza per il controllo della conformità alle disposizioni del presente decreto legislativo, sono svolte dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali (ora Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali), che operano attraverso i propri organi ispettivi in coordinamento permanente fra loro al fine di evitare duplicazioni dei controlli.
2. Le amministrazioni di cui al comma 1 si avvalgono per gli accertamenti di carattere tecnico, in conformità alla legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, dell’Istituto superiore di prevenzione e sicurezza del lavoro (ISPESL).
3. Qualora gli organi di vigilanza sui luoghi di lavoro e loro pertinenze, nell’espletamento delle loro funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, rilevino che una macchina marcata CE o una quasi-macchina, sia in tutto o in parte non rispondente a uno o più requisiti essenziali di sicurezza, ne informano immediatamente il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.”

Quindi la sorveglianza di mercato è effettuata a cura del Ministeri dello sviluppo economico e del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali che operano attraverso i loro organi ispettivi in coordinamento fra loro. Successivamente il Ministero dello sviluppo economico, una volta ricevuto l’input da parte degli organi periferici di vigilanza sui luoghi di lavoro, ordina, ai sensi del comma 5 dello stesso art. 6, il ritiro della macchina dal mercato, ne vieta l’immissione sul mercato ovvero la messa in servizio o ne limita la libera circolazione, comunicando il provvedimento adottato agli organismi di vigilanza segnalanti la presunta non conformità con comunicazione che dovrà inviare anche, nel caso in cui la segnalazione sia pervenuta da organi di vigilanza locali quali l’ASL o ARPA, ai competenti uffici regionali. Secondo il comma 4., 5. e 6. del D. Lgs. n. 17/2010, infatti:

“4. Qualora sia constatato che una macchina provvista della marcatura ‘CE’, accompagnata dalla dichiarazione CE di conformità e utilizzata conformemente alla sua destinazione o in condizioni ragionevolmente prevedibili rischia di compromettere la salute e la sicurezza delle persone e, all’occorrenza, degli animali domestici o dei beni, il Ministero dello sviluppo economico, con provvedimento motivato e notificato all’interessato, previa verifica dell’esistenza dei rischi segnalati, ordina il ritiro della macchina dal mercato, ne vieta l’immissione sul mercato ovvero la messa in servizio o ne limita la libera circolazione, indicando i mezzi di impugnativa avverso il provvedimento stesso ed il termine entro cui è possibile ricorrere; gli oneri relativi al ritiro dal mercato delle macchine o ad altra limitazione alla loro circolazione sono a carico del fabbricante o del suo mandatario.
5. Qualora sia constatato, nel corso degli accertamenti di cui al comma 3, che una quasi-macchina, accompagnata dalla dichiarazione di incorporazione, già immessa sul mercato, non sia conforme alle disposizioni di cui al presente decreto legislativo, il Ministero dello sviluppo economico ne vieta l’immissione sul mercato, con provvedimento motivato e notificato all’interessato, con l’indicazione dei mezzi di impugnativa avverso il provvedimento stesso e del termine entro cui è possibile ricorrere.
6. Qualora le misure di cui ai commi 4 e 5 sono motivate da una lacuna delle norme armonizzate, il Ministero dello sviluppo economico, ove intenda mantenerle anche all’esito delle consultazioni di cui all’articolo 7, comma 2, avvia la procedura di cui all’articolo 5.
7. Il Ministero dello sviluppo economico comunica i provvedimenti di cui al presente articolo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed agli organi segnalanti la presunta non conformità. Nel caso in cui la segnalazione pervenga da Organismi di vigilanza locali, quali ASL o ARPA, i provvedimenti sono comunicati anche ai competenti uffici regionali eventualmente tramite il coordinamento regionale di settore costituito nell’ambito di attività della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano”.
La Direzione generale del Ministero dello sviluppo economico può irrogare, altresì, a carico di coloro che non adempiano alle varie disposizioni stabilite dallo stesso D. Lgs. n. 17/2010, delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’art. 15 dello stesso D. Lgs.

Per quanto riguarda i provvedimenti e le procedure di natura penale da avviare per le attrezzature di lavoro invece le stesse sono fissate nell’art. 70 comma 4 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, così come modificato con il correttivo D. Lgs. 3/8/2009 n. 106. Secondo tale articolo, infatti:

“4. Qualora gli organi di vigilanza, nell’espletamento delle loro funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, constatino che un’attrezzatura di lavoro, messa a disposizione dei lavoratori dopo essere stata immessa sul mercato o messa in servizio conformemente alla legislazione nazionale di recepimento delle direttive comunitarie ad essa applicabili ed utilizzata conformemente alle indicazioni del fabbricante, presenti una situazione di rischio riconducibile al mancato rispetto di uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, ne informano immediatamente l’autorità nazionale di sorveglianza del mercato competente per tipo di prodotto. In tale caso le procedure previste dagli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, vengono espletate:
a) dall’organo di vigilanza che ha accertato in sede di utilizzo la situazione di rischio, nei confronti del datore di lavoro utilizzatore dell’esemplare di attrezzatura, mediante apposita prescrizione a rimuovere tale situazione nel caso in cui sia stata accertata una contravvenzione, oppure mediante idonea disposizione in ordine alle modalità di uso in sicurezza dell’attrezzatura di lavoro ove non sia stata accertata una contravvenzione;
b) dall’organo di vigilanza territorialmente competente rispettivamente, nei confronti del fabbricante ovvero dei soggetti della catena della distribuzione, qualora, alla conclusione dell’accertamento tecnico effettuato dall’autorità nazionale per la sorveglianza del mercato, risulti la non conformità dell’attrezzatura ad uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1 dell’articolo 70”.
Viene a proposito, quindi, la domanda fatta dal lettore finalizzata a conoscere quali siano gli organi di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro ai quali viene fatto riferimento nei due decreti legislativi e che sono quindi tenuti ad applicare le procedure previste sia dall’art. 6 del D. Lgs. n. 17/2010 che dall’art. 70 del D. Lgs. n 81/2008.
Una risposta che viene da dare immediatamente è che tali organi di vigilanza, essendo stati nell’art. 70 del D. Lgs. n. 81/2008 richiamati i provvedimenti di prescrizione e le procedure di estinzione delle contravvenzioni in materia di sicurezza e di igiene del lavoro di cui agli articoli 20 e 21 del D. Lgs. 19/12/1994 n. 758 contenente “Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro”, siano quelli che nello stesso D. Lgs. sono stati definiti tali con l’art. 19 e cioè “il personale di cui all’art. 21, terzo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, fatte salve le diverse competenze previste da altre norme”.
A tal punto si riapre e si ripropone quella problematica già sorta subito dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. n. 758/1994 e legata alla necessità di chiarire quali fossero, ai fini della applicazione del decreto legislativo stesso, gli organi di vigilanza di cui all’art. 19 ed in particolare di stabilire se fra questi dovesse rientrare oltre al personale delle ASL anche quello dei servizi ispettivi delle Direzioni Provinciali del Lavoro e di stabilire quindi, di conseguenza, quali siano gli organi ispettivi che devono applicare le procedure indicate nell’art. 70 del D. Lgs. n. 81/2008 e più in particolare se le stesse procedure debbano essere applicate anche dagli ispettori del lavoro e ciò soprattutto in considerazione del fatto che già questi, in qualità di unità ispettive del Ministero del Lavoro, sono sono tenuti ad effettuare durante la loro attività la vigilanza amministrativa sulla applicazione del D. Lgs. n. 17/2010 e ad attivare le procedure relative alla salvaguardia del mercato. Una interpretazione secondo la quale i servizi ispettivi delle Direzioni Provinciali del Lavoro non sarebbero da considerarsi, ai fini della applicazione dell’art. 70, organi di vigilanza se operano al di fuori delle attività di competenza strettamente ad essi assegnate (cantieri temporanei o mobili, radiazioni ionizzanti, ferrovie, cassoni in aria compressa, ecc) non avrebbe senso perché si potrebbe verificare l’assurdo che un ispettore del lavoro, nell’ambito della sua vigilanza amministrativa finalizzata alla verifica della conformità di una macchina e della sua pericolosità, non potesse applicare dei provvedimenti di natura penale in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e debba davanti ad un reato in tale campo interessare l’ASL o l’ARPA competenti per territorio affinché intervenissero ad impartire le prescrizioni e ad attivare le procedure ex D. Lgs. n. 758/1994 nei confronti subito dei datori di lavoro utilizzatori e successivamente, al termine dell’istruttoria di verifica di conformità da parte dei Ministeri, nei confronti del fabbricante ovvero dei soggetti della catena di distribuzione.
Lo scrivente sull’argomento ha già avuto modo dopo l’emanazione del D. Lgs. n. 758/1994, del D. Lgs. n. 626/1994 nonché del D.P.R. n. 459/1996, che ha recepito la prima direttiva macchine, di elaborare nel gennaio 1997 un approfondimento dal titolo “La vigilanza in tema di sicurezza sul lavoro. Funzioni e compiti dell’Ispettorato del lavoro”, pubblicato su alcune riviste specializzate in materia e consultabile nella rubrica degli “Approfondimenti” di questo stesso sito. In esso, partendo da riferimenti legislativi (art. 27 ultimo comma del D.P.R. 24/7/1977 n. 616), dal contenuto di varie sentenze della Corte di Cassazione anche a Sezioni riunite, dagli orientamenti assunti in merito dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nelle sue circolari e dalle indicazioni fornite dalla Magistratura, si è pervenuti alla conclusione che agli ispettori del lavoro siano rimaste le funzioni di P. G. anche nelle materie di sicurezza sul lavoro trasferite con la Riforma Sanitaria di cui alla legge n. 833/1978 e che gli stessi hanno pertanto l’obbligo, ai sensi dell’art. 347 del c.p.p., di riferire all’Autorità Giudiziaria i reati in materia di sicurezza e di igiene del lavoro di cui fossero venuti a conoscenza durante la loro attività ispettiva ed hanno, altresì, il potere-dovere di prescrizione di cui all’art. 20 del D. Lgs. n. 758/1994 finalizzato a far eliminare le contravvenzioni accertate in materia di sicurezza e di igiene del lavoro, e ciò qualunque sia il tipo di attività lavorativa nell’ambito della quale svolgono l’ispezione e non limitatamente in quelle attività sulle quali hanno la stretta competenza di vigilanza.
Alla luce delle considerazioni esposte nell’approfondimento sopra citato si ritiene, in conclusione, che gli organi di vigilanza ai quali il D. Lgs. n. 17/2010 fa riferimento e quelli ai quali il D. Lgs. n. 81/2008 ha inteso affidare l’attivazione delle procedure penali descritte nell’art. 70, consistenti nell’adozione dei provvedimenti subito nei confronti dei datori di lavoro utilizzatori e, al termine delle procedure di verifica della non conformità e della pericolosità delle macchine da parte delle autorità nazionali, nei confronti dei costruttori o dei soggetti della catena di distribuzione delle macchine stesse, siano sia le ASL o ARPA che i servizi ispettivi delle Direzioni Provinciali del Lavoro competenti per territorio.
A questa stessa conclusione porta pure l’osservazione secondo la quale nel comma 7 dell’art. 6 del D. Lgs. n. 17/2010 il legislatore con la espressione “nel caso in cui la segnalazione pervenga da Organismi di vigilanza locali, quali ASL o ARPA” ha fatto intendere esplicitamente che possono essere altri e non locali gli organi di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro.