Archivi del mese: gennaio 2011

I cedimenti strutturali nelle piattaforme di lavoro elevabili

Segnalato da Ugo che ringrazio

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

Le cause dei cedimenti, le fasi del danneggiamento, le misure di prevenzione e l’evoluzione dei dispositivi di monitoraggio. Un gruppo di lavoro per affrontare il rischio di cedimenti strutturali nell’impiego di PLE.

PuntoSicuro ha già presentato il convegno “Regolamentazione dell’uso sicuro di attrezzature di sollevamento potenzialmente pericolose. Attrezzature di lavoro: sorveglianza, controllo, verifiche periodiche. Formazione e addestramento. Stato dell’arte. Requisiti e professionalità dei soggetti coinvolti”. Convegno che si è tenuto il 6 ottobre 2010 alla Convention “ Ambiente Lavoro” di Modena ed è stato organizzato da IPAF Italia (International Powered Access Federation), un’organizzazione che promuove l’uso efficace e sicuro dei mezzi mobili di accesso aereo.

In relazione agli atti dell’incontro, pubblicati sul sito di IPAF, nei giorni scorsi abbiamo affrontato il rischio di intrappolamento nelle piattaforme di lavoro elevabili ( PLE), ora invece ci soffermiamo su un altro rischio.

Nell’intervento “Cedimenti strutturali nell’impiego di PLE”, a cura del Dott. Ing. Giuliano Bicchi, si segnala che negli ultimi tempi ci sono stati diversi eventi infortunistici gravi dovuti a cedimenti strutturali di piattaforme di lavoro elevabili.
Per comprenderne i motivi e porvi, se possibile, rimedio, è stato creato un gruppo tecnico di lavoro formato da costruttori, organismi notificati ed esperti.

Alcuni dei problemi evidenziati:
– “notevole incremento utilizzo PLE;
– aumento annuo di ca. 10.000 unità;
– parco macchine con oltre 20 anni di vita ancora in servizio;
– carente formazione del personale;
– utilizzo improprio o scorretto;
– espansione mercato del noleggio”.

In particolare le macchine prodotte dal 1995 al 2006 sono state 27657, mentre dal 1965 al 1994 erano state prodotte solo 8000 macchine.

I cedimenti avverrebbero poi per una “sequenza di cambiamenti nella struttura del metallo a livello microscopico che portano ad un danneggiamento localizzato”.
Le cause principali:
– “n° di cicli;
– difetti microscopici superficiali;
– concentrazioni di tensioni”.
Vediamo quali possono essere le fasi del danneggiamento:
– “incrudimento plastico del materiale;
– nucleazione, formazione di fessure microscopiche;
– propagazione della cricca fino a rottura finale”.
In particolare la velocità di propagazione della cricca, della piccola crepa, va da 0,1 a 0,00001 mm/ciclo e il fenomeno è “rilevabile visibilmente/strumentalmente prima della rottura”. Queste le influenze sulla resistenza a fatica della macchina: “corrosione, temperatura, dimensioni, finitura superficiale, tensioni residue”, …

Torniamo alle considerazioni causali dei cedimenti:
– “parco macchine con presenza notevole di vecchie macchine con oltre 20 anni di vita;
– formazione del personale non ancora regolamentata;
– utilizzo improprio o scorretto;
– aumento notevole delle macchine destinate al noleggio”.
In particolare l’autore ricorda che la UNI EN 280 fa riferimento ad un “n°cicli di carico da 40.000 a 100.000”.
Rimandandovi, per gli aspetti più tecnici alla lettura del documento, vengono anche segnalate:
– la “difficoltà nel conoscere a priori numero e modalità di lavoro della macchina”;
– l’ipotesi che “durante ogni ciclo di lavoro ciascun elemento della macchina raggiunge la massima escursione della sollecitazione”;
– l’ipotesi conservativa che “non in tutti i cicli di lavoro si raggiunge per ogni elemento la configurazione che determina le massime sollecitazioni”;
– la difficoltà a determinare il tipo di servizio e il n° di cicli (in particolare per PLE incidentate e riparate).
Riguardo alla cricca e al suo avanzamento, “supposto 0.001 mm, per 5 cicli/ora per 40 ore/settimana per 25 settimane (lavoro molto intenso), in 6 mesi di lavoro abbiamo una cricca lunga 5 mm”!

Vengono poi evidenziate delle “zone critiche a fatica”:
– “articolazione e rotazione navicella;
– articolazioni bracci, bielle/forcella;
– attacchi martinetti e perni;
– rinforzi locali”.
E sono proposti degliesempi d’indagine corredati di fotografie e suggerimenti.
Ad esempio si ricorda che la “formazione di ruggine fa supporre fessurazione”: “se appena accennata, procedere con controlli non distruttivi” e fare un’approfondita pulizia della macchina.
Le eventuali riparazioni devono poi essere “fatte con istruzioni della casa costruttrice”. Inoltre “rotture a fatica per urti e uso improprio, non sul momento rilevabili, sono impossibili da prevedere in fase di progettazione”.

Riguardo alle misure per prevenire cedimenti l’autore segnala:
– controlli approfonditi del proprietario “con rapporto fotografico allegato al Registro di Controllo;
– verifiche periodiche a forte contenuto tecnico da personale abilitato presso officine attrezzate;
– frequenza delle verifiche in funzione dell’età della PLE;
– raccolta e divulgazione delle informazioni derivanti dalle verifiche;
– formazione specifica degli operatori, opportunamente regolamentata”.

La norma EN 280 “riporta un esempio che induce a pensare chedopo 10 anni di lavoro pesante la PLE dovrebbe aver terminato la sua vita. Ciò in realtà non accade, né vengono fatte revisioni”. In particolare “le gru, con livello di rischio inferiore, sono calcolate per numero cicli molto maggiore, con ipotesi di vita media di 20 anni”.

Dopo un raccolta di esempi di effetti del sovraccarico (stabilizzatori, attacco stabilizzatori, staffature controtelaio, collegamenti anteriori controtelaio/telaio, controtelaio con traverse estensibili, colonna di rotazione, articolazioni, attacchi catene o funi rinvio, gruppi sostegno navicella, …) si affronta il tema dell’evoluzione dei dispositivi di monitoraggio.

Le norme tecniche tendono ad ottenere: “identificazione dei limiti di utilizzo, azioni da intraprendere dopo un dato periodo, considerazione delle effettive condizioni di utilizzo, determinazione costante della vita residua”.

Alcune delle indicazioni relative a questa evoluzione del monitoraggio:
– “il costruttore deve classificare la macchina in una determinata “CATEGORIA”, come avviene per le gru mobili”;
– presenza di dispositivi e meccanismi diversi ciascuno con adeguata categoria;
– considerare l’insieme di questi e definire la categoria generale;
– calcolo (stimato) dello ‘Spettro di Carico’ = ?(Qs/Qmax) nell’unità di tempo;
– determinazione del ‘Regime di Carico’ (da leggero a molto pesante);
– determinazione, in funzione della Categoria, della ‘Condizione d’impiego’, cui si associa il max n° di cicli e/o ore operative ‘D’;
– calcolo della ‘Vita Residua’ tramite dispositivi in grado di elaborare le modalità operative della macchina, conteggiarle e confrontarle con il valore ‘D’ preimpostato dal costruttore;
– registrazione dell’avvenuta manutenzione tramite ‘firma elettronica’”.

Cosa fare dunque in attesa di provvedimenti da parte degli enti normatori (UNI,CEN)? L’autore risponde che “premessa la ‘visibilità’ dei danni da fatica nelle PLE”, è necessario attivare “una procedura che preveda:
– esecuzione di controlli approfonditi secondo indicazioni dei costruttori, con rapporto da allegare al Registro di Controllo;
– verifiche periodiche a forte contenuto tecnico presso officine specializzate autorizzate;
– creazione di database nazionale (INAIL?) degli incidenti avvenuti”.

L’intervento si conclude con una proposta del gruppo di lavoro: “emissione di una circolare dei Ministeri competenti per ispezione (triennale?) delle PLE da parte di officine autorizzate dal costruttore”.

IPAF – Dott. Ing. Giuliano Bicchi (Direttore Generale ICE – Istituto Europeo di Certificazione e Membro del Comitato di Formazione – Responsabile Sicurezza e Qualità CTE SpA – Presidente TGW) – Cedimenti strutturali nell’impiego di PLE.

Linee guida direttiva ATEX in italiano

Segnalato da Marzio!

GUIDA ALL’APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 94/9/CE DEL CONSIGLIO, DEL 23 MARZO 1994, CONCERNENTE IL RAVVICINAMENTO DELLE LEGISLAZIONI DEGLI STATI MEMBRI RELATIVE AGLI APPARECCHI E SISTEMI DI PROTEZIONE DESTINATI AD ESSERE UTILIZZATI IN ATMOSFERA POTENZIALMENTE ESPLOSIVA

Grazie Marzio per l’ottimo lavoro fatto.

Marcatura CE: sei passi per i fabbricanti di macchine

Segnalata da Ugo che ringrazio:

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

La Commissione Europea ha lanciato una campagna informativa per spiegare il ruolo ed il significato della marcatura CE per consumatori e professionisti. Per i fabbricanti in particolare è stata preparata una guida step by step. A cura di Sara Balzano.

Attualmente sono state emanate circa una ventina di direttive europee che prevedono l’obbligo della marcatura CE. Una di queste è la Direttiva macchine. La presenza della marcatura CE su una macchina indica che la macchina ottempera a tutta la legislazione UE ad essa applicabile, che richiede la marcatura CE. Per soddisfare i requisiti di legge sono necessari 6 steps.

Per un approccio pratico alla metodologia proposta dalla Commissione europea, possiamo immaginare di essere un fabbricante di un nuovo tornio di piccole dimensioni per la lavorazione del metallo.
Vediamo di seguito a grandi linee il procedimento per giungere alla marcatura CE.

1° step – Identificazione della/e direttiva/e di riferimento
Il primo passo consiste nell’identificare le direttive e le norme tecniche applicabili al prodotto.

Dato che il tornio rientra nella definizione di macchina ad esso dovremo sicuramente applicare la Direttiva macchine, ma non sarà l’unica direttiva da applicare.
Presumendo che sul tornio sia montata della componentistica elettrica dovremo fare riferimento anche alla Direttiva bassa tensione 2006/95/CE oltre che alla Direttiva Compatibilità elettromagnetica 2004/108/CE.
Per quanto riguarda le norme tecniche dovranno essere condotte delle ricerche per individuare possibilmente una norma tecnica armonizzata alla Direttiva macchine di tipo C. Nel caso del tornio si fa riferimento alla norma EN ISO 23125:2010. Di supporto è poi sicuramente anche la norma tecnica di tipo A: EN ISO 12100 in merito ai principi generali di progettazione, alla valutazione del rischio e alla relativa riduzione.
Nello stesso modo bisognerebbe individuare le norme tecniche armonizzate alla Direttiva bassa tensione e alla Direttiva compatibilità elettromagnetica.

2° step – Verifica dei requisiti applicabili al prodotto
È responsabilità del fabbricante individuare i requisiti essenziali della legislazione europea che il prodotto deve soddisfare per potervi apporre la marcatura CE.

La Direttiva macchine riporta i requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute nell’Allegato I. Nelle norme tecniche più recenti si trovano delle tabelle che sono di supporto nella redazione della valutazione dei rischi.

3° step – C’è la necessita di far intervenire un organismo notificato?
La Direttiva macchine prevede il coinvolgimento di un organismo notificato se la macchina da valutare cade in una delle categorie elencate nell’Allegato IV e se non è fabbricata conformemente alle norme armonizzate o se è fabbricata rispettandole solo parzialmente.

Tornando all’esempio del tornio, esso non rientra nell’elenco delle categorie di macchine elencate nell’Allegato IV, ne consegue che non è necessario interpellare un organismo notificato.
Per quanto riguarda la Direttiva bassa tensione e la Direttiva compatibilità elettromagnetica, nella maggior parte dei casi i costruttori di macchine ricorrono a ditte specializzate che al temine del loro lavoro rilasceranno la necessaria documentazione.

4° step – Esame della conformità
Per le macchine che non cadono in una delle categorie elencate nell’Allegato IV della Direttiva macchine, il fabbricante stesso effettua le verifiche per la conformità di prodotto.

Se il prodotto cade in una delle categorie dell’Allegato IV, il fabbricante ha la possibilità di effettuare le prove sul prodotto solamente se esso è costruito conformemente a norme tecniche armonizzate che coprono tutti i requisiti di sicurezza e tutela della salute ad esso applicabili. Se non è questo il caso, allora la conformità del prodotto può essere verificata per mezzo dell’esame CE di tipo (e un controllo interno sulla fabbricazione) o per mezzo della procedura di garanzia qualità totale.
Sia nel caso in cui l’organismo notificato venga coinvolto sia che non lo sia, il fabbricante redige e firma la dichiarazione CE di conformità e si accerta che segua la macchina.
Il fabbricante deve inoltre valutare se la macchina che sta costruendo è conforme ai requisiti della Direttiva macchine e della ulteriore legislazione ad essa applicabile. La procedura consiste principalmente nella valutazione dei rischi. A tal fine possono essere applicati le norme tecniche armonizzate.

Alla luce di quanto sopra esposto la conformità del tornio potrà essere valutata conducendo prove e verifiche di rispondenza alla legislazione e alle norme tecniche di riferimento. Tutto questo senza dimenticare i principi di integrazione della sicurezza.
Principi di integrazione della sicurezza
All’inizio dell’Allegato I della Direttiva macchine sono riportate le considerazioni generali e fra queste i principi di integrazione della sicurezza che recitano fra l’altro:
“ […] Per la scelta delle soluzioni più opportune il fabbricante o il suo mandatario deve applicare i seguenti principi, nell’ordine indicato:
— eliminare o ridurre i rischi nella misura del possibile (integrazione della sicurezza nella progettazione e nella costruzione della macchina), […]”

Questo significa, che i requisiti essenziali di sicurezza e salute devono essere presi in considerazione fin dalla fase progettuale onde evitare interventi in un secondo momento con maggiore dispendio di risorse. Avendo a riferimento il nostro tornio significa munirsi e applicare fin da subito i contenuti della Direttiva macchine, delle norme tecniche di riferimento individuate durante lo step 1 e procedere di conseguenza raccogliendo i dati e le informazioni necessarie.

5° step – Documentazione tecnica
Il fabbricante deve comporre la documentazione tecnica necessaria. Tale documentazione dovrà essere presentata all’autorità nazionale di competenza su richiesta.
La Direttiva macchine richiede la predisposizione della documentazione tecnica così come descritto nell’Allegato VII. I documenti tecnici devono permettere la verifica della valutazione della conformità della macchina in accordo ai requisiti della direttiva.

Il fascicolo tecnico del nostro tornio dovrebbe contenere in linea di massima quanto segue:
– documentazione dettagliata comprendente disegni del tornio stesso e delle sue parti, schemi dei circuiti di comando, descrizioni del funzionamento,
– risultati di prove, note di calcolo, certificati che permettano di verificare la conformità del tornio ai requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute,
– documentazione relativa alla valutazione dei rischi,
– la descrizione delle misure di protezione,
– una copia del manuale d’istruzioni
– da una copia della dichiarazione CE di conformità,
– nel caso in cui il tornio sia prodotto in serie, le disposizioni interne che da applicare per mantenere la conformità.

A questo punto il tornio dovrebbe essere stato ultimato così come il fascicolo tecnico.

6° step – Apposizione della marcatura CE
Il fabbricante dovrà preparare e apporre la marcatura CE e firmare la dichiarazione CE di conformità secondo le indicazioni riportate nella Direttiva macchine.

Ora il tornio può essere immesso sul mercato e/o messo in servizio. Come evidenza del processo step by step di cui sopra condotto dal fabbricante, l’utilizzatore avrà a disposizione tre elementi: la marcatura CE, la dichiarazione CE di conformità e il manuale d’istruzioni.

Ing. Sara Balzano
Segretario tecnico degli organismi notificati per la direttiva macchine, ascensori e impianti a fune su incarico della Commissione Europea

Guide per l’installazione e la manutenzione di porte e cancelli motorizzati

Fonte: www.associazioneunac.it

Dal sito dell’UNAC sono disponibili alcune guide per l’installazione e manutenzione dei cancelli.

Unac ha aggiornato la Guide per l’installazione e la manutenzione di porte e cancelli motorizzati in seguito alla pubblicazione della nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE, recepita dal Dlgs. 27 Gennaio 2010, n.17 e entrata in vigore in Italia il 6 marzo 2010. Le norme EN12453 ed EN12445 citate in queste Guide non sono ancora armonizzate secondo la nuova Direttiva, e come tali sono un riferimento meramente tecnico per condurre l’analisi dei rischi. Non si esclude che aggiornamenti o integrazioni siano necessari ai fine della corretta esecuzione dell’analisi dei rischi in riferimento all’allegato I della medesima Direttiva.

La guida per il CTU dall’Ordine degli Ingegneri di Napoli

Segnalato dal mio amico Ugo.

Questa notizia è stata tratta da: http://www.acca.it/biblus-net/

L’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli e la facoltà di Ingegneria della Federico II hanno organizzato un corso su alcuni aspetti dell’attività professionale degli ingegneri finalizzato alla preparazione agli esami di stato per conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione.
Il seminario ha avuto luogo lo scorso 26 novembre presso l’aula magna della facoltà di Ingegneria. Gli interventi dei relatori hanno riguardato la disciplina dell’Attività edilizia e la consulenza tecnica in ambito giudiziario.
La documentazione proposta in allegato può risultare di notevole interesse per tutti i tecnici che esercitano la professione o si trovano ad operare come consulenti del Giudice.

In allegato le seguenti slides:

L’INGEGNERE E LA CONSULENZA TECNICA GIUDIZIARIA – Ing. Andrea Lizza
DISCIPLINA DELL’ ATTIVITA’ EDILIZIA – Ing. Eduardo Pace

Il Calendario 2011 di Nicola Canal

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