Archivi del mese: giugno 2011

Oltre ai Cetrioli ed ai Germogli di Soia

da www.studiofonzar.com

Questa notizia è stata tratta da: http://medicocompetente.blogspot.com/

L’attuale epidemia che ha causato vittime ed ammalati colpiti dall’escherichia coli in una delle forme patogene più violente (ceppo enteroemorragico) consiglia al medico competente di fornire, ai lavoratori che si debbano recare nell’area della Germania del nord, alcune informazioni basilari.
Premesso che chi scrive ha forti dubbi che la causa possa essere la verdura che in ogni caso può essere agevolmente lavata e che, sin dai primi corsi di microbiologia ci hanno trasmesso l’informazione che l’escherichia c. si annida più facilmente nelle carni crude o o poco cotte e tenuto presente l’area colpita (Germania) ove il consumo di insaccati e carne trita (hamburgher) che possono risultare difficilmente cucinabili all’interno, vediamo quali semplici informazioni dare a cittadini e/o lavoratori che ogni giorno sentono una notizia differente. In attesa che si faccia quanto meno chiarezza sull’origine dell’epidemia: 4 ordini di consigli di norme igienico-sanitarie.

1) La contaminazione può avere origine da acqua contaminata o fertilizzanti naturali. Il patogeno può essere trasmesso anche con la preparazione dei cibi. La contaminazione può essere diretta o indiretta attraverso le mani, l’attrezzatura, i coltelli e/o altri utensili di cucina.

2) Rispetto delle comuni regole d’igiene riduce il rischi di infezione:
prima della preparazione di cibi o dopo il contatto con alimenti crudi, lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone e asciugarle bene
conservare e preparare la carne cruda separatamente dagli altri cibi (frutta e verdura), ad esempio in caso di barbecue usare taglieri, piatti e pinze separati
pulire accuratamente, sciacquare con acqua calda e asciugare le superfici e gli oggetti dopo un contatto con alimenti crudi, i suoi involucri o l’acqua di condensa
lavare accuratamente frutta e verdura crude prima del consumo (possibilmente con acqua calda, strofinandole energicamente per almeno 30 secondi) e, se necessario pelarle.
Lavare e sbucciare successivamente frutta e verdura, pur non eliminando completamente i germi, riduce la carica batterica e quindi il rischio di infezione.
3) Il batterio può essere eliminato con il calore della cottura.
La temperatura di 70°C al centro dell’alimento deve essere raggiunta e mantenuta per almeno due minuti.
Il comune processo di riscaldamento per la produzione di confetture e conserve porta all’inattivazione del batterio; anche nel caso di cetrioli in salamoia, la combinazione di trattamento termico, il basso pH e il contenuto salino costituiscono una sufficiente garanzia.

4) Poiché la quasi totalità dei casi di infezione è circoscritta alla zona di Amburgo, si consiglia ai lavoratori che debbano recarsi nel Nord della Germania di non consumare verdura e frutta crude in loco e di non bere acqua di rubinetto, finché la causa dell’epidemia non sarà stata accertata.
Le persone che hanno recentemente soggiornato in Germania devono prestare attenzione alla comparsa di sintomi gastroenterici e nel caso di diarrea emorragica rivolgersi al proprio medico.

Nota di Ugo Fonzar: il solito problema legato al servizio sanitario nazionale non risolto e ribaltato sui datori di lavoro… come A1HN1 o come si chiamava… bon, tanto non ci spaventa, si affronta anche questo! ;)

 

Agricoltura: la prevenzione nell’uso di trattrici e alberi cardanici

Fonte: www.puntosicuro.it

Indicazioni per l’uso di trattrici agricole a ruote e alberi cardanici tratte dal piano regionale piemontese per la prevenzione in agricoltura e selvicoltura. Il rischio di ribaltamento e di avvolgimento su organi in movimento. Le misure di prevenzione.

Torino, 8 Giu – I lettori di PuntoSicuro – attraverso gli articoli dedicati agli
incidenti e alla prevenzione nelsettore agricolo – sono consapevoli che questo settore è tra quelli a maggior rischio di incidenti, specialmente per l’elevato impiego di mezzi meccanici e con particolare riferimento agli infortuni correlati all’utilizzo di trattori e alberi cardanici.
Riprendiamo a parlare dei rischi di queste due attrezzature attraverso il numero monografico de “ I Quaderni della regione Piemonte – Agricoltura” dal titolo “ Nuove regole per le macchine agricole – Le nuove regole per l’immissione sul mercato di macchine nuove e per le verifiche di sicurezza di macchine usate”. Numero monografico prodotto in relazione al “Piano regionale di prevenzione in agricoltura e selvicoltura – anni 2010-2012” della Regione Piemonte e alla necessità di promuovere un’adeguata formazione/informazione per gli operatori che impiegano macchine agricole.
Trattrice agricola a ruote
Secondo le definizioni della Direttiva 2003/37/CE del 26 maggio 2003 relativa all’omologazione deitrattori agricoli e forestali, recepita in Italia con il D.M. del 19 novembre 2004, la trattrice può essere “utilizzata come:
– centrale fissa di potenza (es. azionamento di una pompa);
– mezzo di trazione (es. traino di un rimorchio);
– centrale mobile di potenza (es. azionamento di una raccoglimballatrice).
Il documento, che non si occupa di trattrici a cingoli, riporta anche le principali tipologie delle  trattrice a ruote.
Questi i rischi potenzialmente più gravi connessi con l’utilizzo della trattrice agricola:
– rischio di ribaltamento: capacità di sollevamento e stabilità; struttura di protezione contro ilcapovolgimento; sistema di ritenzione del conducente;
– rischio di avvolgimento su organi in movimento: montaggio protezione sulla presa di potenza; contatto con cinghie di trasmissione e ventilatore”.
Non sono poi da sottovalutare altri rischi legati a: riconoscimento della macchina, manuale d’uso e manutenzione, pittogrammi di sicurezza, scale di accesso, impianto idraulico, impianto frenante, punti caldi, visibilità, illuminazione.
Riguardo al rischio di ribaltamento si ricorda che ad oggi “i principali sistemi di prevenzione per il pericolo di ribaltamento utilizzati nelle trattrici agricole o forestali possono essere ricondotti essenzialmente a dispositivi di prevenzione di tipo passivo, ossia interventi finalizzati ad evitare o comunque a ridurre la possibilità che il verificarsi di un evento pericoloso comporti conseguenze per l’incolumità del lavoratore:
– dispositivo di protezione in caso di capovolgimento della trattrice: struttura installata direttamente sulla trattrice, avente lo scopo di evitare o limitare i rischi per il conducente in caso di capovolgimento della trattrice durante l’utilizzo normale;
– sistema di ritenzione del conducente: dispositivo che trattiene l’operatore al posto di guida indipendentemente dalle condizioni operative della trattrice ( cintura di sicurezza)”.
Chiaramente tali sistemi di protezione passiva per i conducenti delle trattrici si basano sul principio di trattenere l’operatore all’interno di un “volume di sicurezza” o “zona libera”. “In caso di ribaltamento, infatti, il rischio per l’operatore di restare schiacciato tra le parti costituenti la trattrice ed il suolo può essere ragionevolmente escluso se egli resta sul sedile o, comunque, entro il volume costituito dalla struttura di protezione. Pertanto, ai fini della protezione del conducente di trattrici agricole o forestali da eventuali danni determinati dal loro ribaltamento, è indispensabile la contemporanea presenza dei due dispositivi sopra richiamati”.
È importante poi verificare la capacità di sollevamento e la stabilità della trattrice (a questo proposito sul documento sono presenti alcune formule per la verifica).
Senza dimenticare di dotare, dove necessario la trattrice di “zavorre anteriori per evitare pericoli di impennamento del veicolo”. Inoltre le “barre del sollevatore devono essere dotate di sistemi di bloccaggio laterale per impedire lo sbilanciamento del carico causato da movimenti orizzontali delle barre stesse”.
Riguardo poi ai
rischi di avvolgimento su organi in movimento, il documento ricorda che tra i maggiori pericoli potenzialmente connessi con l’utilizzo della trattrice agricola e forestale, merita “particolare attenzione il rischio di contatto involontario con la presa di potenza (PDP); tutte le macchine sono dotate di albero scanalato posteriore per la trasmissione cardanica del moto; diversi modelli presentano anche una presa di potenza nella parte anteriore”.
L’eventualità da scongiurare è “l’impigliamento ed il conseguente avvolgimento attorno al terminale della presa di potenza ai danni dell’operatore, causato spesso da abbigliamento inadatto al lavoro (utilizzare sempre una tuta da lavoro con polsini) o manovre azzardate; le conseguenze di un eventuale incidente sono purtroppo sempre molto gravi, a causa delle grandi quantità di energia in gioco, della repentinità della dinamica e dell’impossibilità di rimediare in tempo, solitamente”. Ricordando che “anche la ventola di raffreddamento del motore e le relative cinghie di azionamento possono rappresentare un punto potenzialmente pericoloso della trattrice”.
Albero cardanico
Sappiamo che l’ albero cardanico è un “organo meccanico che consente la trasmissione del moto rotatorio tra una macchina motrice, in genere la trattrice agricola, ad una macchina operatrice, consentendo al contempo all’insieme trattrice-macchina operatrice di eseguire curve e spostamenti reciproci”. Per l’albero cardanico ricordiamo che il riferimento tecnico è costituito dalla UNI EN 12965:2010.
Il documento sottolinea che “l’albero cardanico è tra le principali cause di infortunio sul lavoro nel comparto agricolo: la sua incidenza, va sottolineato, riguarda la gravità degli incidenti, prima ancora della frequenza di accadimento”.
In particolare “per scongiurare danni agli operatori, le norme prevedono che l’attrezzatura sia completa di protezioni antinfortunistiche; si tratta di diversi componenti, molti dei quali prodotti in plastica ad alta resistenza e relativamente insensibile alle escursioni termiche.
Inoltre sono prese in considerazione altre parti, quali:
– le cuffie, costituite da imbuti di base e fasce di estremità;
– le ghiere di collegamento, per consentire la rotazione dell’albero rispetto alla protezione;
– i tubi telescopici;
– le catenelle di ritegno, atte ad impedire il parziale trascinamento in rotazione della protezione rispetto all’albero cardanico, ad esempio in presenza di scarsa lubrificazione;
– i pittogrammi applicati alle protezioni, il cui significato deve essere illustrato nel manuale d’uso e manutenzione”.
Come  dimostrato anche nella rubrica “ Imparare dagli errori”, l’utilizzo dell’albero cardanico “può dare luogo ad infortuni di grave entità, in presenza di carenze di protezioni meccaniche (assenti, incomplete o danneggiate) oppure a seguito di comportamenti errati. Generalmente, la dinamica degli incidenti consiste nell’impigliamento e nel trascinamento da parte dell’organo in rotazione”.
Questi alcuni accorgimenti molto importanti ai fini della prevenzione di incidenti sul lavoro:
– “innanzitutto, nella trasmissione cardanica del moto, occorre verificare che i dispositivi di sicurezza montati sulla trattrice siano installati correttamente, siano integri in tutte le loro parti e comprendano anche uno scudo protettivo in lamiera ed un riparo terminale in corrispondenza dell’alberino di trasmissione;
– in secondo luogo, gli operatori devono indossare abiti da lavoro aderenti, privi di parti svolazzanti, come lacci, cravatte, sciarpe, spesso causa scatenante nelle dinamiche di infortunio;
– un altro utile accorgimento, in seguito ad episodi purtroppo verificatisi con esito drammatico, consiste nel tenere raccolte le chiome fluenti, in quanto facile presa per gli organi rotanti;
– è necessario inoltre accertarsi che nella zona circostante alla macchina in lavorazione con la trasmissione del moto in azione non vi siano terze persone e, in particolare, bambini”.
Infine è bene ricordarsi che il “complesso trattrice-macchina operatrice non va mai lasciato incustodito in azienda, in prossimità di abitazioni o di strade pubbliche, con il motore avviato, con la chiave di accensione inserita nel quadro o, addirittura, con l’albero cardanico in rotazione”.
Nel documento, a cui vi rimandiamo per una lettura più esaustiva, sono presenti altri accorgimenti da tenere in fase di accoppiamento della trattrice alla macchina operatrice.
Concludiamo con alcune informazioni tratte da un allegato del documento della Regione Piemonte dedicato all’albero cardanico:
– “per evitare il rischio di impigliamento nell’albero cardanico di trasmissione della potenza, la sovrapposizione assiale della cuffia di protezione sulla protezione dell’albero recettore della macchina deve essere superiore o uguale a 50 mm.
– inoltre la macchina deve esser dotata sia di idonei punti di fissaggio per la catena che previene la rotazione della cuffia di protezione dell’albero cardanico sia di un apposito supporto che sostenga l’albero cardanico quando non è collegato alla trattrice”.

L’uso in sicurezza di presse pneumatiche ed elettriche

da www.puntosicuro.it

Lucerna, 11 Mag – Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni, si era già occupato in passato degli incidenti e della prevenzione nell’uso di alcuni macchinari industriali, come le presse. Se tuttavia il precedente documento di Suva si occupava di presse per stampaggio a iniezione, il documento che presentiamo oggi è una check list relativa alle presse pneumatiche ed elettriche.

Pubblicazione necessaria perché, nonostante la presenza dei dispositivi di sicurezza, il “ogni anno si verificano numerosi infortuni che a volte comportano l’amputazione di mani e dita”.

– “schiacciamento delle dita dovuto alla chiusura dell’utensile;

– lesioni durante l’inserimento degli utensili e le corse di prova;

– disturbi vari dovuti ad una cattiva postura”.

Come per le altre presse è possibile ridurre il rischio d’infortunio attrezzando correttamente i posti di lavoro, formando il personale e applicando le corrette misure di sicurezza.

Posto di lavoro

La prima cosa di cui accertarsi è che intorno al posto di lavoro non ci siano pericoli.

Ad esempio bisogna accertarsi che:

– ci sia sufficiente spazio per gli operatori delle macchine (sul posto di lavoro deve esserci uno spazio minimo di 0,8 m)”.
Inoltre il posto di lavoro deve essere adattato secondo le esigenze individuali di ciascun operatore. Ad esempio è possibile regolare:

– il sedile;

– i braccioli;

– il poggiapiedi.

Pressa

I comandi della pressa devono essere “in buone condizioni e protetti da un azionamento accidentale”. A questo proposito è possibile:

– “dotare il pedale di una cuffia di protezione;
– mettere in sicurezza i tasti del comando a due mani con un collarino o una copertura”.

Nel caso di lavori con inserimento manuale bisogna poi “impedire in maniera efficace l’inserimento delle mani nella zona di pericolo dell’utensile durante la fase di chiusura”.

Queste sono alcune soluzioni proposte da Suva:

– “limitazione della corsa ad un massimo di 6 mm;

– utensili chiusi;
– riparo mobile interbloccato, schermo di protezione (…)”;

– “comando a due mani;

– dispositivo di protezione immateriale, ad es. barriera fotoelettrica;

– pressa in due passi (avvicinamento a bassa potenza finché la larghezza della fessura e inferiore a 6 mm, poi corsa di potenza);

– riparo mobile interbloccato con blocco diretto nel circuito pneumatico;

– protezione tramite il dispositivo di alimentazione”.

Per molte di queste soluzioni il documento riporta immagini esplicative che vi invitiamo a visionare, anche in relazioni ad ulteriori indicazioni e specifiche relative alle misure di sicurezza applicabili.

Non bisogna poi dimenticare di mettere in sicurezza in maniera efficace la zona di pericolo anche con i “lavori per i quali è necessario tenere fermo il pezzo in lavorazione (ad esempio rivettatura di una spina)”.

E le corse di prova sono eseguite solo dopo aver trovato una soluzione efficace per la messa in sicurezza della zona di pericolo?

Con lo schermo di protezione abbassato (in posizione di sicurezza) deve essere inoltre impossibile avvicinarsi con le dita all’ utensile.

Perché il comando a due mani sia sicuro è necessario verificare soprattutto se sono “soddisfatti i seguenti requisiti:

– “i tasti devono trovarsi in posizione tale che siano premuti da entrambe le mani”;
– la distanza minima tra i tasti deve essere di 260 mm;

– i tasti devono essere disposti in modo che non possano essere premuti dalla mano e dal gomito dello stesso braccio;

– i tasti non devono poter essere premuti con una mano e una parte qualsiasi del corpo”.
La distanza di sicurezza del comando a due mani rispetto alla zona di pericolo “deve essere tale che:

– “azionando i tasti non si possa accedere contemporaneamente alla zona di pericolo della pressa;

– la zona di pericolo dell’utensile in fase di chiusura non possa più essere raggiunta dopo l’attivazione della corsa”.

Inoltre:

– “entrambi i tasti devono essere premuti ad una distanza di 0,5 secondi l’uno dall’altro;

– la pressa si arresta se uno dei tasti viene rilasciato”.

Sempre in relazione alla pressa è bene accertarsi che “l’operatore non possa aggirare la barriera fotoelettrica e inserire le mani nell’ utensile”.

Organizzazione, formazione e comportamento

Il manuale d’uso e le regole di sicurezza devono essere a portata di mano sul posto di lavoro.

Deve inoltre essere garantita la “manutenzione delle presse e soprattutto dei dispositivi di sicurezza”. Manutenzione che deve essere “svolta come minimo una volta l’anno secondo le indicazioni del fabbricante e da personale qualificato e competente”.
È necessario poi che gli operatori siano istruiti sull’uso in sicurezza della pressa e che i superiori controllino e impongano il rispetto delle regole.

Infine bisogna accertarsi che la pressa sia “regolata da una persona responsabile, adeguatamente formata a tale scopo e in possesso delle necessarie conoscenze”.

N.B.: Gli eventuali riferimenti legislativi contenuti nel documento originale riguardano la realtà svizzera, i suggerimenti indicati possono essere comunque di utilità per tutti i lavoratori.

Suva, lista di controllo, “ Presse pneumatiche ed elettriche”, (formato PDF, 799 kB).

 

 

Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals (GHS)

The pictograms hereafter are based on the latest revised edition of the GHS. For further information on the allocation of GHS label elements, refer to Annex 1 to the GHS. To consult the official text of the GHS follow “Legal instruments and recommendations->GHS->GHS official text and corrigenda” on the left menu.

http://live.unece.org/trans/danger/publi/ghs/pictograms.html

I Venerdì degli RSPP – 10 giugno – Risk management in azienda

Fonte: www.studiofonzar.com

Faccio pubblicità ad Ugo.

Ma gli RSPP hanno una visione d’insieme dei rischi aziendali?
Direi di no…
Per aprire un po’ gli occhi e affiancare le nozioni tecniche a quelle strategiche generali, passando attraverso la terzializzazione del rischio o altre stategie (fino all’assicurazione del rischio) il 10 giugno p.v. c’è Mauro Del Pup che ci “dira tutto”

Per iscriversi qui.

Ricordo che il corso è stato accreditato anche dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Venezia. Per ogni corso, gli iscritti ricevono 2 crediti.

Venerdì degli RSPP: REACH CLP Rischio chimico

Fonte: www.studiofonzar.com (grazie Ugo)

Mi sembra utile girare questo articolo di Ugo nel quale troverete utili spunti e link a documenti importanti.

La giornata l’abbiamo passata parlando di:
REACH
– utilizzo delle sostanze e miscele da parte dell’utilizzatore a valle
– utilizzatore a valle produttore articoli (o importatore di articoli)
– sanzioni per utilizzatore a valle (glom!)
– schede di sicurezza e scenari di esposizione – cosa fare nei casi “pratici” di schede non conformi (praticamente tutto il giorno)
– la nuova classificazione e etichettatura da regolamento CLP
I CONTROLLI (ragazzi i controlli ci saranno e saranno fatti per bene… quindi è da fare i bravi!)
– la valutazione (analisi) del rischio chimico con lo strumento ANARCHIM

Oltre agli RSPP sono da COINVOLGERE di brutto nelle aziende chi si occupa di:
– produzione e progettazione prodotto
– controllo qualità prodotti
– gestione approvvigionamenti (ufficio acquisti)

Si capisce per bene che per valutare la conformità al REACH come utilizzatore a valle devo attivare delle consulenze mirate al fine di valutare l’allineamento a tali disposizioni (direi non banali)… brutta notizia per aziende, nuovo bisness e nuove professionalità da attivare per i consulenti.

Documenti utili da consultare sono qui:
Linee guida REACH utilizzatori a valle
Linee guida REACH articoli
Linee guida scenari di esposizione
Linee guida CLP
Check-list di controllo per l’analisi delle schede di sicurezza
Esempi di scenari

Cosa controlleranno gli ISPETTORI REACH? (inizieranno probabilmente nel 2012 in FVG, nelle altre Regioni partiranno entro questo anno…)
Ecco un esempio di check-list di controllo

LA COSA E’ A DIR POCO IMPORTANTE!

Son stati chiariti i seguenti dubbi:
1 – Fino a che punto devo verificare le schede di sicurezza e le relative anomalie?
2 – Posso usare la Check-list dall’help desk per il controllo della SDS?
3 – Non ho scenari nella scheda di sicurezza (perché il produttore non è obbligato) come faccio?
4 – Come utilizzatore a valle ho delle schede di sicurezza non conformi; lo comunico al mio fornitore ok, ma poi posso usare la sostanza o la miscela? Sono sanzionato?
5 – Come posso dimostrare la procedura attivata in azienda per la gestione REACH?
6 – art. 34 lett. b del REACH – in caso di dubbi – come comportarsi?

A una domanda non abbiamo risposto: ma negli altri stati membri le sanzioni applicate sono come in Italia o meno? Ovvero, meglio andare in Slovenia o in Austria o si può “rimanere in Italia” a far impresa?

 

Dall’Inail un nuovo documento sull’adeguamento dei trattori

Fonte: www.puntosicuro.it

Adeguamento dei trattori agricoli o forestali ai requisiti minimi di sicurezza contenuti nell’Allegato V del D.Lgs. 81/2008. Le protezioni in caso di ribaltamento, il contatto con elementi mobili, le parti calde, le zavorre e il silenziatore.

Roma, 1 Giu – PuntoSicuro ha pubblicato diversi articoli per la prevenzione dei numerosi
incidenti che avvengono nell’impiego di mezzi meccanici come trattori agricoli e forestali, anche in riferimento alla presenza di un parco macchine in cui risulta rilevante la presenza di mezzi meccanici con età superiore ai 10 anni.
Per favorire la prevenzione un Gruppo di Lavoro Nazionale – istituito presso l’ INAIL e coordinato dal Dott. ing. Domenico Geraci (Dipartimento Tecnologie di Sicurezza ex ISPESL) –  ha curato un documento dal titolo “ Adeguamento dei trattori agricoli o forestali – Adeguamento dei trattori agricoli o forestali ai requisiti minimi di sicurezza per l’uso delle attrezzature di lavoro di cui all’Allegato V al D. Lgs. 81/08”, un documento licenziato nel marzo 2011 e recentemente pubblicato con contestuale avvio dell’iter procedurale per l’ottenimento dello status giuridico di linea guida.
Come indicato nella premessa di questo documento, l’esigenza di adeguare i trattori agricoli con specifiche misure tecniche “si pone ancora oggi concretamente per una parte rilevante degli esemplari di trattori attualmente in esercizio”. Infatti l’obbligo di adeguamento dei trattori agricoli o forestali ad alcuni requisiti indicati nell’Allegato V del Decreto legislativo 81/08 “risulta essere stato diffusamente disatteso, a cagione, anche, di una serie di concorrenti circostanze, una delle quali è rappresentata dalla mancata disponibilità di precisi indirizzi tecnico-costruttivi”.
E dunque l’obiettivo del documento è quello di “fornire dei riferimenti tecnici in grado di supportare gli operatori del settore (datori di lavoro, lavoratori autonomi, organi di controllo, ecc.) nel processo di adeguamento dei trattori agricoli o forestali in servizio ai pertinenti requisiti di sicurezza” individuati nel suddetto Allegato V. Queste informazioni mirano al “completamento degli indirizzi tecnico-costruttivi finora mancanti ed all’aggiornamento, secondo le conoscenze tecniche attuali, di quelli già resi disponibili”, ad esempio le linee guida sull’installazione delle cinture di sicurezza e dei dispositivi di protezione in caso di capovolgimento.
A titolo esemplificativo, rimandandovi alla lettura integrale del documento, riassumiamo alcune specifiche indicazioni per l’adeguamento ai requisiti di sicurezza.
I trattori agricoli o forestali a ruote o a cingoli “devono essere dotati di un dispositivo di protezione in caso di capovolgimento (cabina o telaio) che garantisca un determinato volume di sicurezza in corrispondenza del posto di guida”. I principali sistemi di prevenzione, rappresentati da dispositivi di prevenzione di tipo passivo (per limitare l’entità delle conseguenze di un ribaltamento), prevedono generalmente oltre al telaio di protezione, anche un dispositivo di ritenzione che trattenga l’operatore entro il volume di sicurezza (cintura di sicurezza).
Nel caso in cui il trattore sia sprovvisto di un dispositivo di protezione in caso di capovolgimento, l’adeguamento ai requisiti di cui al punto 2.4 della parte II dell’Allegato V al D. Lgs. 81/08 può essere effettuato installando:
– “dispositivi di protezione omologati per lo specifico modello di trattore;
– dispositivi di protezione rispondenti alle direttive comunitarie ovvero codici OCSE di riferimento;
– dispositivi di protezione progettati ad hoc per il modello di trattore in esame”.
Nel documento si indica poi che gli elementi mobili accessibili del trattore che possono potenzialmente rappresentare una “fonte di pericolo in caso di contatto non intenzionale sono riconducibili essenzialmente a  presa di potenza,  cinghie per la trasmissione del moto (ad es. alternatore, dinamo, ventola), ventola del sistema di raffreddamento, elementi che possono determinare pericolo di pizzicamento e cesoiamento con  l’operatore in posizione di guida, altri organi in movimento (es. albero cardanico di trasmissione del moto alle ruote anteriori).
Per l’adeguamento ai requisiti di sicurezza gli elementi mobili di un’ attrezzatura di lavoro che presentano rischi di contatto meccanico che possono causare incidenti “devono essere dotati di protezioni o di sistemi protettivi che impediscano l’accesso alle zone pericolose o che arrestino i movimenti pericolosi prima che sia possibile accedere alle zone in questione”.
In particolare “le protezioni ed i sistemi protettivi:
– devono essere di costruzione robusta;
– non devono provocare rischi supplementari;
– non devono essere facilmente elusi o resi inefficaci;
– devono essere situati ad una sufficiente distanza dalla zona pericolosa;
– non devono limitare più del necessario l’osservazione del ciclo di lavoro;
– devono permettere gli interventi indispensabili per l’installazione e/o la sostituzione degli attrezzi, nonché per i lavori di manutenzione, limitando però l’accesso unicamente al settore dove deve essere effettuato il lavoro e, se possibile, senza che sia necessario smontare le protezioni o il sistema protettivo”.
Il documento affronta in particolare: la protezione della presa di potenza e la protezione delle cinghie per la trasmissione del moto, della ventola del sistema di raffreddamento e di altre parti in movimento.
Nei trattori vi sono poi “parti la cui superficie esterna raggiunge temperature superiori a 80 °C con conseguente pericolo di ustione per contatto cutaneo”.
Secondo quanto previsto al punto 8 parte I dell’allegato V al D. Lgs. 81/08 “le parti di un’attrezzatura di lavoro a temperatura elevata devono, ove necessario, essere protette contro i rischi di contatti o di prossimità a danno dei lavoratori.
Nei trattori agricoli o forestali le parti calde che possono comportare un potenziale rischio di ustione sono:
– il sistema di scarico dei gas esausti (collettore, silenziatore ecc.);
– la superficie calda del cilindro e della testata;
– la scatola del cambio e della frizione”.
In particolare le “misure da adottare per garantire la protezione contro il contatto non intenzionale con le parti calde che possono comportare un potenziale rischio di ustione sono le seguenti:
– appropriato posizionamento del silenziatore lontano dall’accesso al posto di guida e applicazione di una protezione delle componenti del sistema di scarico dei gas esausti che impedisca il contatto diretto tra l’operatore e la superficie calda;
– applicazione di una protezione che impedisca il contatto diretto tra l’operatore e la superficie calda del cilindro e della testata;
– applicazione di una protezione che impedisca il contatto diretto tra l’operatore e la superficie calda della scatola del cambio e della frizione. L’applicazione della suddetta protezione deve essere valutata caso per caso in relazione al raggiungimento delle temperature superficiali di ustione, alla disponibilità sul trattore di punti di attacco della protezione e alla possibile interferenza della stessa con i comandi del trattore”.
La direttiva 74/151/CEE (allegato IV), modificata da altre direttive, “stabilisce che se il trattore deve essere munito di zavorre per soddisfare alle prescrizioni di carattere omologativo, queste devono essere fornite dal costruttore del trattore, adatte ad essere collocate e montate in apposti punti di attacco, recare il marchio della ditta costruttrice della zavorra nonché l’indicazione della loro massa in kg con un’approssimazione pari al ±5%”.
Fatto salvo quanto indicato nelle direttive, “risulta sempre necessario che il trattore sia dotato di zavorre solo se queste sono state specificatamente previste dal costruttore e siano collocate e montate negli appositi punti di attacco previsti dal costruttore del trattore”.
Nel documento sono riportate alcune specifiche indicazioni riguardo all’utilizzo di zavorre non originali.
Riguardo ai rumori prodotti dallo scarico dei motori a scoppio, ai fini del soddisfacimento del punto 4 parte I dell’Allegato V al D. Lgs. 81/08 è necessario che “il trattore sia dotato di un adeguato silenziatore del sistema di scarico dei gas esausti, cioè tale da garantire la minor emissione possibile di rumore e con la sua parte terminale posizionata in maniera che i gas siano rilasciati lontano dal posto di guida ovvero dalla prese d’aria della cabina”.
In caso di sostituzione è necessario che il nuovo silenziatore sia conforme al tipo omologato.
Ricordiamo, per concludere, che il documento affronta l’adeguamento ai requisiti minimi di sicurezza, di cui all’ Allegato V al D. Lgs. 81/08, anche in riferimento a:
– accesso al posto di guida (ad esempio in relazione a gradini, scalette, corrimano e maniglie); – comandi (ad esempio in relazione alla loro individuazione, alla messa in moto autorizzata e  all’avviamento del motore);
– parabrezza ed altri vetri;
– sedile del conducente;
– sedile del passeggero;
– dispositivo retrovisore;
– tergicristallo;
– dispositivi di illuminazione e segnalazione luminosa;
– segnalatore acustico;
– batteria;
– cofani del motore e parafanghi.


Una guida agli standard EN relativi ai guanti

fonte: www.puntosicuro.it

 

Bruxelles, 1 Giu – Ansell Healthcare, fornitore di soluzioni di protezione della mano per il settore industriale, ha annunciato la pubblicazione della Revisione della Guida agli standard EN relativi ai guanti.
La Guida, interamente rivista, riprende tutte le informazioni vincolanti della direttiva quadro 89/391/CEE e 89/656/CEE, nonché della direttiva DPI 89/686/CEE. Studiata per fornire a tutti i datori di lavoro i documenti legislativi aggiornati cui devono garantire la conformità, la nuova Guida presenta anche utili informazioni e raccomandazioni di sicurezza per gli utilizzatori.
Nel tentativo di uniformare la politica sociale e il welfare in tutta Europa, l’Atto unico europeo include un richiamo specifico al miglioramento della salute e della sicurezza di tutti i lavoratori europei. L’impegno ad innalzare il “livello” di protezione alle migliori pratiche attualmente in uso nell’Unione è stato ribadito, oltre che reso legalmente vincolante, nella direttiva quadro 89/391/CEE, che non solo fissa ampie linee guida in materia di salute e sicurezza, ma pone anche a carico del datore di lavoro l’obbligo di “garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori in tutti gli aspetti connessi con il lavoro”.
Per far sì che i datori di lavoro siano in grado di proteggere i loro dipendenti e, al tempo stesso, di rispettare la legislazione in vigore, Ansell ha sviluppato una guida di riferimento completa e facile da usare sugli standard EN relativi ai guanti protettivi.
Oltre a spiegare come rispettare le direttive DPI e i requisiti generali EN 420:2003 relativi ai guanti, la nuova Guida offre informazioni su come proteggere specificamente le mani dalle sostanze chimiche e dai microrganismi (EN 374:2003), protezione meccanica (EN 388:2003), protezione termica (EN 407:2004), protezione dal freddo (EN 511:2006), contaminazione radioattiva e radiazioni ionizzanti (EN 421:2010), oltre a due standard aggiuntivi: proprietà elettrostatiche (EN 1149) e saldatura manuale (EN 12477: 2001). La Guida presenta, inoltre, una breve spiegazione del regolamento REACH.
Ansell Healthcare,  ” Guida agli standard EN per i guanti protettivi” (formato PDF, 1.4 MB).