Archivi del mese: settembre 2011

Verifiche periodiche: chiarimenti sull’elenco dei soggetti abilitati

Fonte: www.puntosicuro.it

Una circolare ministeriale chiarisce i contenuti delle istanze di iscrizione all’elenco dei soggetti abilitati ad effettuare le verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro. L’istanza deve essere inviata anche per posta certificata.

Roma, 7 Sett – PuntoSicuro ha già informato i suoi lettori della recente proroga dell’entrata in vigore del Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dell’11 aprile 2011 “Disciplina delle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’All. VII del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nonché i criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’articolo 71, comma 13, del medesimo decreto legislativo”.
Il decreto, che con la nuova proroga entrerà in vigore il 24 gennaio 2012, dà attuazione all’articolo 71, comma 13, del Decreto legislativo 81/2008 per quanto riguarda le modalità di effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro ed i criteri per l’abilitazione dei soggetti pubblici o privati che potranno fare le verifiche, in sostituzione di INAIL e ASL.
Ricordiamo che con il decreto viene istituita, dal Ministero del Lavoro, una Commissione con il compito, tra le altre cose, di costituire ed aggiornare l’elenco dei soggetti abilitati ad effettuare le verifiche (allegato III del decreto ministeriale).
Una volta istituito l’elenco, INAIL e ASL potranno procedere ad istituire ulteriori elenchi di soggetti abilitati (e comunque facenti parte dell’elenco dei soggetti già abilitati dal Ministero) di cui avvalersi qualora non siano in grado di effettuare direttamente le verifiche nel periodo previsto per legge (60 giorni per la prima verifica e 30 per le successive).
In particolare qualunque soggetto abilitato dal Ministero del lavoro può essere iscritto a domanda negli elenchi INAIL o ASL e gli elenchi sono messi a disposizione dei datori di lavoro.

Riguardo alle modalità per l’abilitazione – descritte nell’allegato III al decreto dell’11 aprile 2011 – si sottolinea la necessità del possesso di specifici requisiti e della presentazione di un’istanza al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
L’iscrizione all’elenco del Ministero del Lavoro ha una validità quinquennale e può essere rinnovata a seguito di apposita istanza.
I soggetti abilitati, pubblici o privati, dovranno inoltre tenere un registro informatizzato che contenga sia copia dei verbali delle verifiche effettuate sia ulteriori dati, quali il regime in cui è stata effettuata la verifica, la data della successiva verifica periodica, il tipo di attrezzatura, etc.

Perchiarire alcuni aspetti relativi al contenuto delle istanze di iscrizione, con riferimento al punto 1.1. dell’allegato III al Decreto Ministeriale dell’11 aprile 2011, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro – ha emanato la Circolare n.21/2011 dell’8 agosto 2011.
Circolare che sottolinea ,ad esempio, che l’istanza di cui al punto 1.2 dell’Allegato III al D.M. 11 aprile 2011

1.2. L’istanza relativa alla richiesta di iscrizione di cui al punto 1.1., sottoscritta dal legale rappresentante, deve essere prodotta anche in via telematica certificata e contenere l’elenco delle attrezzature di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 per le quali il soggetto pubblico o privato intende effettuare le verifiche, l’indicazione delle Regioni di intervento e l’elenco della documentazione allegata.

“deve essere anche inviata per posta certificata al seguente indirizzo di posta elettronica dgtutelalavoro@mailcert.lavoro.gov.it”.

Questi gli altri chiarimenti contenuti nella circolare:

– “il responsabile tecnico deve essere unico per il soggetto da abilitare;

– per ogni Regione in cui si intende svolgere la propria attività occorre indicare l’elenco delle attrezzature di cui si chiede l’abilitazione nonché lo specifico personale addetto alle verifiche delle singole attrezzature;

– occorre allegare all’istanza planimetrie in scala adeguata della sede centrale e di quelle Regionali in cui si intende operare, corredate di titolo di proprietà o di locazione o di comodato e dati catastali”;

– “ogni variazione di diritto o di fatto operata dai soggetti che saranno abilitati dovrà essere comunicata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali che, su conforme parere della Commissione di cui a DM 11.04.11., si esprimerà circa l’ammissibilità o meno della variazione comunicata;

– all’atto della richiesta di iscrizione nell’elenco di cui all’articolo 2, comma 4 (…), i soggetti abilitati dovranno comunicare l’organigramma generale di cui all’Allegato I, punto 1, lett. d). Dovranno altresì essere comunicate le variazioni concernenti tale organigramma”.

Inoltre con riferimento alle attrezzature di cui all’Allegato VII del Decreto legislativo n. 81/2008, in assenza di certificato di accreditamento di cui al punto 1, lettera a), dell’Allegato I al DM 11.04.11, è necessario che:

– “il soggetto richiedente l’abilitazione dichiari, ai sensi del DPR 445/2000. di essere indipendente dalle parti interessate e cioè dal progettista, costruttore, fornitore, installatore, acquirente, proprietario, utilizzatore o manutentore delle attrezzature sottoposte a verifica, né sia il rappresentante autorizzato di una qualsiasi delle suddette parti;

– il soggetto richiedente l’abilitazione e il suo personale responsabile della verifica dichiarino. ai sensi del DPR 445/2000, di non essere il progettista, costruttore, fornitore, installatore, acquirente, proprietario, utilizzatore o manutentore delle attrezzature sottoposte a verifica, né siano il rappresentante autorizzato di una qualsiasi delle suddette parti;

– il personale del soggetto richiedente l’abilitazione, coinvolto nelle attività concernenti l’oggetto dell’istanza, dichiari, ai sensi del DPR 445/2000, di non essere impegnato in attività che possano entrare in conflitto con l’indipendenza di giudizio e con l’integrità professionale in reazione all’attività di verifica, ed in particolare di non essere direttamente coinvolto nel progetto, fabbricazione, fornitura, installazione, utilizzo e manutenzione delle attrezzature sottoposte a verifica ovvero di attrezzature similari in concorrenza;

– il soggetto richiedente l’abilitazione dichiari, ai sensi del DPR 445/2000, che tutte le parti interessate devono avere accesso ai servizi del soggetto richiedente, che non devono sussistere indebiti condizionamenti finanziari o di altra natura, che le procedure nell’ambito delle quali l’istante opera devono essere gestite in modo non discriminatorio”.

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro – Circolare n.21/2011 dell’8 agosto 2011 – Verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro — Primi chiarimenti in ordine al  contenuto delle  istanze di cui al punto 1.1 dell’Allegato III al D.M. 11.04.11.

Dal SUVA, una lista di controllo per l’utilizzo della pressa piegatrice

Fonte: www.studiofonzar.com

Questa notizia è stata tratta da: http://www.necsi.it/

Durante i lavori alla pressa piegatrice sono frequenti lesioni a dita, a mani e braccia sia lievi che di grave entità. Nei casi peggiori i lavoratori
sono costretti ad abbandonare l’attività.

Garantendo la sicurezza della macchina e fornendo adeguate istruzioni al personale è possibile ridurre notevolmente il rischio di infortunio
associato a questo tipo di macchine.

I rischi principali sono i seguenti:
■ schiacciamento di dita, mani e braccia tra punzone e stampo di piegatura;
■ schiacciamento delle dita dovuto ad una presa scorretta del pezzo da lavorare;
■ tagli alle mani causati dalle lamiere.

Il SUVA ha realizzato una lista di controllo per poter individuare meglio queste situazioni di pericolo.

 

Lista di controllo_Pressa piegatrice.pdf

Guida al sopralluogo nelle aziende metalmeccaniche

Fonte: www.studiofonzar.com

Questa notizia è stata tratta da: http://www.sicurezzalavoro.fvg.it/

Pubblicata dalla Regione Lombardia

La Direzione Regionale Sanità della Regione Lombardia ha pubblicato il 10 agosto scorso un’utile linea guida per un check up sugli aspetti di sicurezza delle macchine utilizzate nel settore mettalmeccanico.

Vai alla linea guida.

La valutazione dei rischi nella progettazione delle macchine

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

Indicazioni per un’adeguata valutazione dei rischi per le macchine da immettere sul mercato. La normativa europea, le definizioni, l’uso previsto di una macchina, le informazioni e i fattori rilevanti per la stima del rischio.

Torino, 29 Ago – Affrontare il tema della sicurezza delle macchine e di tutte le strategie possibili di prevenzione dei rischi è un dovere per tutti gli enti, le associazioni e gli organi di informazione che hanno come finalità la diffusione della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Dopo esserci recentemente occupati di schede macchina, di acquisto di macchine conformi, di rischi occulti, di macchine per il sollevamento e per l’ imballaggio, oggi ci soffermiamo su uno dei momenti fondamentali per l’efficacia di ogni politica di prevenzione: la valutazione dei rischi.
Nel convegno « La centralità della Valutazione dei rischi nella prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali» – un convegno organizzato dalla ASL TO 3 che si è svolto il 28 aprile 2011 ad Avigliana (TO) – un intervento ha affrontato proprio il tema della valutazione in riferimento alle macchine e alla progettazione.

In “ La valutazione dei rischi nella progettazione delle macchine”, a cura dell’Ing. Marco Vigone, si sottolineano innanzitutto alcune indicazioni normative dell’Unione Europea.
Ad esempio si ricorda che la direttiva 2006/42/CE prescrive che il fabbricante o il suo mandatario dovrebbe “garantire che sia effettuata una valutazione dei rischi per la macchina che intende immettere sul mercato. A tal fine egli dovrebbe stabilire quali siano i requisiti essenziali di sicurezza e di tutela della salute applicabili alla sua macchina e per i quali dovrà adottare provvedimenti”.

L’autore riporta alcune utili definizioni sul tema della sicurezza delle macchine:
-pericolo: fonte di possibili lesioni o danni alla salute;
-evento pericoloso: evento in grado di causare un danno;
-situazione pericolosa: qualsiasi situazione in cui una persona è esposta almeno ad un pericolo;
-rischio: combinazione di probabilità e gravità di possibili lesioni o danni alla salute in una situazione pericolosa;
-danno: lesione fisica e/o attentato alla salute o ai beni;
-rischio residuo: il rischio che sussiste quando le misure di sicurezza sono state prese;
-valutazione del rischio: valutazione globale della probabilità e della gravità di possibili lesioni o danni alla salute che si possono verificare in una situazione pericolosa, al fine di scegliere le adeguate misure di sicurezza;
-misure di sicurezza: misure destinate al raggiungimento della riduzione dei rischi;
-sicurezza di una macchina: capacità di una macchina di svolgere la sua funzione, di essere trasportata, installata, regolata, mantenuta, smantellata ed eliminata nelle condizioni d’uso previsto specificate nel manuale di istruzioni (e, in alcuni casi, in un dato periodo di tempo indicato nel manuale stesso) senza provocare lesioni o danni alla salute.

L’autore riporta alcune indicazioni relative all’uso previsto di una macchina, cioè all’uso di una macchina “in conformità alle informazioni fornite nelle istruzioni per l’uso (UNI EN ISO 12100 p.to 3.23)”: “l’uso previsto implica anche il rispetto delle istruzioni tecniche contenute nel manuale di istruzioni, e la presa in considerazione dell’uso scorretto che è ragionevole prevedere.”
In particolare per ciò che riguarda il prevedibile uso scorretto, “si dovrebbe, nella valutazione dei rischi, prendere in particolare considerazione i seguenticomportamenti:
– il comportamento scorretto prevedibile che risulta da una trascuratezza normale e non dal deliberato proposito di usare la macchina in modo scorretto (si veda anche la UNI EN ISO 12100 p.to 3.24);
– la reazione istintiva di una persona durante l’uso, in caso di disfunzioni, incidenti, guasti, ecc.;
– il comportamento che deriva dalla ‘linea di minor resistenza’ durante lo svolgimento di un compito;
– il comportamento prevedibile di alcune persone, quali i bambini o i disabili, per alcune macchine (specialmente quelle a uso non professionale)”.

In merito al processo di valutazione dei rischi, la relazione sottolinea alcune “informazioni utili per la stima dei rischi”. Ad esempio i limiti della macchina, le fasi di ‘vita’ della macchina, il piano di progettazione o altri mezzi per definire la natura della macchina, la natura delle alimentazioni energetiche, la statistica degli incidenti o degli infortuni, …
Si ricorda inoltre che il rischio, relativo al fenomeno pericoloso considerato, è una funzione della gravità del danno possibile per il fenomeno pericoloso considerato e della probabilità che si verifichi il danno.

Questi gli aspetti da considerare nella determinazione degli elementi di rischio:
– “persone esposte;
– tipo, frequenza e durata dell’esposizione;
– rapporto tra esposizione e gli effetti;
– fattori umani;
– affidabilità delle funzioni di sicurezza;
– possibilità di neutralizzare o eludere le misure di sicurezza;
– capacità di mantenere le misure di sicurezza;
– informazioni per l’uso”.

Riguardo poi al raggiungimento degli obiettivi di riduzione del rischio, la riduzione dei rischi “può essere conclusa se:
– il pericolo è stato eliminato o il rischio ridotto mediante: a) progettazione – sostituzione con materiali meno pericolosi; b) protezioni.
– la protezione scelta è sicura per l’uso inteso;
– il tipo di protezione è adeguato all’applicazione in termini di: a) possibilità di neutralizzazione ed elusione; b) gravità del danno; c) ostacolo nello svolgimento del compito richiesto;
– le informazioni sull’uso della macchina sono chiare;
– le procedure operative sono coerenti con le capacità dell’utilizzatore;
– i metodi di lavoro sono adeguatamente descritti;
– l’utilizzatore è informato sui rischi residui;
– è descritta l’eventuale necessità di DPI”.

Rimandandovi alla lettura del documento agli atti, che riporta altre indicazioni e anche immagini esemplificative della stima dei rischi, ricordiamo che la stima di un rischio è un processo che presuppone:
– l’analisi del rischio (“determinazione dell’uso previsto della macchina; identificazione dei pericoli; stima dei rischi);
– la valutazione del rischio.

Questi, per concludere, i fattori rilevanti per la stima di un rischio:
– “gravità del possibile danno;
– frequenza e durata dell’esposizione al pericolo;
– probabilità dell’evento che può causare un danno;
– possibilità tecniche o umane di evitare o limitare il danno”.

“ La valutazione dei rischi nella progettazione delle macchine”, a cura dell’Ing. Marco Vigone (Presidente Commissione “Sicurezza” UNI – Milano; Ex Rapporteur Settore “Sicurezza e Salute sul posto di lavoro” CEN – Bruxelles; Amministratore Delegato IEC Srl – Torino), intervento al convegno «La centralità della Valutazione dei rischi nella prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali» (formato PDF, 239 kB).

Verifiche periodiche: modalità delle verifiche e proroghe

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La proroga all’entrata in vigore del decreto dell’11 aprile 2011 e la modalità di effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature. Definizioni, prime verifiche periodiche e indagini supplementari:periodicità e modalità di verifica.

Terni, 6 Sett – Riprendiamo a parlare del Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali dell’11 aprile 2011 “Disciplina delle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’All. VII del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nonché i criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’articolo 71, comma 13, del medesimo decreto legislativo”.
L’entrata in vigore, prevista per il 28 luglio 2011 (l’allegato III è già entrato in vigore), è stata differita nel tempo da un nuovo decreto di proroga. Tale decreto, che nella seduta del 7 luglio 2011 ha avuto il parere favorevole della Conferenza Stato-Regioni, porta ad un differimento di 6 mesi: in questo modo il decreto dell’11 aprile 2011 entrerà in vigore il 24 gennaio 2012.

Malgrado il posticipo dell’entrata in vigore, ci soffermiamo ancora sulle conseguenze del decreto presentando un intervento che si è tenuto al convegno “Verifiche periodiche attrezzature – aspetti applicativi del DM 11 aprile 2011”. Convegno organizzato dalla Confindustria di Terni, con la collaborazione dell’Inail-Direzione regionale umbra e dell’ASL 4 Terni, che si è tenuto a Terni il 24 giugno 2011.

L’intervento, dal titolo “ Modalità di effettuazione delle verifiche periodiche” e a cura dell’Ing. Maria Nice Tini (Direttore Dipartimento INAIL – ex Ispesl Terni), sottolinea la suddivisione delle attrezzature nei gruppi SC (apparecchi di sollevamento di materiali non azionati a mano e idroestrattori a forza centrifuga), SP (attrezzature per il sollevamento persone: ad esempio ponti mobili, piattaforme di lavoro, ascensori, …) e GVR (gas, vapore, riscaldamento), suddivisione già affrontata da PuntoSicuro in un precedente articolo.

Successivamente il documento si sofferma su alcune definizioni:
– “le verifiche periodiche (VP) sono finalizzate ad accertare: “la conformità alle modalità di installazione previste dal fabbricante nelle istruzioni d’uso; lo stato di manutenzione e conservazione; il mantenimento delle condizioni di sicurezza previste in origine dal fabbricante e specifiche dell’ attrezzatura di lavoro l’efficienza dei dispositivi di sicurezza e di controllo”;
– la prima verifica periodica (PVP) è la prima delle VP e “prevede, oltre agli adempimenti descritti, la compilazione della scheda tecnica di identificazione dell’attrezzatura di lavoro (‘libretto’)(allegato IV)”;
– l’indagine supplementare è finalizzata a: individuare eventuali vizi, difetti o anomalie prodottisi nell’utilizzo delle attrezzature messe in esercizio da oltre 20 anni; stabilire la vita residua in cui la macchina potrà ancora operare in condizioni di sicurezza con le eventuali relative nuove portate nominali”.

Dopo aver affrontato la messa in servizio relativa ai gruppi SC/SP/GVR, la relatrice si sofferma sulle verifiche delle attrezzature dei gruppi SC e SP.
Questa la periodicità della PVP: “dalla comunicazione di messa in servizio entro il termine stabilito dall’Allegato VII d.lgs. 81/08”.
In particolare la prima verifica periodica è “finalizzata a:
– identificare l’ attrezzatura di lavoro in base alla documentazione allegata alla comunicazione di messa in servizio, inoltrata al Dipartimento INAIL territorialmente competente, controllandone la rispondenza ai dati riportati nelle istruzioni per l’uso del fabbricante. In particolare devono essere rilevate le seguenti informazioni: nome del costruttore, tipo e numero di fabbrica dell’apparecchio, anno di costruzione, matricola assegnata dall’INAIL in sede di comunicazione di messa in servizio”. Si deve inoltre prendere visione della “seguente documentazione: dichiarazione CE di conformità, dichiarazione di corretta installazione (ove prevista da disposizione legislative), tabelle/diagramma di portata (ove previsti), diagramma delle aree di lavoro (ove previsto), istruzioni per l’uso”;
– accertare che la configurazione dell’ attrezzatura di lavoro sia tra quelle previste nelle istruzioni d’uso redatte dal fabbricante;
– verificare la regolare tenuta del registro di controllo, ove previsto dai decreti di recepimento delle direttive comunitarie pertinenti o negli altri casi, dalle registrazioni di cui all’articolo 71, comma 9 del d.lgs. 81/08;
– controllare lo stato di conservazione;
– effettuare le prove di funzionamento dell’attrezzatura di lavoro e di efficienza dei dispositivi di sicurezza”.

Si ricorda che al fine di assicurare un riferimento per le verifiche periodiche successive, “dovrà essere compilata la scheda tecnica di identificazione che, successivamente costituirà parte integrante dell’attrezzatura di lavoro, adottando la modulistica riportata in allegato IV”.

Leverifiche periodiche successive alla prima, sono effettuate “con le stesse modalità della prima verifica e con la periodicità indicata nell’allegato VII del d. lgs. 81/08”. In particolare nel corso delle verifiche periodiche sulle gru mobili, sulle gru trasferibili e sui ponti sviluppabili su carro ad azionamento motorizzato, “sono esibite dal datore di lavoro le risultanze delle indagini supplementari effettuate secondo le norme tecniche”.

Alcune indicazioni specifiche in relazione alla verifica delle macchine per centrifugare.
La verifica periodica delle macchine per centrifugare “deve essere articolata in due parti: a) prova di funzionamento; b) verifica di integrità a macchina smontata. Ad esempio la prova di funzionamento presuppone una “verifica corretto stato di conservazione e manutenzione, accertamento regolare funzionamento dei dispositivi di sicurezza installati”.
Il documento agli atti, che vi invitiamo a visionare, riporta anche le modalità e la frequenza delle verifiche “per macchine operanti con solventi infiammabili o tali da poter dar luogo a miscele esplosive”.

La relazione si occupa anche delle verifiche delle attrezzature del gruppo GVR:
-periodicità: per il gruppo GVR le periodicità sono “regolamentate secondo lo schema riportato nell’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008. Per le attrezzature costruite in assenza delle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto la categorizzazione è definita dal datore di lavoro ai sensi dell’allegato II del decreto legislativo n. 93 del 25 febbraio 2000. Restano ferme le esclusioni e le esenzioni dalle verifiche periodiche per le attrezzature di cui agli articoli 2 e 11 del decreto ministeriale 1° dicembre 2004, n. 329”.
– la prima delle verifiche periodiche “andrà eseguita entro la periodicità di cui all’allegato VII del decreto legislativo n. 81/2008 a decorrere dalla data di messa in servizio dichiarata dal datore di lavoro (dichiarazione di messa in servizio di cui art. 6 D.M. 329/04)”.
Queste le modalità della verifica:
– “individuazione dell’attrezzatura (o delle attrezzature componenti l’insieme);
– verifica di corrispondenza delle matricole rilasciate dall’ISPESL o dall’INAIL all’atto della dichiarazione di messa in servizio sulle attrezzature (certificate singolarmente o componenti un insieme) o nel caso di insieme, considerato come unità indivisibile la verifica di corrispondenza riguarda la matricola unica dell’insieme;
– constatazione della rispondenza delle condizioni di installazione, di esercizio e di sicurezza con quanto indicato nella dichiarazione di messa in servizio di cui all’articolo 6 D.M. 329/04;
– controllo della esistenza e della corretta applicazione delle istruzioni per l’uso del fabbricante”.

Alcune indicazioni riguardo alle verifiche periodiche successive:
– verifica di funzionamento: consiste nei seguenti “esami e controlli: a) esame documentale (quella rilasciata in sede di prima verifica periodica); b) controllo della funzionalità dei dispositivi di protezione; c) controllo dei parametri operativi. Durante la verifica di funzionamento devono anche essere annotati tutti gli eventuali interventi di riparazione;
– verifica di integrità decennale: consiste nell’accertamento “dello stato di conservazione delle varie membrature mediante esame visivo delle parti interne ed esterne accessibili ed ispezionabili, nell’esame spessimetrico ed altri eventuali prove, eseguiti da personale adeguatamente qualificato incaricato dal datore di lavoro”;
– verifica di integrità per le tubazioni: la verifica di integrità per le tubazioni “non comporta obbligatoriamente né la prova idraulica né l’esame visivo interno, ma opportuni controlli non distruttivi per l’accertamento della integrità”.

La relazione si conclude con alcuni cenni testuali alla normativa vigente. In particolare viene richiamato:
– l’art. 4 (Verifica obbligatoria di primo impianto ovvero della messa in servizio) del DM 329/2004;
– il comma 8 dell’Art. 71 (Obblighi del datore di lavoro) del D. Lgs. 81/2008.

“ Modalità di effettuazione delle verifiche periodiche”, intervento a cura dell’Ing. Maria Nice Tini (Direttore Dipartimento INAIL – ex Ispesl Terni) al convegno “Verifiche periodiche attrezzature – aspetti applicativi del DM 11 aprile 2011” (formato PDF, 282 kB).


– Conferenza Stato-Regioni, Parere sullo schema di decreto che modifica il decreto del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali 11 aprile 2011, concernente “Disciplina delle modalità di effettuazione delle verifiche periodiche di cui all’All. VII del d.lvo 9 aprile 2008, n. 81, nonchè i criteri per l’abilitazione dei soggetti di cui all’art. 71, comma 13, del medesimo decreto legislativo”. Parere ai sensi dell’articolo 71, comma 13, del d.lvo 9 aprile 2008, n. 81 (formato PDF, 25 kB).

La manutenzione è un sistema

Da www.studiofonzar.com

Questa notizia è stata tratta da: http://www.sicurezzaonline.it/

La commissione “Manutenzione” dell’UNI ha elaborato due nuove norme significative per il settore: si tratta della UNI 11414 “Manutenzione – Linee guida per la qualificazione del sistema di manutenzione” disponibile da maggio, e della UNI 11420 “Manutenzione – Qualifica del personale di manutenzione” pubblicata a giugno.
Nel tempo il concetto di manutenzione inteso come singolo intervento sulla macchina o sull’attrezzatura è stato superato. La manutenzione viene ora considerata infatti come un “sistema” da gestire in quanto coinvolge tutti i processi lavorativi e organizzativi e diventa dunque un’attività fondamentale per garantirne l’affidabilità.
Nella fattispecie la UNI 11414 fornisce le linee guida per qualificare un sistema di manutenzione. E un processo di qualificazione del sistema di manutenzione permette di valutare la professionalità con cui opera il personale di manutenzione. Tale professionalità è data da una pluralità di valori coesistenti che vanno dalla capacità di gestione e di organizzazione, alle conoscenze tecnologiche e tecniche dei beni da manutenere. Diventa quindi complesso, viste le diverse realtà in cui il personale addetto alla manutenzione si trova a intervenire – ma comunque importante, al fine della sua valutazione – ricondurre il processo di qualificazione a uno schema definito per poter comporre un quadro generale rappresentativo del sistema manutentivo da valutare.
La UNI 11414 fornisce delle linee guida unificate e una metodologia completa e strutturata adattabile a qualsiasi settore, per qualificare il sistema di manutenzione lì operante. La norma differenzia inoltre le modalità di esecuzione del processo di qualifica a seconda che il modello manutentivo sia interno o esterno all’organizzazione stessa.
Un buon sistema di manutenzione deve essere innanzitutto ritagliato alle esigenze del contesto in cui si trova. Per questo la UNI 11414 definisce i requisiti che esso deve soddisfare. Oltre al rispetto della legislazione vigente, un buon sistema di manutenzione deve prevedere un budget per la manutenzione e un piano per ciascun oggetto da manutenere e per l’intero patrimonio, nonché un sistema informativo e un’adeguata formazione per tutto il personale addetto alla manutenzione.
Al punto 5 la norma definisce nel dettaglio le modalità di questa qualifica, mentre il punto 6 fornisce gli strumenti per valutarne i risultati.
La pubblicazione della norma UNI 11420 “Manutenzione – Qualifica del personale di manutenzione” risponde invece all’esigenza di rendere coerente col sistema organizzativo aziendale italiano e con la normativa europea sulle qualifiche professionali e sul quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF) il CEN/TR 15628 “Maintenance – Qualification of maintenance personnel”, documento da cui comunque trae origine e si ispira.
La qualificazione del personale può decisamente contribuire a garantire una maggiore efficienza del sistema di manutenzione. In questa ottica il sistema di manutenzione dovrebbe avere un posizionamento strategico all’interno di un’organizzazione.
Il fine di questo documento è definire nell’ambito della manutenzione quali sono le conoscenze, le abilità, le competenze e i requisiti formativi necessari per acquisire un livello specifico di qualifica professionale che consenta di ricoprire un determinato ruolo all’interno dell’organizzazione.
A tale scopo vengono considerati principalmente tre figure professionali della manutenzione: lo specialista di manutenzione (preposto e/o operativo), il supervisore dei lavori di manutenzione o ingegnere di manutenzione, e il responsabile del servizio o della funzione manutenzione.
Per ogni livello di qualifica la norma propone i programmi, la formazione generale di base e gli strumenti per il miglioramento continuo delle professionalità dei manutentori in relazione ai ruoli e alle specializzazioni.
La UNI 11420 è indirizzata alle imprese di manutenzione che operano per conto terzi, ma può essere applicata anche nell’ambito di grandi organizzazioni o strutture complesse laddove prevedano internamente una specifica funzione per la manutenzione.
Sulla rivista U&C n.5 (Giugno 2011) è stato pubblicato un dossier dedicato al tema della manutenzione (“Manutenzione oggi: l’attività svolta e il rilancio per il futuro”).
Nei prossimi mesi, sempre sulla rivista, verrà pubblicato un articolo di approfondimento sulla norma UNI 11420.
e-mail: normazione@uni.com
Diffusione UNI
tel. 0270024200, fax 025515256
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