81/08

Documentazione dal ministero del lavoro

Dal sito del ministero del lavoro, un interessante link dove trovare tutte le norme aggiornate, tra cui anche il testo del d.lgs. 81/08.

 

link: http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/SicurezzaLavoro/MS/Normativa/

Testo Unico Sicurezza: disponibile il testo nell’edizione settembre 2010 del Ministero del Lavoro

Segnalato da Ugo che ringrazio.

http://www.studiofonzar.com/blog/?p=18540

I quesiti sul decreto 81: come verificare la sicurezza delle attrezzature?

Fonte: http://www.puntosicuro.it/

Come verificare la rispondenza alle norme di legge in materia di sicurezza delle attrezzature installate in vigenza del D.P.R. 547/55, del D. Lgs. 626/96 e del D. Lgs. 81/08. A cura di G. Porreca.

Come verificare la rispondenza alle norme di legge in materia di sicurezza delle attrezzature installate in vigenza del D.P.R. 547/55, del D. Lgs. 626/96 e del D. Lgs. 81/08.

A cura di Gerardo Porreca (www.porreca.it).

Quesito
Sono ASPP di un’azienda che dispone di numerosi apparecchi di sollevamento tipo gru a ponte, costruiti dal 1956 al 2009, forniti di paranchi con ganci din15401-15402. Alcuni di questi ganci sono forniti di dispositivo di chiusura all’imbocco altri no. Facendo riferimento all’art. 172 del D.P.R. 547/55 e all’all. 5 parte 2 punto 3 del D. Lgs. 81/08 la domanda è: esistono tipologie di ganci che non implicano implementazione di tale dispositivo? Se si quali? Quali sono i riferimenti legislativi che indicano specificatamente tali tipologie?

Risposta
Per la risposta al quesito, finalizzato evidentemente ad acquisire degli elementi utili al fine di determinare la regolarità e la rispondenza o meno alle disposizioni di legge vigenti degli apparecchi di sollevamento installati in una azienda sia in vigenza delle norme di legge nazionali che successivamente ai recepimenti delle direttive comunitarie in materia di sicurezza sul lavoro si fa presente quanto segue.

La caratteristica precipua delle disposizioni di legge nazionali in materia di salute e di sicurezza sul lavoro degli anni 1950 e che fanno capo essenzialmente al D.P.R. 27/4/1955 n. 547, contenente le norme generali di prevenzione degli infortuni sul lavoro, nonché ai decreti presidenziali successivi ad esso collegati, è stata quella di imporre direttamente ai datori di lavoro delle precise misure di sicurezza ritenute dal legislatore necessarie per prevenire gli infortuni e per evitare l’insorgere di eventuali malattie professionali. Agli apparecchi di sollevamento in particolare il D.P.R. n. 547/1955 aveva dedicato il Titolo V riguardanti i mezzi ed apparecchi di sollevamento, di trasporto e di immagazzinamento e più specificatamente in merito ai ganci, oggetto del quesito in esame, ed al rischio di sganciamento delle funi, catene, ecc. aveva disposto con l’art. 172 che:

“I ganci per apparecchi di sollevamento devono essere provvisti di dispositivi di chiusura dell’imbocco o essere conformati, per particolare profilo della superficie interna o limitazione dell’apertura di imbocco, in modo da impedire lo sganciamento delle funi, delle catene e degli altri organi di presa”.

Quindi il legislatore dell’epoca, per evitare il rischio di sganciamento, aveva individuate ed indicate esplicitamente alcune misure ritenute fra loro equivalenti e consistenti o nell’inserimento di un vero e proprio dispositivo di chiusura di sicurezza all’imbocco del gancio o nell’assicurarsi che la conformazione e l’imbocco del gancio stesso fossero di natura tale da impedire di per sé stesso tale rischio, lasciando comunque ai costruttori di tali apparecchiature la scelta. Questi hanno preso a riferimento, a proposito, le norme tecniche UNI vigenti in materia, che segnalavano dei profili UNI antisganciamento, profili riportati nella documentazione di progettazione e tecnica che accompagnava le apparecchiature medesime e di seguito registrati sui libretti delle apparecchiature medesime stilati dai tecnici dell’Ente che effettuavano le operazioni di collaudo (sul modello del libretto dell’apparecchiature contenuto nel D. M. 12/9/1959 nella parte relativa ai ganci è indicata una apposita voce nella quale deve essere indicato il dispositivo antisganciamento installato o il tipo di profilo del gancio che assolve alla stessa funzione).

Con l’avvento delle direttive comunitarie ed in particolare con l’emanazione del D. Lgs. 19/9/1994 n. 626 sul miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e con l’avvento, altresì, per quanto riguarda la sicurezza delle macchine, del D.P.R. 24/7/1996 n. 459, contenente il regolamento per l’attuazione della direttiva comunitaria in materia di sicurezza delle macchine, il legislatore ha fissato dei principi e dei requisiti generali di sicurezza (RES) ed ha introdotto l’istituto della valutazione dei rischi che per quanto riguarda le macchine è stata posta a carico del costruttore al quale è stato affidato anche l’onere di eliminare tali rischi o di ridurli comunque al minimo nonché di scegliere la misura più idonea per raggiungere tale obiettivo. Nello stesso momento, comunque, il legislatore ha chiamato in causa anche i datori di lavoro utenti ed ha posto a carico degli stessi degli obblighi per quanto riguarda la sicurezza dell’esercizio delle attrezzature stesse.

Da ultimo il D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, che ha abrogato e recepito il D. Lgs. n. 626/1994 e s.m.i., per quanto riguarda sempre l’uso delle attrezzature di lavoro, fra le quali sono comprese le macchine, ha effettuata con l’art. 70, relativo ai requisiti di sicurezza delle stesse, una netta distinzione fra le attrezzature costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie, che per le macchine sono state emanate con il citato D.P.R. n. 459/1996 entrato in vigore il 21/9/1996, nonché quelle messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all’emanazione di tali disposizioni legislative e regolamentari, macchine che nel prosieguo saranno per semplicità indicate più semplicemente come “macchine vecchie”, e quelle che invece non rientrano in tale campo e cioè quelle costruite in presenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie e messe a disposizione dei lavoratori successivamente all’emanazione delle stesse, macchine che nel prosieguo verranno indicate più semplicemente come “macchine nuove”, fissando per le prime (art. 70 comma 2) l’obbligo della conformità ai requisiti generali di sicurezza di cui all’allegato V del D. Lgs. n. 81/2008 denominato “Requisiti di sicurezza delle attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, o messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente alla data della loro emanazione”, che ha sostanzialmente recepite le principali disposizioni contenute nell’abrogato D.P.R. n. 547/1955, e per le seconde e cioè per le macchine “nuove” (art. 70 comma 1 e art. 71 comma 1) l’obbligo di essere costruite e di essere utilizzate conformemente alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto. Per queste ultime, inoltre, è stato imposto ai sensi dell’art. 71 comma 3 del D. Lgs. n. 81/2008 che:

“3. Il datore di lavoro, al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle attrezzature di lavoro e per impedire che dette attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte, adotta adeguate misure tecniche ed organizzative, tra le quali quelle dell’allegato VI”.
allegato che contiene le “Disposizioni concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro”.

Restringendo ora il campo alla sicurezza delle operazioni di sollevamento ed al rischio specifico di sganciamento dei carichi durante tali operazioni si osserva che tale rischio e la limitazione dello stesso, che il D.P.R. n. 547/1955 aveva richiesta con la prescrizione di cui all’art. 172 sui ganci, sono presi attualmente in considerazione sia nell’allegato V che nell’allegato VI del D. Lgs. n. 81/2008. In particolare per le macchine “vecchie” nell’allegato V parte II con il punto 3.1.4, fra le prescrizioni generali applicabili alle attrezzature di lavoro adibite al sollevamento, al trasporto o all’immagazzinamento dei carichi, è stato disposto che:

“3.1.4 Le attrezzature di lavoro adibite al sollevamento di carichi installate stabilmente devono essere disposte in modo tale da ridurre il rischio che i carichi:
a) urtino le persone.
b) in modo involontario derivino pericolosamente o precipitino in caduta libera, ovvero
c) siano sganciati involontariamente”
mentre per le macchine “nuove” nell’allegato VI, fra le disposizioni di carattere generale contenute nel punto 3 e concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro che servono a sollevare carichi, è stato disposto con il punto 3.1.6 che:
“3.1.6 Gli accessori di sollevamento devono essere scelti in funzione dei carichi da movimentare, dei punti di presa, dei dispositivi di aggancio, delle condizioni atmosferiche nonché tenendo conto del modo e della configurazione dell’imbracatura”,
e l’onere della scelta è rimasto oggi sostanzialmente a carico dei costruttori che possono eventualmente ancora fare riferimento ai profili UNI antisganciamento.

A quanto sopra detto c’è da aggiungere poi che il legislatore con il D.P.R. n. 459/1996, nell’introdurre in Italia le disposizioni sull’obbligo di conformità delle macchine alla specifica direttiva comunitaria, ha fissato delle disposizioni transitorie per tenere conto della massiccia presenza sul territorio nazionale di macchine “vecchie” e lo ha fatto con l’art. 11 comma 1 dello stesso D.P.R. secondo il quale:

“1. Fatto salvo l’art. 1, comma 3, in caso di modifiche costruttive, chiunque venda, noleggi o conceda in uso o in locazione finanziaria macchine o componenti di sicurezza già immessi sul mercato o già in servizio alla data di entrata in vigore del presente regolamento e privi di marcatura CE, deve attestare, sotto la propria responsabilità, che gli stessi sono conformi, al momento della consegna a chi acquisti, riceva in uso, noleggio o locazione finanziaria, alla legislazione previgente alla data di entrata in vigore del presente regolamento (21/9/1996)”
ricordando che il citato art. 1 comma 3 del D.P.R. n. 459/1996 è quello che ha fornito la definizione di immissione in mercato e con il quale è stato precisato che:

“si considerano altresì immessi sul mercato la macchina o il componente di sicurezza messi a disposizione dopo aver subito modifiche costruttive non rientranti nella ordinaria o straordinaria manutenzione”.

L’attestazione di conformità ed il riferimento alla legislazione previgente sopra indicate, sono state introdotte in realtà dal legislatore per quelle macchine “vecchie” da reimmettere in mercato ma il criterio esposto si ritiene applicabile ragionevolmente anche nell’ambito della valutazione dei rischi e della redazione del relativo documento di valutazione di cui al D. Lgs. n. 81/2008 per quanto riguarda le macchine “vecchie” che siano risultate essere già in servizio al momento dell’entrata n vigore del D.P.R. n. 459/1996.

Come è noto anche il D.P.R. n. 459/1996 ora è stato abrogato con l’art. 18 del D. Lgs. 27/1/2010 n. 17, che ha recepita in Italia la nuova direttiva macchine, il quale ha fatta salva però ed ha confermata la validità della norma transitoria di cui all’art. 11 commi 1 e 3 del D.P.R. n. 459/1996 per quanto riguarda le macchine già immesse in mercato e già in servizio alla data dell’entrata in vigore dello stesso D.P.R..

Ciò detto e premesso ed in risposta al quesito formulato con il quale è stata segnalata la presenza in una azienda di apparecchi di sollevamento installati dal 1956 al 2009, e quindi di macchine sia “vecchie” che “nuove” così come sopra definite, si è del parere che il criterio che potrebbe essere messo in atto per verificare la conformità delle stesse alle disposizioni di legge vigenti in materia sia quello per prima cosa di catalogare le macchine in base all’anno di costruzione ed alla data della loro messa in esercizio, con riferimento al giorno di entrata in vigore del D.P.R. n. 459/1996 (21/9/1996), e quindi di esaminare i libretti e la documentazione tecnica che accompagna gli apparecchi di sollevamento stessi. Quindi se l’attrezzatura è “nuova”, così come sopra definita, ed è provvista della marcatura “CE” e della relativa dichiarazione “CE” di conformità la stessa si può, ai fini della valutazione dei rischi, considerare rispondente alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia, secondo un criterio di presunzione di conformità che è stato del resto anche confermato recentemente dall’art. 4 del D. Lgs. n. 17/2010 contenente la nuova Direttiva macchine. Per le macchine “vecchie”, invece, che sono ovviamente sprovviste della certificazione “CE”, perché questa è stata prevista per le macchine costruite successivamente, le stesse potranno ritenersi regolari e conformi alle disposizioni di legge vigenti, e ciò vale ovviamente anche per i singoli componenti quali i ganci oggetto del quesito, se a seguito di una verifica risultino rispondenti alle indicazioni riportate sia nella documentazione di progetto e di costruzione che nel libretto rilasciato dall’Ente che ha provveduto al collaudo delle stesse.

Un gruppo di esperti interpreta il D.Lgs. 81/08

Fonte: www.puntosicuro.it

Sono disponibili una serie verbali degli incontri della Procura di Torino con gli operatori ASL per discutere i problemi interpretativi ed operativi emergenti dall’applicazione del D.Lgs 81/08.

Il gruppo di lavoro è formato da:
Dott. Raffaele Guariniello (Procura della Repubblica)
Dott.ssa Annalisa Lantermo (Direttore Spresal ASL TO1)
Dott. Oscar Argentero (Direttore Spresal ASL TO5)
Dott. Lauro Reviglione (Responsabile S.C. Coord. Spresal ASL TO4)
Dott. Andrea Dotti (Responsabile Spresal Settimo T.se ASL TO4)
Dott. Giorgio Taccon (Responsabile S.S. Spresal Ciriè ASL TO4)
Dott. Michele Montrano (Tecnico della Prevenzione Spresal Rivoli ASL TO3)
Dott. Giacomo Porcellana (Tecnico della Prevenzione Spresal Rivoli ASL TO3)
Pubblichiamo il verbale della riunione tenutasi il 19 ottobre 2009.

“Violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea

Il primo argomento affrontato riguarda l’applicazione delle norme contenute negli articoli 68, 87, 159, 165, e 178, laddove le modifiche introdotte dal DLgs 106/09 prevedono che “La violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui…., è considerata una unica violazione…”.

Secondo le indicazioni fornite dal Dott. Guariniello la “categoria omogenea” deve essere ricondotta al contenuto dei precetti riportati nei singoli punti indicati dalla norma o, ove specificati, nei singoli sottopunti. Ad esempio, laddove l’art. 87, comma 5, fa riferimento all’allegato V, parte II, punti 1, 2, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 4.1, 4.2, 4.3, 4.4, 4.5, 5.1, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.15 e 5.16, la violazione di più precetti è da considerarsi omogenea se riguarda più elementi del punto 2 della parte II dell’allegato V. In questo caso, ad esempio, la violazione del punto 2.1 (Le attrezzature di lavoro con lavoratore/i a bordo devono essere strutturate in modo tale da ridurre i rischi per il lavoratore/i durante lo spostamento) e del punto 2.2 (Qualora il bloccaggio intempestivo degli elementi di trasmissione d’energia accoppiabili tra un’attrezzatura di lavoro mobile e i suoi accessori e/o traini possa provocare rischi specifici, questa attrezzatura di lavoro deve essere realizzata in modo tale da impedire il bloccaggio degli elementi di trasmissione d’energia) è da considerarsi omogenea. Diversamente la violazione di un precetto contenuto nel punto 3.2 (Gru, argani, paranchi e simili) non è da considerasi omogenea rispetto alla violazione di un precetto contenuta nel punto 3.4 (Elevatori e trasportatori a piani mobili, a tazze, a coclea, a nastro e simili).

Il Dott. Guariniello fa osservare che esiste comunque un problema interpretativo di non semplice soluzione in relazione alle violazioni relative a gruppi omogenei per le quali la norma prevede sanzioni penali e amministrative. Ad esempio nell’ipotesi di contemporanea violazione del punto 3.2.1 (sanzionato penalmente dall’art. 87, c.2. lett. b) e del punto 3.2.2 (sanzionato con la sanzione amministrativa pecuniaria dall’art. 87, c.4, lett. a) ci si troverebbe di fronte a due violazioni dello stesso gruppo omogeneo, ma sanzionati il primo in via contravvenzionale e il secondo in via amministrativa. Applicando la sola sanzione amministrativa si arriverebbe al paradosso che sarebbe più conveniente per il trasgressore violare due norme invece che una sola, mentre applicando entrambe le sanzioni verrebbe meno l’applicazione di “un’unica violazione” stabilita dal comma 5 dell’art. 87. La questione dovrà essere risolta in una prossima riunione.

Quando più violazioni a punti degli allegati sono da considerarsi omogenee, si applica un’unica sanzione anche se le stesse sono riferite a macchine, locali di lavoro, ecc. diversi tra di loro. Ad es. la violazione su diversi apparecchi di sollevamento del punto 3.1.8 della parte II dell’allegato V (antiscarrucolamento) porterà all’applicazione di un’unica sanzione.

Sanzionabilità dei precetti contenuti nel titolo III, allegato V, parte prima

La violazione dell’art. 71, comma 1 (“Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all’articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive comunitarie”) è applicabile in tutti i casi, a meno che con lo stesso comportamento il contravventore non violi una norma specifica, nel qual caso dovrà essere contestata la norma speciale. I precetti contenuti nell’allegato V parte prima, che non risultano diversamente sanzionati, possono, quindi, essere sanzionati attraverso l’art. 71, comma 1.

Applicabilità del DLgs 81/08 a coloro che svolgono attività di volontariato.

Il Dott. Guariniello chiarisce che il testo emergente dalle modifiche introdotte dal DLgs 106/09 dividono i volontari in due categorie:

• alla prima categoria appartengono i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile che sono equiparati a lavoratori;

• alla seconda categoria appartengono i volontari di cui alla legge 1° agosto 1991, n. 266, e i volontari che effettuano servizio civile che sono equiparati a lavoratori autonomi.

Con riferimento all’art. 3, comma 3-bis (Nei riguardi delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, e delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, ivi compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico, e i volontari dei vigili del fuoco, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività, individuate entro il 31 dicembre 2010 con decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Dipartimento della protezione civile e il Ministero dell’interno, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro), ritiene il Dott. Guariniello che le norme del DLgs 81/08 siano applicabili sin da ora anche se in assenza dei decreti attuativi. Qualora, ancora in vigenza D.626/94, fossero stati già emanati decreti attuativi (come nel caso dell’Università), questi rimarranno validi fino all’emanazione di eventuali nuovi decreti attuativi ai sensi dell’D.81/08.

Interpretazione dell’art. 3, comma 12 del DLgs 81/08

Il comma 12 dell’art. 3 stabilisce che: Nei confronti dei componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, dei coltivatori diretti del fondo, degli artigiani e dei piccoli commercianti e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21.

Il Dott. Guariniello ha chiarito che in generale l’art. 3 definisce quali soggetti siano beneficiati dalla tutela della norma e quindi la disposizione in questione indica quale tutela debba essere riservata ai soggetti indicati. Nel quesito formulato dal Dott. Dotti si voleva chiarire se il ruolo di “artigiano” che può comprendere aziende con diversi dipendenti (sino a 15) escludesse gli obblighi di datore di lavoro a favore del più limitato obbligo di applicazione del solo art. 21. Il Dott. Guariniello ha spiegato che nel suo ruolo di datore di lavoro, “l’artigiano” deve garantire tutte le misure di tutela previste dal DLgs 81/08 nei confronti dei propri lavoratori, mentre nel suo ruolo di artigiano che opera all’interno della propria attività, e quindi nei confronti di se stesso, deve applicare le disposizioni di cui all’art. 21.

Procedura di estinzione degli illeciti amministrativi introdotta dall’art. 301 bis.

La procedura di estinzione degli illeciti amministrativi introdotta dall’art. 301 bis si inserisce in un quadro normativo previgente nel quale i principali riferimenti sono la Legge 689/81, l’art. 9 del DPR 520/55 (diffida), il DLgs 758/94.

Il principio confermato dal Dott. Guariniello porta a ritenere che l’art. 301 bis è norma speciale rispetto alla Legge 689/81, ma non disciplina interamente la procedura e quindi occorre integrare la nuova disposizione con le parti non modificate della normativa previgente.

La complessità del problema non ha permesso di definire una procedura operativa, ma sono stati evidenziati alcuni aspetti, e abbozzate alcune ipotesi:

Il “verbale di primo accesso ispettivo” può non essere redatto contestualmente al primo accesso quando l’identificazione dell’illecito o del trasgressore non sono immediate, ma, comunque, può essere integrato anche successivamente.

Una volta rilevato l’illecito ed identificato il trasgressore è necessario procedere alla contestazione da notificarsi secondo le procedure previste dalla Legge 689/81, entro 90 giorni.

Contestualmente alla contestazione è necessario provvedere attraverso un atto di diffida ad indicare al trasgressore un termine per la regolarizzazione per permettere l’estinzione dell’illecito “al minimo” prevista dall’art. 301 bis.

Si ritiene che il termine per la regolarizzazione sospenda i termini previsti dalla Legge 689/81.

La diffida è soggetta a ricorso gerarchico (Regione Piemonte) e amministrativo (TAR).

Il verbale di illecito amministrativo è soggetto a ricorso (art. 18 Legge 689/81) all’Ufficio legale dell’ASL.

I termini per la regolarizzazione possono essere prorogati, con atto motivato, in analogia con il D.758/94.

Scaduti i termini occorre che l’organo di vigilanza verifichi la regolarizzazione, entro 60 gg. in analogia al DLgs 758/94.

Se vi è stata regolarizzazione il trasgressore, entro 60 gg., può estinguere l’illecito pagando la sanzione minima prevista (in caso di mancato pagamento si inviano gli atti all’ufficio contenzioso dell’ASL).

Se non vi è stata regolarizzazione si realizzano le seguenti azioni:

1) Il trasgressore (art. 16 Legge 689/81) è ammesso al pagamento, entro 60 gg, della sanzione più favorevole al contravventore tra il doppio del minimo e il terzo del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa (in caso di mancato pagamento si inviano gli atti all’ufficio contenzioso dell’ASL).

2) Si provvede ad una nuova contestazione dell’illecito amministrativo che risulta permanente secondo le modalità di cui sopra.

3) Si segnala all’Autorità Giudiziaria il mancato rispetto della diffida ai fini della valutazione di profili di responsabilità (art. 437 e/o 650 C.P.).

Il principio affermato dalla Corte Costituzionale (Sentenza 18 febbraio 1998, n. 19) in relazione alla possibilità di impartire prescrizioni “ora per allora” in caso di spontanea regolarizzazione da parte del contravventore prima dell’intervento dell’organo di vigilanza, può ritenersi applicabile, per analogia, anche nell’ambito della procedura introdotta dall’art. 301 bis.

Rateizzazione delle sanzioni

Il D.758/94 è perentorio: regolarizzazione entro i termini. Di conseguenza non sarebbe ammissibile la rateizzazione. Il dott. Guariniello, prendendo atto che sulla questione gli indirizzi assunti dai diversi Sostituti Procuratori non sempre sono stati omogenei, si riserva comunque di esprimere un orientamento univoco da parte della Procura.”

Fonte: snop

Pareri del dott. Raffaele Guariniello sull’81

Segnalato da Ugo (www.studiofonzar.com) che ringrazio

Il parere del dott. Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Torino, espresso nel corso di un incontro con operatori delle ASL di Torino, su alcuni dubbi interpretativi sulla applicazione del D. Lgs. n. 81/2008.
(da Snop)

Questa notizia è stata tratta da: http://www.porreca.it/

Verbale della riunione tenutasi presso la Procura della Repubblica di Torino in data 19/10/2009.
Presenti: Dott. Raffaele Guariniello (Procura della Repubblica) Dott.ssa Annalisa Lantermo (Direttore Spresal ASL TO1) Dott. Oscar Argentero (Direttore Spresal ASL TO5) Dott. Lauro Reviglione (Responsabile S.C. Coord. Spresal ASL TO4) Dott. Andrea Dotti (Responsabile Spresal Settimo T.se ASL TO4) Dott. Giorgio Taccon (Responsabile S.S. Spresal Ciriè ASL TO4) Dott. Michele Montrano (Tecnico della Prevenzione Spresal Rivoli ASL TO3) Dott. Giacomo Porcellana (Tecnico della Prevenzione Spresal Rivoli ASL TO3)
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Il Dott. Guariniello propone che il gruppo si riunisca con periodicità mensile per discutere i problemi interpretativi ed operativi emergenti dall’applicazione del DLgs 81/08. La proposta è accolta positivamente e si definisce la data della prossima riunione per il 25 novembre 2009 alle ore 15.30.
Violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea
Il primo argomento affrontato riguarda l’applicazione delle norme contenute negli articoli 68, 87, 159, 165, e 178, laddove le modifiche introdotte dal DLgs 106/09 prevedono che “La violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui…., è considerata una unica violazione…”.
Secondo le indicazioni fornite dal Dott. Guariniello la “categoria omogenea” deve essere ricondotta al contenuto dei precetti riportati nei singoli punti indicati dalla norma o, ove specificati, nei singoli sottopunti. Ad esempio, laddove l’art. 87, comma 5, fa riferimento all’allegato V, parte II, punti 1, 2, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 4.1, 4.2, 4.3, 4.4, 4.5, 5.1, 5.2, 5.3, 5.4, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.15 e 5.16, la violazione di più precetti è da considerarsi omogenea se riguarda più elementi del punto 2 della parte II dell’allegato V. In questo caso, ad esempio, la violazione del punto 2.1 (Le attrezzature di lavoro con lavoratore/i a bordo devono essere strutturate in modo tale da ridurre i rischi per il lavoratore/i durante lo spostamento) e del punto 2.2 (Qualora il bloccaggio intempestivo degli elementi di trasmissione d’energia accoppiabili tra un’attrezzatura di lavoro mobile e i suoi accessori e/o traini possa provocare rischi specifici, questa attrezzatura di lavoro deve essere realizzata in modo tale da impedire il bloccaggio degli elementi di trasmissione d’energia) è da considerarsi omogenea. Diversamente la violazione di un precetto contenuto nel punto 3.2 (Gru, argani, paranchi e simili) non è da considerasi omogenea rispetto alla violazione di un precetto contenuta nel punto 3.4 (Elevatori e trasportatori a piani mobili, a tazze, a coclea, a nastro e simili).
Il Dott. Guariniello fa osservare che esiste comunque un problema interpretativo di non semplice soluzione in relazione alle violazioni relative a gruppi omogenei per le quali la norma prevede sanzioni penali e amministrative. Ad esempio nell’ipotesi di contemporanea violazione del punto 3.2.1 (sanzionato penalmente dall’art. 87, c.2. lett. b) e del punto 3.2.2 (sanzionato con la sanzione amministrativa pecuniaria dall’art. 87, c.4, lett. a) ci si troverebbe di fronte a due violazioni dello stesso gruppo omogeneo, ma sanzionati il primo in via contravvenzionale e il secondo in via amministrativa. Applicando la sola sanzione amministrativa si arriverebbe al paradosso che sarebbe più conveniente per il trasgressore violare due norme invece che una sola, mentre applicando entrambe le
sanzioni verrebbe meno l’applicazione di “un’unica violazione” stabilita dal comma 5 dell’art. 87. La questione dovrà essere risolta in una prossima riunione. Quando più violazioni a punti degli allegati sono da considerarsi omogenee, si applica un’unica sanzione anche se le stesse sono riferite a macchine, locali di lavoro, ecc. diversi tra di loro. Ad es. la violazione su diversi apparecchi di sollevamento del punto 3.1.8 della parte II dell’allegato V (antiscarrucolamento) porterà all’applicazione di un’unica sanzione.
Sanzionabilità dei precetti contenuti nel titolo III, allegato V, parte prima
La violazione dell’art. 71, comma 1 (“Il datore di lavoro mette a disposizione dei lavoratori attrezzature conformi ai requisiti di cui all’articolo precedente, idonee ai fini della salute e sicurezza e adeguate al lavoro da svolgere o adattate a tali scopi che devono essere utilizzate conformemente alle disposizioni legislative di recepimento delle direttive comunitarie”) è applicabile in tutti i casi, a meno che con lo stesso comportamento il contravventore non violi una norma specifica, nel qual caso dovrà essere contestata la norma speciale. I precetti contenuti nell’allegato V parte prima, che non risultano diversamente sanzionati, possono, quindi, essere sanzionati attraverso l’art. 71, comma 1.
Applicabilità del DLgs 81/08 a coloro che svolgono attività di volontariato.
Il Dott. Guariniello chiarisce che il testo emergente dalle modifiche introdotte dal DLgs 106/09 dividono i volontari in due categorie:
• alla prima categoria appartengono i volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e della protezione civile che sono equiparati a lavoratori;
• alla seconda categoria appartengono i volontari di cui alla legge 1° agosto 1991, n. 266, e i volontari che effettuano servizio civile che sono equiparati a lavoratori autonomi.
Con riferimento all’art. 3, comma 3-bis (Nei riguardi delle cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, e delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, ivi compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale soccorso alpino e speleologico, e i volontari dei vigili del fuoco, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività, individuate entro il 31 dicembre 2010 con decreto del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Dipartimento della protezione civile e il Ministero dell’interno, sentita la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro), ritiene il Dott. Guariniello che le norme del DLgs 81/08 siano applicabili sin da ora anche se in assenza dei decreti attuativi. Qualora, ancora in vigenza D.626/94, fossero stati già emanati decreti attuativi (come nel caso dell’Università), questi rimarranno validi fino all’emanazione di eventuali nuovi decreti attuativi ai sensi dell’D.81/08.
Interpretazione dell’art. 3, comma 12 del DLgs 81/08
Il comma 12 dell’art. 3 stabilisce che: Nei confronti dei componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del codice civile, dei coltivatori diretti del fondo, degli artigiani e dei piccoli commercianti e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21.
Il Dott. Guariniello ha chiarito che in generale l’art. 3 definisce quali soggetti siano beneficiati dalla tutela della norma e quindi la disposizione in questione indica quale tutela debba essere riservata ai soggetti indicati. Nel quesito formulato dal Dott. Dotti si voleva chiarire se il ruolo di “artigiano” che può comprendere aziende con diversi dipendenti (sino a 15) escludesse gli obblighi di datore di lavoro a favore del più limitato obbligo di applicazione del solo art. 21. Il Dott. Guariniello ha spiegato che nel suo ruolo di datore di lavoro, “l’artigiano” deve garantire tutte le misure di tutela previste dal DLgs 81/08 nei
confronti dei propri lavoratori, mentre nel suo ruolo di artigiano che opera all’interno della propria attività, e quindi nei confronti di se stesso, deve applicare le disposizioni di cui all’art. 21.
Procedura di estinzione degli illeciti amministrativi introdotta dall’art. 301 bis.
La procedura di estinzione degli illeciti amministrativi introdotta dall’art. 301 bis si inserisce in un quadro normativo previgente nel quale i principali riferimenti sono la Legge 689/81, l’art. 9 del DPR 520/55 (diffida), il DLgs 758/94. Il principio confermato dal Dott. Guariniello porta a ritenere che l’art. 301 bis è norma speciale rispetto alla Legge 689/81, ma non disciplina interamente la procedura e quindi occorre integrare la nuova disposizione con le parti non modificate della normativa previgente.
La complessità del problema non ha permesso di definire una procedura operativa, ma sono stati evidenziati alcuni aspetti, e abbozzate alcune ipotesi: Il “verbale di primo accesso ispettivo” può non essere redatto contestualmente al primo accesso quando l’identificazione dell’illecito o del trasgressore non sono immediate, ma, comunque, può essere integrato anche successivamente.
Una volta rilevato l’illecito ed identificato il trasgressore è necessario procedere alla contestazione da notificarsi secondo le procedure previste dalla Legge 689/81, entro 90 giorni. Contestualmente alla contestazione è necessario provvedere attraverso un atto di diffida ad indicare al trasgressore un termine per la regolarizzazione per permettere l’estinzione dell’illecito “al minimo” prevista dall’art. 301 bis.
Si ritiene che il termine per la regolarizzazione sospenda i termini previsti dalla Legge 689/81. La diffida è soggetta a ricorso gerarchico (Regione Piemonte) e amministrativo (TAR). Il verbale di illecito amministrativo è soggetto a ricorso (art. 18 Legge 689/81) all’Ufficio legale dell’ASL.
I termini per la regolarizzazione possono essere prorogati, con atto motivato, in analogia con il D.758/94. Scaduti i termini occorre che l’organo di vigilanza verifichi la regolarizzazione, entro 60 gg. in analogia al DLgs 758/94.
Se vi è stata regolarizzazione il trasgressore, entro 60 gg., può estinguere l’illecito pagando la sanzione minima prevista (in caso di mancato pagamento si inviano gli atti all’ufficio contenzioso dell’ASL). Se non vi è stata regolarizzazione si realizzano le seguenti azioni:
1) Il trasgressore (art. 16 Legge 689/81) è ammesso al pagamento, entro 60 gg, della sanzione più favorevole al contravventore tra il doppio del minimo e il terzo del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa (in caso di mancato pagamento si inviano gli atti all’ufficio contenzioso dell’ASL).
2) Si provvede ad una nuova contestazione dell’illecito amministrativo che risulta permanente secondo le modalità di cui sopra.
3) Si segnala all’Autorità Giudiziaria il mancato rispetto della diffida ai fini della valutazione di profili di responsabilità (art. 437 e/o 650 C.P.).
Il principio affermato dalla Corte Costituzionale (Sentenza 18 febbraio 1998, n. 19) in relazione alla possibilità di impartire prescrizioni “ora per allora” in caso di spontanea regolarizzazione da parte del contravventore prima dell’intervento dell’organo di vigilanza, può ritenersi applicabile, per analogia, anche nell’ambito della procedura introdotta dall’art. 301 bis.
Rateizzazione delle sanzioni
Il D.758/94 è perentorio: regolarizzazione entro i termini. Di conseguenza non sarebbe ammissibile la rateizzazione. Il dott. Guariniello, prendendo atto che sulla questione gli indirizzi assunti dai diversi Sostituti Procuratori non sempre sono stati omogenei, si riserva comunque di esprimere un orientamento univoco da parte della Procura.
Diffusione dei risultati delle riunioni
Il Dott. Guariniello si impegna a diffondere i risultati delle riunioni ai Pubblici Ministeri della Procura che si occupano di queste materia. Il personale delle ASL sarà informato direttamente attraverso i propri Responsabili che hanno partecipato ai lavori e attraverso l’ufficio operativo regionale.

Sollevamento dei carichi tra 547 81 e 17

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La sicurezza nelle operazioni di sollevamento dei carichi fra vecchie e nuove disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro dal D.P.R. n. 547/1955 al D. Lgs. n. 81/2008 ed alla nuova direttiva macchine di cui al D. Lgs. n. 17/2010.

L’osservazione fatta da alcuni lettori che hanno messo in evidenza come nelle nuove disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro che derivano dalle direttive comunitarie non si riscontrano più alcune misure specifiche di sicurezza che si riscontrano invece nelle vecchie normative nazionali ora abrogate, quale quella ad esempio riguardante le misure di protezione contro lo sganciamento dei carichi durante le operazioni di sollevamento e la sicurezza dei ganci degli apparecchi di sollevamento, ci induce ad elaborare un approfondimento sull’evoluzione che hanno subito nel tempo le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro dal D.P.R. 27/4/1955 n. 547, contenente le norme generali di prevenzione degli infortuni sul lavoro, e dai decreti presidenziali successivi ad esso collegati fino al D. Lgs. 19/9/1994 n. 626 e s.m.i., al D.P.R. 24/7/1996 n. 459, al D. Lgs. 9/4/2008 n. 81 e s.m.i. e per ultimo al D. Lgs. 27/1/2010 n. 17 che ha recepita la nuova direttiva macchine appena entrato in vigore.
La caratteristica precipua delle disposizioni di legge nazionali in materia di salute e di sicurezza sul lavoro degli anni 1950 è stata quella di imporre direttamente ai datori di lavoro delle precise misure di sicurezza che il legislatore ha ritenute necessarie per prevenire gli infortuni e per evitare l’insorgere di eventuali malattie professionali. Agli apparecchi di sollevamento in particolare il D.P.R. n. 547/1955 aveva dedicato il Titolo V, riguardante i mezzi e gli apparecchi di sollevamento, di trasporto e di immagazzinamento, e più specificatamente in merito alla protezione dal rischio di sganciamento delle funi, catene, ecc. aveva, per quanto riguarda i ganci, con l’art. 172 disposto che:

“I ganci per apparecchi di sollevamento devono essere provvisti di dispositivi di chiusura dell’imbocco o essere conformati, per particolare profilo della superficie interna o limitazione dell’apertura di imbocco, in modo da impedire lo sganciamento delle funi, delle catene e degli altri organi di presa”.
Quindi il legislatore dell’epoca, per evitare il rischio di sganciamento, aveva individuate ed indicate esplicitamente alcune misure ritenute fra loro equivalenti e consistenti o nell’inserimento di un vero e proprio dispositivo di chiusura di sicurezza all’imbocco del gancio oppure nell’assicurarsi che la conformazione e l’imbocco del gancio stesso fossero di natura tale da impedire di per sé stesso tale rischio, lasciando la scelta della misura quindi ai costruttori di tali apparecchiature i quali si sono riferiti alle norme tecniche UNI vigenti in materia che segnalavano dei profili UNI antisganciamento aventi le caratteristiche richieste dalle disposizioni di legge: Tali misure venivano riportate nella documentazione di progettazione e nella documentazione tecnica che accompagnava le apparecchiature medesime e venivano nell’ambito delle operazioni di collaudo registrate dal tecnico dell’Ente competente sui libretti delle apparecchiature medesime (sul modello del libretto dell’apparecchiature riportato nel D. M. 12/9/1959 è riportata nella parte relativa ai ganci una apposita voce nella quale deve essere indicato il dispositivo antisganciamento installato o il tipo di profilo del gancio che assolve alla stessa funzione.
Con l’avvento delle direttive comunitarie ed in particolare con l’emanazione del D. Lgs. n. 626/1994, sul miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, e con l’avvento, altresì, per quanto riguarda la sicurezza delle macchine, del D.P.R. n. 459/1996, contenente il regolamento per l’attuazione della direttiva comunitaria in materia di sicurezza delle macchine, il legislatore ha invece ritenuto opportuno fissare dei principi e dei requisiti generali di sicurezza (RES) e di introdurre l’istituto della valutazione dei rischi. La valutazione dei rischi per quanto riguarda in particolare le macchine è stata addebitata al costruttore al quale è stato anche affidato l’onere di eliminare tali rischi, o di ridurli comunque al minimo, nonché quello di scegliere la misura più idonea per raggiungere tale obiettivo. Le nuove disposizioni hanno comunque chiamato in causa nello stesso momento, per quanto riguarda la sicurezza dell’esercizio delle attrezzature stesse, anche i datori di lavoro utenti.
Da ultimo il D. Lgs. n. 81/2008, che ha abrogato e recepito il D. Lgs. n. 626/1994 e s.m.i., ha effettuata con l’art. 70, relativo ai requisiti di sicurezza delle stesse, per quanto riguarda l’uso delle attrezzature di lavoro fra le quali sono comunque inserite le macchine, una netta distinzione fra le attrezzature costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie, disposizioni che sono state poi individuate per le macchine nel citato D.P.R. n. 459/1996 entrato in vigore il 21/9/1996, nonché le attrezzature messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente all’emanazione di tali disposizioni legislative e regolamentari, macchine che nel prosieguo saranno per semplicità indicate più semplicemente come “macchine vecchie”, e quelle che invece non rientrano in tale campo e cioè quelle costruite in presenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie e messe a disposizione dei lavoratori successivamente all’emanazione delle stesse, che nel prosieguo verranno indicate più semplicemente come “macchine nuove”, fissando per le prime (art. 70 comma 2) l’obbligo della conformità ai requisiti generali di sicurezza di cui all’allegato V del D. Lgs. n. 81/2008, denominato “Requisiti di sicurezza delle attrezzature di lavoro costruite in assenza di disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, o messe a disposizione dei lavoratori antecedentemente alla data della loro emanazione”, che sostanzialmente ha recepite le principali disposizioni contenute nell’abrogato D.P.R. n. 547/1955, e per le seconde (art. 70 comma 1 e art. 71 comma 1), e cioè per le macchine “nuove”, l’obbligo di essere costruite e di essere utilizzate conformemente alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto.
Per le macchine “nuove” inoltre con l’art. 71 comma 3 del D. Lgs. n. 81/2008, è stato disposto che:

“3. Il datore di lavoro, al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’uso delle attrezzature di lavoro e per impedire che dette attrezzature possano essere utilizzate per operazioni e secondo condizioni per le quali non sono adatte, adotta adeguate misure tecniche ed organizzative, tra le quali quelle dell’allegato VI”.

allegato che contiene le “Disposizioni concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro”.
Restringendo ora il campo alla sicurezza delle operazioni di sollevamento ed al rischio specifico di sganciamento dei carichi durante tali operazioni si osserva che tale rischio, che il D.P.R. n. 547/1955 aveva imposto di eliminare con la prescrizione di cui all’art. 172 sui ganci, è stato preso oggi in considerazione sia nell’allegato V che nell’allegato VI del D. Lgs. n. 81/2008. In particolare per le macchine “vecchie” nell’allegato V parte II, fra le prescrizioni generali applicabili alle attrezzature di lavoro adibite al sollevamento al trasporto o all’immagazzinamento dei carichi, è stato disposto con il punto 3.1.4 che:

“3.1.4 Le attrezzature di lavoro adibite al sollevamento di carichi installate stabilmente devono essere disposte in modo tale da ridurre il rischio che i carichi:
a) urtino le persone.
b) in modo involontario derivino pericolosamente o precipitino in caduta libera, ovvero
c) siano sganciati involontariamente”

mentre per le macchine “nuove” nell’allegato VI, fra le disposizioni di carattere generale contenute nel punto 3, concernenti l’uso delle attrezzature di lavoro che servono a sollevare carichi, è stato disposto con il punto 3.1.6 che:

“3.1.6 Gli accessori di sollevamento devono essere scelti in funzione dei carichi da movimentare, dei punti di presa, dei dispositivi di aggancio, delle condizioni atmosferiche nonché tenendo conto del modo e della configurazione dell’imbracatura”,
e per l’attuazione di tale ultima prescrizione l’onere della scelta è rimasto ancor oggi sostanzialmente a carico dei costruttori i quali, in alternativa al dispositivo di chiusura all’imbocco, possono fare riferimento agli stessi profili antisganciamento indicati dall’UNI.
A quanto sopra detto c’è da aggiungere poi che il legislatore con il D.P.R. n. 459/1996, nell’introdurre in Italia le disposizioni sull’obbligo di conformità delle macchine alla specifica direttiva comunitaria, ha fissato delle disposizioni transitorie per tenere conto della massiccia presenza sul territorio nazionale di macchine “vecchie” e lo ha fatto con l’art. 11 comma 1 dello stesso D.P.R. secondo il quale:

“1. Fatto salvo l’art. 1, comma 3, in caso di modifiche costruttive, chiunque venda, noleggi o conceda in uso o in locazione finanziaria macchine o componenti di sicurezza già immessi sul mercato o già in servizio alla data di entrata in vigore del presente regolamento e privi di marcatura CE, deve attestare, sotto la propria responsabilità, che gli stessi sono conformi, al momento della consegna a chi acquisti, riceva in uso, noleggio o locazione finanziaria, alla legislazione previgente alla data di entrata in vigore del presente regolamento (21/9/1996)”

ricordando che il citato art. 1 comma 3 dello stesso D.P.R. n. 459/1996 è quello che ha fornito la definizione di immissione in mercato e con il quale è stato precisato che:

“si considerano altresì immessi sul mercato la macchina o il componente di sicurezza messi a disposizione dopo aver subito modifiche costruttive non rientranti nella ordinaria o straordinaria manutenzione”.
C’è da dire a tal punto che l’attestazione di conformità ed il riferimento alla legislazione previgente indicate nell’art. 11 comma 1 del D.P.R. n. 459/1996 sono state introdotte in verità dal legislatore per quelle macchine “vecchie” da reimmettere in mercato ma il criterio esposto si ritiene applicabile ragionevolmente anche nell’ambito della valutazione dei rischi e della redazione del relativo documento di valutazione di cui al D. Lgs. n. 81/2008 (DVR) per quelle macchine “vecchie” che siano risultate essere già in servizio al momento dell’entrata in vigore dello stesso D.P.R. n. 459/1996.
Come è noto, ora anche quest’ultimo D.P.R. è stato abrogato con l’art. 18 del D. Lgs. 27/1/2010 n. 17, che ha recepita in Italia la nuova direttiva macchine ma è da far presente che lo stesso ha comunque fatta salva ed ha confermata la validità della norma transitoria di cui all’art. 11 commi 1 e 3 dello stesso D.P.R. n. 459/1996 per quanto riguarda le macchine già immesse in mercato e già in servizio alla data dell’entrata in vigore dello stesso D.P.R..
Ciò detto e premesso ed in considerazione del fatto che oggi si può constatare la presenza contestuale nella maggior parte delle aziende di apparecchi di sollevamento installati sia prima che dopo l’emanazione delle nuove disposizioni comunitarie in materia di salute e di sicurezza sul lavoro, e quindi di macchine sia “vecchie” che “nuove”, così come sopra definite, si suggerisce, al fine di verificare la regolarità e la conformità alle disposizioni di legge vigenti degli apparecchi di sollevamento, di mettere in atto un criterio che potrebbe essere messo in atto e cioè quello per prima cosa di distinguere e di catalogare le macchine in base all’anno di costruzione ed alla loro messa in esercizio con riferimento al giorno di entrata in vigore del D.P.R. n. 459/1996 e quindi di esaminare i libretti e la documentazione tecnica che accompagna gli apparecchi di sollevamento medesimi. Quindi se l’attrezzatura è “nuova”, così come sopra definita, ed è provvista della marcatura “CE” e della relativa dichiarazione “CE” di conformità la stessa, ai fini della valutazione dei rischi, si può considerare rispondente alle disposizioni legislative e regolamentari vigenti in materia e questo secondo un criterio di presunzione di conformità che è stato del resto anche recentemente confermato con l’art. 4 del D. Lgs. n. 17/2010 contenente la nuova Direttiva macchine. Per le macchine “vecchie”, invece, che sono ovviamente sprovviste della certificazione “CE”, essendo questa stata prevista per le macchine costruite successivamente, le stesse potranno ritenersi regolari e conformi alle disposizioni di legge vigenti, e ciò vale ovviamente anche per i singoli componenti quali i ganci di sollevamento, se a seguito di una verifica le stesse risultino rispondenti alle indicazioni ed alle caratteristiche riportate sia nella documentazione di progetto e di costruzione che nel libretto rilasciato dall’Ente che ha provveduto al collaudo obbligatorio delle stesse.