macchine non conformi

Obbligo di verifica sulla sicurezza delle macchine CE

Fonte: http://www.dplmodena.it/

Con sentenza n. 1226 del 18 gennaio 2011, la quarta sezione penale della Cassazione ha affermato che in caso di infortunio sul lavoro occorso a una macchina sprovvista dei prescritti dispositivi di sicurezza, il datore di lavoro risponde del delitto di lesione personale, a nulla rilevando la marchiatura CE, né l’eventuale affidamento sulla notorietà e competenza tecnica del costruttore.

Commento.

Mi domando se questa sentenza valga solo per i difetti palesi di una macchina. Le protezioni mancanti sono palesemente una mancanza ma, se mi vien giù una gru a bandiera per difetti strutturali, mica sarà colpa del datore di lavoro?

Infine, si dice MARCATURA non MARCHIATURA, almeno così è scritto sulle direttive!!

Le macchine non conformi e il 231

http://www.studiofonzar.com/blog/?p=19432

Questa notizia è stata tratta da: http://www.necsi.it/

Le macchine non conformi, l’art. 517 del codice penale e la responsabilità amministrativa degli enti.
A cura di Stefano Lorenzo Antiga, Stefano Barlini e Ugo Fonzar.

Il documento in allegato, nasce dalla esigenza di dare una risposta alla domanda: “Cosa rischia il fabbricante e/o commerciante di prodotti non conformi alla luce delle previsioni contenute nel D.Lgs. 231/01, oltre ai rischi discendenti dalla normativa di settore?”.
Gli Autori si concentrano, in particolar modo, sul tema dei prodotti definiti “macchine”, con riferimento anche al recente D.Lgs. 17/2010 (che ha recepito in Italia la c.d. Direttiva Macchine 2006/42/CE, la quale, a sua volta ha abrogato la Direttiva 98/37/CE nonché il D.P.R. 459/96). Le considerazioni che seguiranno, tuttavia, possono essere estese ad altri tipi di prodotti.

Il tema è molto importante, in quanto oltre alle “classiche violazioni”, vanno prese in considerazione le possibili conseguenze penalistiche, derivanti dalla sopra descritta condotta, nonché le prospettive di corresponsabilizzazione dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/01, in particolare a seguito delle recenti novelle che hanno esteso il catalogo dei reati presupposto.

Va detto, che la progettazione, la costruzione e la vendita di macchine deve rispettare le direttive di prodotto comunitarie con i requisiti essenziali di sicurezza ivi riportati e, se del caso, le norme tecniche armonizzate che, se utilizzate, comportano una presunzione di conformità ai requisiti essenziali di sicurezza alle quali si riferiscono (cfr. art. 4 co. 2 del D.Lgs. 17/2010).

>> CONSULTA IL DOCUMENTO

Il “231″ e i prodotti (macchine) non conformi

Riporto un interessante articolo di Ugo (che saluto e ringrazio per la segnalazione e il documento elaborato).

Fonte: www.studiofonzar.com

Quello che allego è un lavoro a 6 mani (tre cervelli, tre cuori…) fatto negli scorsi mesi, dopo uno spunto che mi è arrivato durante un meeting una importante compagnia di produzione di beni di largo consumo.

Il tema da “231″ per chi produce macchine (o beni in genere soggetti a conformità legislative) è abbastanza nuovo: pochi lo hanno affrontato in modo sistematico e nessuno con il taglio dato nel documento che allego per la diffusione e la condivisione: “Le macchine non conformi, l’art. 517 del codice penale e la responsabilità amministrativa degli enti“.

Dicevo è un articolo fatto da tre professionisti diversi, e ha tre colori che descriverei così:
– l’approccio iniziale stringato e poco elegante dell’ingegnere/del tecnico (io) – rosso ruggine
– la parte legale centrale con un approfondimento di diritto molto interessante e innovativo (è per me l’enfant prodige del diritto dihttp://www.penaleeconomico.com/, già esperto nei temi legati ai reati aziendali: Stefano Lorenzo Antiga) – nero laccato
– il finale con una parte concreta e operativa di un aziendale molto esperto (il dott. Stefano Barlini, auditori e tante altre attività ad alti livelli) – blu velluto

Questi tre sapori (piccante/salato/dolce) messi assieme, danno al lettore (al manager o al datore di lavoro di azienda, oppure ai rispettivi colleghi delle tre aree di competenza sopra citate), tre punti di vista diversi ma coordinati tra di loro e fa capire meglio come tre anime possono affrontare assieme un tema importante come è quello della conformità del prodotto, fabbricato dal sistema di produzione e dall’organizzazione aziendale (fine ultimo dell’impresa stessa).

Ne vengono fuori 3 chiavi di lettura che spiegano la complessità e la necessità che su temi delicati si intervenga in modo interdisciplinare con una apertura mentale e di collaborazione spinta al bene dell’impresa stessa.

Il bello è che non si è pianificato a tavolino l’articolo, ma è stato frutto di scambi di idee anche al volo la sera al telefono o via mail. Fantastico!

Ci han dato autorevoli pareri anche altri illustri colleghi (tra cui cito il dott. G. Battisti di http://www.complianceaziendale.com/) a cui devo rivolgere un grazie di cuore anche per la pubblicazione di stasera che ha fatto sul suo autorevole sito.

E’ un articolo con “licenza aperta”: speriamo di aver contributi per migliorarlo nel tempo.

Il documento si scarica da qui