Sicurezza macchine

Il rischio di intrappolamento nelle piattaforme di lavoro elevabili

Segnalato da Ugo che ringrazio

Questa notizia è stata tratta da: http://www.puntosicuro.it/

Prevenzione degli infortuni causati da intrappolamento e schiacciamento delle persone nella piattaforma di lavoro mobile elevabile. Pianificazione, valutazione dei rischi, procedure di emergenza, misure di prevenzione: i dieci modi per ridurre il rischio.

Il 6 ottobre 2010, durante la Convention “ Ambiente Lavoro” di Modena, si è tenuto il convegno “Regolamentazione dell’uso sicuro di attrezzature di sollevamento potenzialmente pericolose. Attrezzature di lavoro: sorveglianza, controllo, verifiche periodiche. Formazione e addestramento. Stato dell’arte. Requisiti e professionalità dei soggetti coinvolti”, un convegno organizzato da IPAF Italia (International Powered Access Federation), un’organizzazione che promuove l’uso efficace e sicuro dei mezzi mobili di accesso aereo.

Il convegno si è occupato di piani di evacuazione da una piattaforma di lavoro (PLE) in caso di emergenza, di rischi di infortuni e cedimenti strutturali nell’impiego delle PLE e PLAC (piattaforme di lavoro autosollevanti su colonne), dello stato dell’arte della normativa sulla verifica periodica delle attrezzature di sollevamento e sulla regolamentazione e i requisiti professionali relativi a operatori e manutentori.

Riguardo alla prevenzione degli incidenti di lavoro, nel convegno si è parlato anche dell’intrappolamento nelle piattaforme di lavoro mobili elevabili.

L’intervento “Il rischio di intrappolamento in ambienti ristretti”, a cura di Mauro Potrich, ricorda infatti che queste piattaforme “sono il modo più sicuro ed efficiente per l’accesso temporaneo in altezza per molte attività lavorative”.
Tuttavia in alcune situazioni lavorative gli operatori “sono rimasti intrappolati/schiacciati tra la piattaforma della PLE e la struttura o un ostacolo sovrastante”.

Si ha intrappolamento quando l’operatore:
– “rimane intrappolato sopra il parapetto mentre sta azionando i comandi della piattaforma;
– viene spinto ulteriormente ed intrappolato sopra il quadro comandi della piattaforma”.
In questi casi “se il dispositivo di controllo del carico o il pulsante di emergenza sono attivati può essere complicato il recupero utilizzando i comandi a terra” (in Inghilterra, nel settore delle costruzioni, tra il 2003 e il 2009 ci sono stati 6 infortuni mortali di lavoratori intrappolati tra il quadro comandi in piattaforma e strutture adiacenti).

L’intrappolamento può dipendere dal “colpire un ostacolo durante inversione, rotazione o elevazione” o da “movimenti inattesi del braccio vicino a un ostacolo”.
E il rischio sussiste ad esempio:
– “durante il montaggio di strutture in acciaio;
– durante il montaggio di coperture;
– durante il montaggio di infrastrutture ed impianti tra travi e strutture;
– lavorando vicino ad strutture adiacenti chiuse sopra il parapetto”;
E comunque quando “la piattaforma viene azionata senza aver prima guardato e pensato”.

Il Forum strategico per la sicurezza nei cantieri edili ha affrontato questo problema producendo una “Linea guida per la prevenzione degli infortuni causati da intrappolamento e schiacciamento delle persone nella piattaforma” che riporta informazioni per aiutare a individuare i rischi e a pianificare e gestire le attività lavorative in modo da prevenire infortuni causati da intrappolamento.

Ad esempio in una buona pianificazione è necessario tenere in considerazione i seguenti fattori:
– “la necessità di eseguire il lavoro in quota, ovvero se l’operazione può essere eseguita a terra;
– le sequenze di attività per evitare la presenza di ostacoli che possono causare rischi di intrappolamento;
– l’adozione di metodi alternativi di lavoro per evitare o ridurre il rischio di intrappolamento durante l’utilizzo di una PLE”.

Dopo aver indicato altri fattori importanti per la pianificazione – fattori che vi invitiamo a visionare nel documento originale in Banca Dati – vengono riportati alcuni suggerimenti per la valutazione dei rischi.
È ad esempio importante fare attenzione ai seguenti elementi:
– “ostruzioni in quota lungo il percorso della PLE;
– sporgersi oltre i parapetti o il pannello di comando;
– perdita di controllo dei comandi della piattaforma;
– condizioni di illuminazione che possono rendere difficoltosa la visione delle ostruzioni in altezza lungo il percorso della PLE;
– pedoni o i veicoli lungo il percorso della PLE o attorno ad essa;
– terreni irregolari, gradini, fossi ecc.;
– oggetti a terra lungo il percorso della PLE”.
Nell’intervento sono riportati anche:
– i pericoli, le misure di prevenzione negli spostamenti da e verso l’area di lavoro;
– i fattori importanti per la scelta della PLE;
– le indicazioni relative al Piano operativo di sicurezza;
– i problemi collegati alle operazioni di soccorso;
– il piano di soccorso.

Riguardo alle procedure di emergenza l’intervento indica che “se un operatore è intrappolato e non è possibile comunicare con lui devono essere chiamati immediatamente i servizi di soccorso”. Se è rimasto schiacciato e non può respirare “si hanno a disposizione solo pochi minuti per salvarlo e rianimarlo”. Un soccorso rapido della persona intrappolata può fare veramente la “differenza tra la vita e la morte”.

Concludiamo con alcune indicazioni per l’operatore, i 10 modi per ridurre il rischio:

– “pianificare attentamente il percorso della PLE: a) mantenere una distanza di sicurezza dagli ostacoli; b) la traslazione in quota deve essere l’ultima opzione possibile”;

– scegliere attentamente la PLE: prestare particolare attenzione nella scelta di sbraccio della macchina (“è meglio non lavorare vicini ai limiti della macchina”) e dell’ingombro (“verificare che le dimensioni siano adeguate agli spazi in cui viene impiegata la macchina”);

– verificare la familiarizzazione specifica di operatori e personale a terra;

– “verificare che le condizioni del terreno siano buone: le condizioni del terreno devono essere adatte al peso della macchina, a livello e compatto senza ostacoli nella zona di lavoro;

– verificare che la visibilità in altezza sia adeguata: quando si lavora dentro un edificio e in periodi di poca luce (ad esempio durante i mesi invernali o in caso di maltempo), deve essere fornita una illuminazione adeguata, altrimenti è necessario interrompere i lavori;

– minimizzare le distrazioni: attenzione alle fonti di distrazione in piattaforma (es. cellulari e cavi liberi). Materiali ed attrezzi devono essere tenuti in appositi contenitori o specifici accessori predisposti per il fissaggio dei materiali. Le distrazioni a terra devono essere eliminate prima di operare e devono essere rispettate le aree di delimitazione”;

– non ostacolare i comandi della PLE: riguardo ai comandi in piattaforma si indica che “attrezzi e materiali non devono essere situati sul pannello di comando della PLE ma tenuti in contenitori o fissati con specifici accessori approvati”. Inoltre “per ridurre il rischio di movimenti accidentali, una volta in posizione, considerare la possibilità di togliere l’alimentazione fino a quando si deve cambiare posizione”. I comandi di discesa d’emergenza “non devono essere ostruiti da oggetti a terra (ad esempio in caso di uso della PLE vicina a un muro con i comandi di emergenza rivolti verso il muro)”;

– rallentare, non appoggiarsi sui comandi e guardare: è bene “effettuare lo spostamento a bassa velocità, in particolare durante la retromarcia”. Inoltre non bisogna appoggiarsi sui comandi, è necessario esaminare “se l’area presenta ostacoli sia prima che durante l’uso della PLE” e bisogna evitare di “sporgersi oltre il parapetto durante l’uso della PLE”;

– non escludere i comandi della PLE né utilizzare PLE guaste: è necessario “controllare che la PLE abbia un verbale di verifica periodica valido, eseguire sempre controlli giornalieri, segnalare tutti i guasti”, non escludere i comandi. Ricordarsi che prima di usare la PLE è necessario riparare gli eventuali guasti;

– esercitarsi nelle procedure di soccorso ed emergenza.

Tiziano Menduto

IPAF – Mauro Potrich (Responsabile Sicurezza e Qualità CTE SpA – Presidente TGW) – Il rischio di intrappolamento in ambienti ristretti.

Da ISPESL e Lombardia le indicazioni per la sicurezza di macchine e attrezzature

Fonte: www.studiofonzar.com

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Da Ispesl e Regione Lombardia, indicazioni operative/procedurali, aggiornate al D.Lgs. 106/09, relative alla sicurezza impiantistica di macchine e attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro: impianti elettrici, apparecchi di sollevamento e a pressione.

Pubblichiamo il primo protocollo d’intesa firmato dall’Ispesl (Istituto Superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro) e dalla Regione Lombardia dal titolo “Indicazioni operative e procedurali sull’applicazione del d. lgs. 81/08 ed avente ad oggetto gli aspetti inerenti la sicurezza impiantistica delle macchine e delle attrezzature impiegate nei luoghi di lavoro”.

Il documento, redatto a maggio 2010, fornisce indicazioni operative e procedurali alla luce delle integrazioni e modifiche introdotte dal D. Lgs. 106/2009 e riguarda tre tipologie di attrezzature e impianti che sono oggetto di controllo e/o verifica da parte dei due enti:

Impianti elettrici
Apparecchi di sollevamento
Apparecchi a pressione (PED)

http://www.necsi.it/doc_aliseo/SicurezzaMacchine_Linee_Guida_Ispesl_Lombardia.pdf

LA VERIFICA DELLA SICUREZZA DELLE MACCHINE UTILIZZATE NEI LUOGHI DI LAVORO ED IL CONTROLLO DELLA LORO CONFORMITA’ AI REQUISITI ESSENZIALI DI SICUREZZA (RES) DOPO L’ENTRATA IN VIGORE DELLA NUOVA DIRETTIVA MACCHINE DI CUI AL D. LGS. N. 17/2010.

Fonte: http://www.studiofonzar.com/blog/?p=18272

Quali sono gli organi di vigilanza ai quali è stata affidata la verifica della sicurezza delle macchine utilizzate nei luoghi di lavoro ed il controllo della loro conformità ai requisiti essenziali di sicurezza (RES) dopo l’entrata in vigore della nuova direttiva macchine? E’ questo un quesito ricorrente dopo la pubblicazione del D. Lgs. 27/1/2010 n. 17, contenente l’Attuazione della direttiva 2006/42/CE, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE relativa agli ascensori, meglio conosciuto come decreto di recepimento della nuova direttiva comunitaria sulla sicurezza delle macchine, pubblicato sul supplemento ordinario n. 376/L alla Gazzetta Ufficiale n. 41 del 19/2/2010 ed entrato in vigore il 6/3/2010. E’ un quesito interessante in quanto pone in evidenza quella che si ritiene essere una carenza di precisazione e di definizione riscontrabile nel nuovo decreto legislativo.
A seguito della lettura coordinata del D. Lgs. n. 17/2010 e del Titolo III del Testo Unico in materia di salute e di sicurezza sul lavoro di cui al D. Lgs. n. 81/2008, contenente le disposizioni sull’uso delle attrezzature di lavoro, si osserva che per le attrezzature di lavoro stesse le quali, benché siano state immesse sul mercato o messe in servizio conformemente alla legislazione nazionale di recepimento delle direttive comunitarie ad esse applicabili e benché siano utilizzate conformemente alle indicazioni fornite dal fabbricante, presentino delle situazioni di rischio riconducibili al mancato rispetto di uno o più requisiti essenziali di sicurezza (R.E.S.) previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto, sono previste due vigilanze di natura diversa, una di tipo amministrativo a cui fa riferimento l’art. 6 del D. Lgs. n. 17/2010 e finalizzata alla sorveglianza di mercato ed una di natura penale regolamentata, trattandosi di attrezzature di lavoro, dall’art. 70 comma 4 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, così come modificato con il correttivo D. Lgs. 3/8/2009 n. 106 ed affidata agli organi di vigilanza che esplicano funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Secondo i commi 1., 2. e 3. dell’art. 6 del citato D. Lgs. n. 17/2010, infatti:

“1. Riguardo alle macchine e alle quasi-macchine, già immesse sul mercato, le funzioni di autorità di sorveglianza per il controllo della conformità alle disposizioni del presente decreto legislativo, sono svolte dal Ministero dello sviluppo economico e dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali (ora Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali), che operano attraverso i propri organi ispettivi in coordinamento permanente fra loro al fine di evitare duplicazioni dei controlli.
2. Le amministrazioni di cui al comma 1 si avvalgono per gli accertamenti di carattere tecnico, in conformità alla legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, dell’Istituto superiore di prevenzione e sicurezza del lavoro (ISPESL).
3. Qualora gli organi di vigilanza sui luoghi di lavoro e loro pertinenze, nell’espletamento delle loro funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, rilevino che una macchina marcata CE o una quasi-macchina, sia in tutto o in parte non rispondente a uno o più requisiti essenziali di sicurezza, ne informano immediatamente il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.”

Quindi la sorveglianza di mercato è effettuata a cura del Ministeri dello sviluppo economico e del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali che operano attraverso i loro organi ispettivi in coordinamento fra loro. Successivamente il Ministero dello sviluppo economico, una volta ricevuto l’input da parte degli organi periferici di vigilanza sui luoghi di lavoro, ordina, ai sensi del comma 5 dello stesso art. 6, il ritiro della macchina dal mercato, ne vieta l’immissione sul mercato ovvero la messa in servizio o ne limita la libera circolazione, comunicando il provvedimento adottato agli organismi di vigilanza segnalanti la presunta non conformità con comunicazione che dovrà inviare anche, nel caso in cui la segnalazione sia pervenuta da organi di vigilanza locali quali l’ASL o ARPA, ai competenti uffici regionali. Secondo il comma 4., 5. e 6. del D. Lgs. n. 17/2010, infatti:

“4. Qualora sia constatato che una macchina provvista della marcatura ‘CE’, accompagnata dalla dichiarazione CE di conformità e utilizzata conformemente alla sua destinazione o in condizioni ragionevolmente prevedibili rischia di compromettere la salute e la sicurezza delle persone e, all’occorrenza, degli animali domestici o dei beni, il Ministero dello sviluppo economico, con provvedimento motivato e notificato all’interessato, previa verifica dell’esistenza dei rischi segnalati, ordina il ritiro della macchina dal mercato, ne vieta l’immissione sul mercato ovvero la messa in servizio o ne limita la libera circolazione, indicando i mezzi di impugnativa avverso il provvedimento stesso ed il termine entro cui è possibile ricorrere; gli oneri relativi al ritiro dal mercato delle macchine o ad altra limitazione alla loro circolazione sono a carico del fabbricante o del suo mandatario.
5. Qualora sia constatato, nel corso degli accertamenti di cui al comma 3, che una quasi-macchina, accompagnata dalla dichiarazione di incorporazione, già immessa sul mercato, non sia conforme alle disposizioni di cui al presente decreto legislativo, il Ministero dello sviluppo economico ne vieta l’immissione sul mercato, con provvedimento motivato e notificato all’interessato, con l’indicazione dei mezzi di impugnativa avverso il provvedimento stesso e del termine entro cui è possibile ricorrere.
6. Qualora le misure di cui ai commi 4 e 5 sono motivate da una lacuna delle norme armonizzate, il Ministero dello sviluppo economico, ove intenda mantenerle anche all’esito delle consultazioni di cui all’articolo 7, comma 2, avvia la procedura di cui all’articolo 5.
7. Il Ministero dello sviluppo economico comunica i provvedimenti di cui al presente articolo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali ed agli organi segnalanti la presunta non conformità. Nel caso in cui la segnalazione pervenga da Organismi di vigilanza locali, quali ASL o ARPA, i provvedimenti sono comunicati anche ai competenti uffici regionali eventualmente tramite il coordinamento regionale di settore costituito nell’ambito di attività della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano”.
La Direzione generale del Ministero dello sviluppo economico può irrogare, altresì, a carico di coloro che non adempiano alle varie disposizioni stabilite dallo stesso D. Lgs. n. 17/2010, delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dall’art. 15 dello stesso D. Lgs.

Per quanto riguarda i provvedimenti e le procedure di natura penale da avviare per le attrezzature di lavoro invece le stesse sono fissate nell’art. 70 comma 4 del D. Lgs. 9/4/2008 n. 81, così come modificato con il correttivo D. Lgs. 3/8/2009 n. 106. Secondo tale articolo, infatti:

“4. Qualora gli organi di vigilanza, nell’espletamento delle loro funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, constatino che un’attrezzatura di lavoro, messa a disposizione dei lavoratori dopo essere stata immessa sul mercato o messa in servizio conformemente alla legislazione nazionale di recepimento delle direttive comunitarie ad essa applicabili ed utilizzata conformemente alle indicazioni del fabbricante, presenti una situazione di rischio riconducibile al mancato rispetto di uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, ne informano immediatamente l’autorità nazionale di sorveglianza del mercato competente per tipo di prodotto. In tale caso le procedure previste dagli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, vengono espletate:
a) dall’organo di vigilanza che ha accertato in sede di utilizzo la situazione di rischio, nei confronti del datore di lavoro utilizzatore dell’esemplare di attrezzatura, mediante apposita prescrizione a rimuovere tale situazione nel caso in cui sia stata accertata una contravvenzione, oppure mediante idonea disposizione in ordine alle modalità di uso in sicurezza dell’attrezzatura di lavoro ove non sia stata accertata una contravvenzione;
b) dall’organo di vigilanza territorialmente competente rispettivamente, nei confronti del fabbricante ovvero dei soggetti della catena della distribuzione, qualora, alla conclusione dell’accertamento tecnico effettuato dall’autorità nazionale per la sorveglianza del mercato, risulti la non conformità dell’attrezzatura ad uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1 dell’articolo 70”.
Viene a proposito, quindi, la domanda fatta dal lettore finalizzata a conoscere quali siano gli organi di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro ai quali viene fatto riferimento nei due decreti legislativi e che sono quindi tenuti ad applicare le procedure previste sia dall’art. 6 del D. Lgs. n. 17/2010 che dall’art. 70 del D. Lgs. n 81/2008.
Una risposta che viene da dare immediatamente è che tali organi di vigilanza, essendo stati nell’art. 70 del D. Lgs. n. 81/2008 richiamati i provvedimenti di prescrizione e le procedure di estinzione delle contravvenzioni in materia di sicurezza e di igiene del lavoro di cui agli articoli 20 e 21 del D. Lgs. 19/12/1994 n. 758 contenente “Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro”, siano quelli che nello stesso D. Lgs. sono stati definiti tali con l’art. 19 e cioè “il personale di cui all’art. 21, terzo comma, della legge 23 dicembre 1978, n. 833, fatte salve le diverse competenze previste da altre norme”.
A tal punto si riapre e si ripropone quella problematica già sorta subito dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. n. 758/1994 e legata alla necessità di chiarire quali fossero, ai fini della applicazione del decreto legislativo stesso, gli organi di vigilanza di cui all’art. 19 ed in particolare di stabilire se fra questi dovesse rientrare oltre al personale delle ASL anche quello dei servizi ispettivi delle Direzioni Provinciali del Lavoro e di stabilire quindi, di conseguenza, quali siano gli organi ispettivi che devono applicare le procedure indicate nell’art. 70 del D. Lgs. n. 81/2008 e più in particolare se le stesse procedure debbano essere applicate anche dagli ispettori del lavoro e ciò soprattutto in considerazione del fatto che già questi, in qualità di unità ispettive del Ministero del Lavoro, sono sono tenuti ad effettuare durante la loro attività la vigilanza amministrativa sulla applicazione del D. Lgs. n. 17/2010 e ad attivare le procedure relative alla salvaguardia del mercato. Una interpretazione secondo la quale i servizi ispettivi delle Direzioni Provinciali del Lavoro non sarebbero da considerarsi, ai fini della applicazione dell’art. 70, organi di vigilanza se operano al di fuori delle attività di competenza strettamente ad essi assegnate (cantieri temporanei o mobili, radiazioni ionizzanti, ferrovie, cassoni in aria compressa, ecc) non avrebbe senso perché si potrebbe verificare l’assurdo che un ispettore del lavoro, nell’ambito della sua vigilanza amministrativa finalizzata alla verifica della conformità di una macchina e della sua pericolosità, non potesse applicare dei provvedimenti di natura penale in materia di igiene e sicurezza sul lavoro e debba davanti ad un reato in tale campo interessare l’ASL o l’ARPA competenti per territorio affinché intervenissero ad impartire le prescrizioni e ad attivare le procedure ex D. Lgs. n. 758/1994 nei confronti subito dei datori di lavoro utilizzatori e successivamente, al termine dell’istruttoria di verifica di conformità da parte dei Ministeri, nei confronti del fabbricante ovvero dei soggetti della catena di distribuzione.
Lo scrivente sull’argomento ha già avuto modo dopo l’emanazione del D. Lgs. n. 758/1994, del D. Lgs. n. 626/1994 nonché del D.P.R. n. 459/1996, che ha recepito la prima direttiva macchine, di elaborare nel gennaio 1997 un approfondimento dal titolo “La vigilanza in tema di sicurezza sul lavoro. Funzioni e compiti dell’Ispettorato del lavoro”, pubblicato su alcune riviste specializzate in materia e consultabile nella rubrica degli “Approfondimenti” di questo stesso sito. In esso, partendo da riferimenti legislativi (art. 27 ultimo comma del D.P.R. 24/7/1977 n. 616), dal contenuto di varie sentenze della Corte di Cassazione anche a Sezioni riunite, dagli orientamenti assunti in merito dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nelle sue circolari e dalle indicazioni fornite dalla Magistratura, si è pervenuti alla conclusione che agli ispettori del lavoro siano rimaste le funzioni di P. G. anche nelle materie di sicurezza sul lavoro trasferite con la Riforma Sanitaria di cui alla legge n. 833/1978 e che gli stessi hanno pertanto l’obbligo, ai sensi dell’art. 347 del c.p.p., di riferire all’Autorità Giudiziaria i reati in materia di sicurezza e di igiene del lavoro di cui fossero venuti a conoscenza durante la loro attività ispettiva ed hanno, altresì, il potere-dovere di prescrizione di cui all’art. 20 del D. Lgs. n. 758/1994 finalizzato a far eliminare le contravvenzioni accertate in materia di sicurezza e di igiene del lavoro, e ciò qualunque sia il tipo di attività lavorativa nell’ambito della quale svolgono l’ispezione e non limitatamente in quelle attività sulle quali hanno la stretta competenza di vigilanza.
Alla luce delle considerazioni esposte nell’approfondimento sopra citato si ritiene, in conclusione, che gli organi di vigilanza ai quali il D. Lgs. n. 17/2010 fa riferimento e quelli ai quali il D. Lgs. n. 81/2008 ha inteso affidare l’attivazione delle procedure penali descritte nell’art. 70, consistenti nell’adozione dei provvedimenti subito nei confronti dei datori di lavoro utilizzatori e, al termine delle procedure di verifica della non conformità e della pericolosità delle macchine da parte delle autorità nazionali, nei confronti dei costruttori o dei soggetti della catena di distribuzione delle macchine stesse, siano sia le ASL o ARPA che i servizi ispettivi delle Direzioni Provinciali del Lavoro competenti per territorio.
A questa stessa conclusione porta pure l’osservazione secondo la quale nel comma 7 dell’art. 6 del D. Lgs. n. 17/2010 il legislatore con la espressione “nel caso in cui la segnalazione pervenga da Organismi di vigilanza locali, quali ASL o ARPA” ha fatto intendere esplicitamente che possono essere altri e non locali gli organi di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Sentenza sulla sicurezza delle macchine e sul comportamento imprudente del lavoratore

Segnalato da Ugo che ringrazio.

Questa notizia è stata tratta da: http://www.porreca.it/

LE MISURE DI SICUREZZA DELLE MACCHINE DEVONO ESSERE PREVISTE ANCHE PER EVITARE CONSEGUENZE CONNESSE A COMPORTAMENTI IMPRUDENTI DEI LAVORATORI E PER EVITARE CHE UNA ECCESSIVA LORO CONFIDENZA POSSA PRODURRE EFFETTI LESIVI DELLA LORO INCOLUMITA’.
Cassazione Sezione IV – Sentenza n. 42500 (u. p. 25.9.2009) del 5 novembre 2009 – Pres. Mocali – Est. Brusco – P.M. Iannelli – Ric. T. G. L.

Commento.

In occasione di questa sentenza la Corte di Cassazione ha ribadito, per quanto riguarda la protezione antinfortunistica delle macchine messe a disposizione dei lavoratori ed utilizzate nei luoghi di lavoro, quanto già espresso in passato in altre sentenze e quanto già ormai costituisce un indirizzo consolidato della giurisprudenza in materia di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Le misure di sicurezza delle macchine per evitare gli infortuni sul lavoro devono essere previste anche per evitare conseguenze dannose connesse a comportamenti imprudenti e negligenti dei lavoratori e per evitare, altresì, che una eccessiva confidenza dei lavoratori con le macchine stesse possa portare a produrre degli effetti gravemente lesivi per la loro incolumità.
Il caso. Il caso riguarda l’infortunio sul lavoro occorso ad una lavoratrice che all’interno di uno stabilimento era addetta ad una macchina “curvatubi” era rimasta incastrata tra le parti meccaniche della macchina stessa ancora in movimento subendo la parziale amputazione del terzo dito della mano destra. Responsabile dell’accaduto è stato ritenuto il direttore di produzione e tecnico dell’azienda in qualità di “responsabile antinfortunistico” perché non aveva provveduto a segregare in modo idoneo gli organi motori della macchina. Lo stesso con una sentenza del Tribunale poi confermata dalla Corte di Appello è stato condannato alla pena ritenuta di giustizia per il delitto di cui all’articolo 590 cod. pen. in danno del lavoratore che aveva subite le lesioni gravi a seguito dell’infortunio.
Il ricorso. L’imputato ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione ed a fondamento dello stesso adduceva la esclusiva responsabilità della lavoratrice per la sua condotta e per il suo comportamento da ritenere “anomalo e non prevedibile………estraneo al processo di produzione, e quindi non ascrivibile al datore di lavoro” ed inoltre il fatto che non partecipava alle riunioni periodiche di prevenzione e protezione rischi perchè a lui non veniva comunicata la relativa convocazione ed anche che non era a lui attribuita alcuna capacità di spesa.
Motivi delle decisioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Manifestamente infondato è stato infatti ritenuto dalla Suprema Corte innanzitutto il motivo in base al quale il ricorrente aveva sostenuto che la condotta imprudente della lavoratrice avesse costituito l’unica causa dell’infortunio. “Ignora il ricorrente” ha precisato in merito la suprema Corte “che le misure di prevenzione antinfortunistica sono previste proprio per evitare le conseguenze di condotte negligenti o imprudenti del lavoratore e la segregazione degli organi motori (che il ricorrente non contesta essere mancata) è prevista proprio per evitare che l’eccessiva confidenza con la macchina produca effetti gravemente lesivi dell’incolumità di chi vi è addetto” e “se fosse anche vera la ricostruzione del ricorrente non per questo verrebbe meno la natura colposa della sua condotta non essendo affatto imprevedibile che un lavoratore si avvicini eccessivamente agli organi motori della macchina”.
Circa poi la mancata partecipazione alle riunioni di sicurezza, addotta dall’imputato come altra motivazione, la Sez. IV ha fatto osservare che era suo onere chiedere di parteciparvi e di chiedere altresì l’adozione delle misure di prevenzione ritenute necessarie. In merito infine al potere di spesa è stato fatto osservare dalla Corte di Cassazione che già la Corte di merito, sulla base dell’esame delle delibere del consiglio di amministrazione, ne aveva accertata l’esistenza ed inoltre che comunque la spesa che avrebbe consentito alla macchina in questione una sicura protezione era di entità irrisoria.

Macchinari, escluso risarcimento per uso imprudente

Segnalato da ugo (www.studiofonzar.com)… grazie.

Questa notizia è stata tratta da: http://www.insic.it/

Con la sentenza n. 25/2010 del 5 gennaio scorso la Cassazione torna ad occuparsi dell’uso dei macchinari pericolosi, individuando le ipotesi in cui un comportamento imprudente del lavoratore potrebbe escludere, in caso di danni, il diritto al risarcimento.
La colpa del danneggiato nell’essersi procurato l’incidente basterebbe a escludere la risarcibilità dell’infortunio, quand’anche l’attività pericolosa venga esercitata senza adottare tutte le misure idonee ad evitare il danno.
Sancisce la Corte che chi è addetto all’uso di queste attrezzature deve prestare particolare attenzione altrimenti viene meno il nesso causale fra caso fortuito ed incidente, ed il danno subito da un uso imprudente della macchina non può essere risarcito sia quando è attribuibile al fatto di un terzo che del danneggiato stesso.